Sandokan

sandokan-2Dopo una Stagione decisamente impegnativa Teatro i, nell’ambito della rassegna Città Balena, assicura divertimento a grandi e piccini con l’originale trasposizione scenica delle avventure de Le Tigri di Mompracem a cura de I Sacchi di Sabbia.

Avete mai provato il piacere di preparare la cena in compagnia di amici, parlando e scherzando?
Quando però attorno al tavolo della cucina si riuniscono I Sacchi di Sabbia le chiacchiere lasciano spazio a storie fantastiche e la stanza si trasforma in un campo di battaglia. Non a caso la Compagnia nasce in terra toscana come il discolo per antonomasia: Giannino Stoppani detto Gian Burrasca.
I Sacchi di Sabbia, seguendo l’esempio di Salgari, senza muoversi dalla cucina, iniziano a favoleggiare di terre esotiche, di epoche lontane, di valorosi eroi, di donne bellissime e di mercenari assetati di sangue. Giovanni Guerrieri è Sandokan, la tigre della Malesia, mentre Gabriele Carli, Giulia Gallo, Enzo Illiano e Giulia Solano si alternano nell’interpretazione degli altri personaggi della saga. In particolare Carli è Yanez, il fratello di sangue di Sandokan, e Gallo – con un vezzoso ciuffo di prezzemolo tra i capelli spettinati dalla lotta appena conclusa – si immedesima in Lady Marianna. A onor della cronaca sarebbe giusto citare pure il sugoso pomodoro anche lui calato nella parte della Perla di Labuan e patate, carote, ravanelli e cipollotti in quella di feroci pirati. La fantasia trasforma innocue verdure in tremende scimitarre con cui sfidarsi in duello; la grattugia nei cannoni della nave; il catino colmo d’acqua nel mare del Borneo; il rotolo di carta assorbente in un cannocchiale e, ovviamente, la pentola in acciaio in un elmo. Il pubblico, sebbene si venga a trovare sotto una pioggia di pallottole di zucchine, si diverte: i più giovani scalpitando per il desiderio di impugnare una foglia di cavolo nero e unirsi ai tigrotti; i più anziani ritrovando le scene viste nello sceneggiato degli anni Settanta con protagonista Kabir Bedi.
Attingendo a piene mani da Le Tigri di Mompracem (1900) I Sacchi di Sabbia compongono tra loro i passaggi più emozionanti del romanzo per incantare il pubblico con una delle storie più belle mai raccontate, un’avventura che rese il nome di Emilio Salgari celebre in tutto il mondo. Utilizzare solo alcuni brani del testo originale – in forbito linguaggio tardo ottocentesco – richiede agli autori un gran lavoro di montaggio tra le scene per non perdere alcun riferimento utile alla comprensione dell’azione. Gran lavoro che però consente di ridurre in poco meno di un’ora una complessa sequenza di vicende e una folla di personaggi. Sandokan, come una tigre, balza senza sosta nello spazio e nel tempo, senza apparente continuità, tenendo desta l’attenzione del pubblico in un crescendo di ritmo e pathos.
Non era semplice trovare uno stratagemma per portare sul palco un testo decisamente non concepito per il teatro, ricco di personaggi e cambi di scena. Armeggiando con taglieri, coltelli e pignatte nel vano tentativo di preparare un variopinto minestrone, gli attori hanno ideato un’efficace soluzione. Sandokan o la fine dell’Avventura è un esempio di teatro intelligente, concepito per conquistare l’interesse dei bambini, eppure riesce a entusiasmare anche genitori e nonni. I Sacchi di Sabbia fanno ricorso a stratagemmi narrativi semplici ma non banali, a un linguaggio verbale formale accompagnato da una componente fisica che ne smorzi i toni. Con il loro fare scanzonato, a tratti dissacrante, riescono a conferire il gusto spessore a tematiche importanti come l’amicizia, l’amore e anche la morte. I quattro attori che giungono in scena in scarpe da tennis, grembiule da cuoco e busta della spesa hanno davvero il potere di far (ri)scoprire la magia dell’immaginazione, di far ricordare il tempo in cui bastavano pochi oggetti – recuperati chissà dove – per elaborare storie avventurose e giocare un intero pomeriggio.

Silvana Costa

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Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro i
via Gaudenzio Ferrari 11 – Milano
27 e 28 giugno
ore 19.30
www.teatroi.org

Sandokan
o la fine dell’Avventura
da Le Tigri di Mompracem di Emilio Salgari
scrittura scenica Giovanni Guerrieri
con la collaborazione di Giulia Gallo, Giulia Solano
con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano, Giulia Solano
tecnica Federico Polacci
costumi Luisa Pucci
produzione I Sacchi di Sabbia/Compagnia Lombardi-Tiezzi
in collaborazione con Teatro Sant’Andrea di Pisa, La Città del Teatro, Armunia Festival Costa degli Etruschi
con il sostegno della Regione Toscana
www.sacchidisabbia.com