Dante, Purgatorio

Corrado d’Elia torna a cimentarsi con il capolavoro caposaldo della lingua italiana con una suggestiva interpretazione del Purgatorio a evidenziare l’immarcescibile abilità di Dante nel descrivere, con allegorie ed esempi, le dinamiche della vita umana.

È il 2018 quando la Cavallerizza del Teatro Litta di Milano ospita il debutto nazionale di Dante, Inferno di Corrado d’Elia. Le ex stalle di Palazzo Litta, dopo un meticoloso lavoro di restauro, costituiscono oggi un suggestivo spazio performativo, raccolto e severo, con le mura in mattoni a vista da cui trasuda l’imponenza di secoli di storia. Uno spazio perfetto per ospitare fino a domenica 18 maggio Dante, Purgatorio, lo spettacolo tratto dalla seconda delle tre cantiche della Divina Commedia.
Il Purgatorio è probabilmente la più negletta delle tre cantiche, sospesa tra gli estremi del terrificante dell’Inferno e del sublime del Paradiso. La restituzione teatrale che ne fa Corrado d’Elia sottolinea come sia proprio questa sua “aurea mediocritas” a fare del Purgatorio la perfetta metafora del nostro essere umani.
D’Elia pone inoltre l’accento sul fatto che il Purgatorio sia la seconda parte di un’opera più complessa, la seconda tappa di un percorso di scoperta del mondo ultraterreno. Per tale ragione Dante, Purgatorio inizia rievocando le parole di Ulisse che, nel canto XXVI dell’Inferno, racconta a Dante di quando, una volta superate le Colonne d’Ercole, prima di essere inghiottiti dalla tempesta causa del folle volo, appare loro in lontananza la sagoma scura della montagna del Purgatorio. Un richiamo all’Inferno utile anche a descrivere per contrasto il Purgatorio: qui la luce rischiara il cammino di Dante e Virgilio, le urla dei dannati cedono il posto al silenzio e ovunque regna una senso di quiete. Il tempo torna a scorrere e, come nel mondo dei vivi, l’alternanza di buio e luce scandisce il soggiorno delle anime in attesa di essere traghettate in Paradiso per l’eternità.
Lo scorrere del tempo che trascina con sé cambiamenti è uno dei concetti chiave ribaditi a più riprese nel corso dello spettacolo insieme a speranza, rinascita, umiltà, libertà, gioia, amore e libero arbitrio, il più importante di tutti.
Sono molti gli attori cimentatisi nel tempo con la lettura della Divina Commedia per quanto la prova più suggestiva resti quella offerta da Vittorio Gassman, figura carismatica del teatro e del cinema del secondo Novecento, ammirata da un giovanissimo Corrado d’Elia – come lui spesso ricorda – al punto da indurlo a provare a seguirne le orme. Dante, Purgatorio tuttavia non è una mera lettura della cantica o, meglio, non è solo quello. D’Elia precede infatti la lettura di alcuni brani da una loro contestualizzazione nel percorso che Dante sta compiendo e da un accenno alla vita dei personaggi con cui il poeta ha l’opportunità di dialogare. Egli soprattutto offre un’interpretazione di quella fase della crescita spirituale di Dante alla luce del complesso schema di allegorie e simbologie che sottende l’intera Divina Commedia.
Il pubblico in sala, troppo spesso vittima di un sistema scolastico che sembra avere come obiettivo far detestare i grandi capolavori della letteratura – e non solo quelli –, si entusiasma all’ascolto e realizza quanta bellezza sprigionino quei versi. Versi aulici eppure efficaci nel descrivere perfettamente la natura e il sentire degli esseri umani.
I brani scelti da Corrado d’Elia, da un lato, sono tra i più noti del Purgatorio e, dall’altro, gli consentono di riassumere in poco più di un’ora l’opera attraverso i suoi passaggi fondamentali, dall’incontro con Catone, suicida per preservare la propria libertà, all’immersione nelle acque dell’Eunoè sotto lo sguardo vigile di Matelda per scordare ogni traccia di male, compiuto o subito, prima dell’ingresso in Paradiso. Rievocare l’incontro nel II canto con Casella, musico e poeta oltre che amico di Dante di vecchia data, è l’occasione per sottolineare al pubblico in sala il ruolo strategico dell’arte nel riempire la vita di bellezza e innalzare l’animo. D’Elia si sofferma quindi sul V canto, su Bonconte da Montefeltro, oggetto di una violenta battaglia tra luce e tenebre per contendersi la sua anima, e su Pia de’ Tolomei, vittima di femminicidio, cui dedica una struggente ballata.
Ogni brano si configura come uno spettacolo nello spettacolo grazie a Corrado d’Elia che, nella parte introduttiva, contagia il pubblico in sala con l’entusiasmo per un testo sublime nella forma quanto efficace nei contenuti a rappresentare le dinamiche dell’animo umano. La sparizione di Virgilio all’apparizione di Beatrice rappresenta inoltre l’occasione per riprendere il tema centrale di un altro lavoro di d’Elia, Galileo, oltre le stelle, ovvero la diatriba tra fede e ragione/scienza. Una diatriba frutto di un cortocircuito culturale che non prevede i due elementi possano coesistere.
L’entusiasmo della condivisione del senso di meraviglia dinnanzi al capolavoro dantesco cede il campo a un’emozionante prova d’attore nel declamare le terzine, facendole vibrare con potenza tra le mura della Cavallerizza. Un’interpretazione che rende perfettamente intellegibili i sentimenti che in quel canto scuotono l’animo di Dante e dei suoi interlocutori. Un’interpretazione enfatizzata dalla musica di sottofondo e dal gioco di luci che, come già in Dante, Inferno, rappresentano l’unica componente della scenografia ideata da Chiara Salvucci per la Cavallerizza, sostituendo ora al rosso delle fiamme eterne un delicato verde, simbolo di speranza.
Speranza che tuttavia non deve far dimenticare che è l’uomo artefice del proprio destino come sottolinea Dante dedicando al libero arbitrio il canto centrale del Purgatorio e, quindi, dell’intera Divina Commedia.
Corrado d’Elia, che di Dante, Purgatorio è autore, regista e interprete, deve invece abbandonare la speranza avendo ora la certezza di un positivo riscontro da parte del pubblico, come testimonia il lungo applauso a fine spettacolo da sommarsi ai tanti tributatigli nel corso della rappresentazione. Un tributo al merito di andare oltre la mera parafrasi del testo trecentesco per evidenziare la fiducia di Dante nella capacità degli esseri umani di evolversi, anche grazie al prezioso contributo dell’arte, teatro compreso.

Silvana Costa

Lo spettacolo continua:
Teatro Litta – La Cavallerizza
corso Magenta 24 – Milano
fino a domenica 18 maggio 2025
orari: martedì – domenica ore 19.30
www.mtmteatro.it
 
Dante, Purgatorio
da Dante Alighieri
progetto e regia di Corrado d’Elia
con Corrado d’Elia
scene di Chiara Salvucci
produzione Compagnia Corrado d’Elia
durata: 60 minuti