La commedia di Neil Simon è la protagonista indiscussa dell’International Weekend organizzato anche nella Stagione 2025/26 dal teatro fACTORy 32 di Milano. Lo spettacolo in lingua originale vanta la regia di Justin Butcher, artista di primo piano del panorama teatrale internazionale, che ritaglia per sé il pittoresco ruolo di Victor Velasco.
Neil Simon è uno dei più noti e rappresentati commediografi della seconda metà del Novecento. Un successo amplificato dalle trasposizioni cinematografiche conseguenti al grande successo di pubblico riscosso a Broadway. È quanto accade per esempio con Barefoot in the Park, titolo tradotto in italiano in A piedi nudi nel parco. La commedia debutta nell’ottobre 1963 al Biltmore Theater e resta in cartellone sino a giugno 1967, registrando ben 1.530 repliche. Risale al 1967 la pellicola prodotta da Paramount Pictures, per la regia di Gene Saks e con protagonisti Robert Redford – che già aveva ricoperto il ruolo a teatro – e Jane Fonda.
Barefoot in the Park, come anche la successiva The Odd Couple– La strana coppia – (1965), è una commedia giocata sulla messa a confronto di due personaggi agli antipodi, ritrovatisi a dividere lo stesso appartamento tra incomprensioni, bisticci e bizzarre presenze di contorno, obbligati a trovare l’equilibrio necessario alla convivenza.
I protagonisti di Barefoot in the Park sono Paul e Corie, due sposini freschi di nozze che, dopo aver trascorso sei giorni di infuocata luna di miele al Plaza, si trasferiscono nella nuova casa, un appartamento al quinto piano senza ascensore di un palazzo fatiscente al Greenwich Village. Un appartamento troppo piccolo, troppo costoso e con più guasti di quanti Paul possa tollerare, nonostante gli sforzi di Corie per renderlo accogliente.
Basta infatti poco tempo, complice la situazione abitativa, perché i due realizzino quanto siano differenti tra loro: Corie è romantica e impulsiva mentre Paul è razionale al limite della rigidità tanto da portare lei ad esclamare
“Before we were married, I thought you slept with a tie”.
Il titolo della commedia è sua volta tratto da un divertente battibecco tra i due:
Corie: “Last Thursday you wouldn’t walk barefoot with me in Washington Square Park. Why not?”
Paul: “It was 17 degrees.”
Corie: “Exactly. It’s very logical, very sensible, and it’s no fun.”
Shakespeare – che grazie a testi dedicati all’amore ha costruito un’autentica fortuna – sostiene che l’amore renda tutti folli, folli al punto da indurre questa improbabile coppia al matrimonio.
fACTORy 32 di Milano nell’ambito dell’International Weekend organizzato ogni Stagione da alcuni anni a questa parte, il 15 e il 16 novembre – il sabato aggiungendo a grande richiesta una doppia replica – ha proposto lo spettacolo in lingua originale. Barefoot in the Park è prodotto da J. Productions, la compagnia fondata da Julia Holden con l’obiettivo di produrre e distribuire spettacoli teatrali in lingua inglese in Italia.
La regia è affidata a Justin Butcher, scrittore, regista, attore e musicista con base a Londra le cui opere sono studiate e rappresentate in tutto il mondo anglofono. I meccanismi comici della commedia di Neil Simon, legati a doppio filo a un fitto scambio di battute brillanti, non tradiscono il trascorrere degli anni, risultando ancora oggi estremamente divertenti. Butcher esalta la comicità insita in Barefoot in the Park sia conferendo un ritmo scoppiettante ai dialoghi, sia rendendo immediatamente evidente, grazie all’indubbio contributo di scenografia e costumi, lo stridente contrasto tra l’ambiente e i personaggi che vi transitano e tra gli stessi personaggi. Dialoghi che talvolta si limitano al solo ansimare del fattorino che consegna gli ultimi regali di nozze (Tommaso Bavestrelli) dopo essere salito per cinque piani a piedi.
Butcher infonde pari cura anche nei movimenti scenici, assicurandosi infatti che ciascun personaggio, sin dalla sua comparsa in scena, lasci intuire le proprie peculiarità.
Anita Panzeri nel ruolo di Corie è travolgente senza tuttavia sconfinare nel macchiettistico, riuscendo a enfatizzarne l’entusiasmo, il romanticismo e l’incontenibile bisogno di vedere tutti felici, anche a costo di intromettersi prepotentemente nelle loro vite. L’inarrestabile frenesia con cui l’attrice si muove sul palcoscenico avviluppa tutti in un unico caldo abbraccio e, anche nei momenti più bui della relazione di Corie con Paul, nei dialoghi mesti così come in quelli stizziti, Anita Panzeri non priva il proprio personaggio di arguzia e vigore.
Edoardo Di Maria connota Paul con quella rigidità e formalità di modi attesi da un giovane avvocato che si è prefisso di guadagnare nel più breve tempo possibile una posizione di rilievo nel proprio studio. L’attore è tuttavia abile nel catturare la complicità del pubblico grazie a un attento gioco di mimica inteso a evidenziare lo sgomento e la rassegnazione di Paul al cospetto delle idee della moglie. I due attori raggiungo in scena un ottimo livello di complicità e il confronto tra i due sposini cui danno vita, al di là dello humor di cui lo ammanta Simon, è divertente proprio perché realistico. Il pubblico che vi riconosce dinamiche della vita reale – per esperienza diretta o per avervi assistito – ride di cuore di loro e pure un po’ di sé.
Justin Butcher ritaglia per sé il ruolo di Victor Velasco, il pittoresco inquilino del piano di sopra, enfatizzandone la sorniona spavalderia con sorrisi smaglianti e ampi gesti galanti ma, anche in questo caso, senza forzature che lo facciano scadere nel clownesco. Butcher, pur curando meticolosamente la mimica facciale e la postura, compie un attento lavoro su voce stentorea e pronuncia, di cui risulta complicato cogliere le origini, per creare questo personaggio dal passato movimentato, capace di contribuire con rocamboleschi aneddoti a qualsiasi conversazione.
Neil Simon accosta anche a Victor un personaggio al suo opposto: Ethel, la madre di Corie, per l’occasione interpretata da Holly Mumford. L’attrice impersona la perfetta signora dell’alta borghesia degli anni Sessanta, elegante nel portamento – per quanto essere reduce dalla salita a piedi al quinto piano possa consentire – e impettita nel parlare. Holly Mumford mette in luce il lato materno di Ethel quando si relaziona con i due sposini, abbandonando il rigido bozzo che la contraddistingue, generato più dalla diffidenza verso esperienze nuove e trasgressive che da effettivo snobismo.
Al fianco dei personaggi già citati non va scordato Nicholas Scott Redding nel ruolo del tecnico del telefono.
Barefoot in the Park per la regia di Justin Butcher si inserisce a pieno diritto nella rassegna di piccole produzioni, meticolosamente curate nei dettagli ed eccellentemente interpretate, che ogni Stagione Valentina Pescetto, direttrice artistica di fACTORy 32, inserisce nel calendario del teatro.
Silvana Costa
Lo spettacolo è andato in scena:
fACTORy32
via Watt 32 – Milano
15 e 16 novembre 2025
www.factory32.itBarefoot in the Park
di Neil Simon
regia Justin Butcher
con Anita Panzeri, Edoardo Di Maria, Holly Mumford, Nicholas Scott Redding, Tommaso Bavestrelli, Justin Butcher
produzione J Productions, Milan
