Ignazio Gardella

La città di Alessandria, laboratorio a cielo aperto dove un giovane Ignazio Gardella mette a punto i tratti distintivi del proprio approccio progettuale, dedica all’architetto una mostra monografica e un fitto elenco di eventi collaterali.

Il complesso delle Sale d’Arte ad Alessandria ospita fino a domenica 15 marzo la mostra Ignazio Gardella. Progettare la città intesa a celebrare l’opera dell’architetto che con i suoi edifici ha reso la città piemontese una tappa imprescindibile per conoscere l’architettura del Novecento. Committente di molti interventi è la famiglia Borsalino, proprietaria dell’omonima fabbrica di cappelli, che analogamente a quanto accade a Ivrea con Olivetti – con la differenza di essersi affidata a un unico progettista –, realizza nuovi edifici, sia per potenziare il complesso produttivo, sia per garantire maggior benessere ai propri dipendenti.
La curatela è affidata a Emanuele Piccardo per l’occasione ispiratosi a Modern architecture, la prima mostra di architettura organizzata dal MoMA di New York, svoltasi dal 10 febbraio al 23 marzo 1932 e poi riproposta nei due anni successivi in sedici diverse città statunitensi. Alfred Barr, Philip Johnson e Henry-Russell Hitchcock, i curatori, presentano i progetti non attraverso la consueta rassegna di disegni tecnici ma utilizzando fotografie, per illustrare come i nuovi edifici si inseriscano nel contesto, e modelli per evidenziarne l’arditezza delle forme.
Ignazio Gardella. Progettare la città è basata su una corposa documentazione fotografica, tra cui molte immagini d’archivio, inclusi alcuni scatti del dispensario antitubercolare di Alessandria commissionati dallo stesso Gardella. Scatti pubblicati su Casabella numero 128 del 1938 – esposto in mostra – prima che il prefetto della città imponesse di spostare la scala d’accesso in posizione centrale, a creare quella simmetria tanto cara all’estetica fascista. Si possono inoltre ammirare due scatti di Gabriele Basilico e ulteriori, recenti, opera dello stesso Piccardo e di Marco Introini. Le fotografie di questi ultimi due autori sono intese a denunciare lo stato di (mal) conservazione in cui versano gli edifici progettati da Gardella, utilizzando la mostra come cassa di risonanza per invocare interventi urgenti, ad esempio, per la chiesa del sanatorio di Alessandria, chiusa al pubblico perché in avanzato stato di degrado.
La mostra si sviluppa cronologicamente, raggruppando per ciascun edificio le fotografie scattate in diverse epoche e da diversi autori, talvolta accostandovi le riproduzioni fuori scala di tavole progettuali a porre l’accento sull’attenzione di Gardella ai dettagli e alle soluzioni distributive. Spicca tra i disegni tecnici un piccolo foglio di schizzi del concorso per il nuovo mercato del bestiame di Alessandria, progetto mai realizzato eppure così interessante da guadagnarsi un articolo e la copertina di Casabella numero 136 del 1939: anche questo numero è esposto in mostra insieme alla monografia Ignazio Gardella di Giulio Carlo Argan, pubblicata nel 1959 per i tipi di Edizioni di Comunità, e al numero 37 del 1958 di L’architettura. Cronache e storia, contenente un articolo di Bruno Zevi su casa Cicogna.
Sono in totale diciassette gli edifici di Ignazio Gardella presenti negli spazi delle Sale d’Arte, suddivisi per ambito territoriale tra quanti realizzati ad Alessandria e quelli costruiti a Milano, Genova e Venezia. La prima sala ospita i materiali relativi al sanatorio Vittorio Emanuele III (1928/38) e alla sua chiesa (1929/34), al dispensario antitubercolare e al prospiciente laboratorio di igiene e profilassi (entrambi 1933/38), alla casa per gli impiegati della Borsalino (1948/52), al padiglione pediatrico ospedale infantile Cesare Arrigo (1954/57), alla taglieria del pelo Borsalino (1949/56), all’istituto tecnico industriale A. Volta (1959/67) e alla cappella dei Caduti della Grande Guerra (1936 ma costruita nel 2005). La seconda inanella fotografie e disegni del complesso INA-Casa (1951/56) e della chiesa a Cesate (1954/63), della chiesa di Sant’Enrico a San Donato Milanese (1962/66), della casa ai giardini d’Ercole a Milano (1949/54), di casa Cicogna a Venezia (1953/58), del Piano Particolareggiato di San Donato e San Silvestro (1969/76) e della facoltà di architettura di Genova (1975/89).
Ignazio Gardella. Progettare la città differisce dalla mostra prodotta dal MoMA nel 1932 per l’assoluta assenza di plastici cui il curatore ritiene di poter sopperire presentando quelli realizzati dai suoi studenti sul tema Un giardino per Ignazio Gardella nell’ambito del Laboratorio di Progettazione 2A del Dipartimento Architettura e Design dell’Università di Genova. L’area di intervento è prospiciente l’architettura gardelliana della Facoltà di Architettura ma non per questo le speculazioni intellettuali di alcuni studenti suscitano una qualsivoglia forma di interesse.
La mostra nasce dall’esigenza di Emanuele Piccardo di “dimostrare come Alessandria sia stato un importante laboratorio progettuale per Gardella e di lì partire per nuove traiettorie. È anche vero, io l’ho dichiarato in tante situazioni diverse, che Gardella è sempre stato tirato per la giacca: una volta è postmoderno, o meglio il precursore del postmoderno, una volta è neoliberty, una volta è un architetto vernacolare. Non è niente di tutto questo”.
Ignazio Gardella è un architetto nato a Milano 120 anni fa da una famiglia di architetti e ingegneri che nell’Ottocento e a inizi Novecento lasciano il proprio segno nella storia della professione: per esempio, il bisnonno suo omonimo è l’autore dell’importante intervento a scala urbana delle Terrazze di marmo a Genova (1835/44 e demolite nel 1886), una passeggiata lungomare lunga 410 metri amata dalla neonata borghesia.
Ignazio Gardella. Progettare la città vuole descrivere, attraverso esempi pratici, il peculiare approccio alla progettazione di questa figura imprescindibile del panorama architettonico del XX secolo. Gardella è colui che nel 1949, in occasione del CIAM svoltosi a Bergamo, si scontra con Le Corbusier proprio sulla concezione del piano e, quindi, dello sviluppo della città. Le Corbusier, da un lato, non prescinde dall’applicazione di una rigida serie di principi al fine di garantire ordine, efficienza e salubrità agli abitanti. Gardella invece, come scrive bene Argan, antepone all’atto progettuale un’attenta analisi del luogo al fine di comprenderne le peculiarità, la storia e le dinamiche di sviluppo; un processo che non vuol dire reiterare l’esistente o mimetizzarvisi ma individuare forme, stili e materiali che meglio, in quella determinata occasione, permettano al nuovo di dialogare con la città consolidata. Casa Cicogna è il perfetto manifesto di tale approccio, di abilità nel selezionare alcuni dei caratteri dell’architettura veneziana quali le bifore, per riproporle in forma di finestre accoppiate dalla spiccata verticalità, o le decorazioni dei pannelli dei parapetti dei balconi ispirate a motivi goticheggianti.
Casa Cicogna si inserisce in un contesto già densamente edificato mentre dalle foto d’archivio si nota come ampia parte degli edifici alessandrini sorgesse ai margini della città: in questi casi è interessante osservare l’abilità nel combinare la modernità dell’impianto e delle soluzioni atte a incrementarne efficienza e comfort con l’utilizzo di materiali e tecniche costruttive tradizionali. Il terrazzo del dispensario, per esempio, al fine di garantire la privacy degli ammalati, è schermato da un graticcio in mattoni che richiama i tamponamenti di facciata dei fienili della zona. Al piano rialzato invece, la finestra a nastro razionalista è rielaborata in una serrata sequenza di aperture quadrate, poi riproposte anche nel coevo laboratorio di igiene e profilassi costruito dall’altro lato della strada. Nel volume Ignazio Gardella. Progettare la città che accompagna la mostra Gregorio Carboni Maestri descrive tale filosofia progettuale come “saldamente radicata nella cultura materiale locale, attenta alla “tradizione viva”, al paesaggio, all’uso misurato della tecnologia, e a una riflessione critica sul modernismo” (pag. 81).
Emanuele Piccardo ha ovviamente la pretesa che il volume venga considerato l’opera definitiva su Ignazio Gardella. Il contributo dell’Archivio Storico Gardella e del Centro Studi Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, custodi della documentazione progettuale ma pure di appunti per conferenze, trascrizioni di lezioni all’Università e interviste, è indubbiamente fondamentale per la redazione di apparati in cui fissare un regesto completo, dettagliato e, se si vuole, definitivo del lavoro di Ignazio Gardella. È impossibile invece immaginare di fare altrettanto per la componente critica del volume, soggetta alla formazione e alla sensibilità dei singoli autori dei testi. È interessante per esempio il contributo di Gregorio Carboni Maestri, Mediterraneo senza retorica. Tradizione e progetto tra Gardella e Távora (pagg.78-85), in cui si ricostruisce la fascinazione del grande maestro della scuola di Oporto per l’opera di Gardella e per la sua capacità di trascendere dai rigidi schemi modernisti discussi nel corso dei CIAM, adattandoli alle peculiarità del luogo di intervento. Altri testi risultano invece più scontati, banali sunti di commenti già noti.
Molte infine le iniziative collaterali in parallelo alla mostra, tra cui il convegno nazionale in programma il 17 gennaio presso l’ITIS A. Volta di Alessandria, organizzato in collaborazione con Ordine Architetti PPC Alessandria e l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Alessandria: sul sito di ASM Costruire Insieme sono disponibili tutti gli aggiornamenti e le indicazioni per partecipare.

Silvana Costa

  

La mostra continua:

Sale d’Arte
via Machiavelli 13 – Alessandria
fino a domenica 15 marzo 2026
orario: giovedì – domenica dalle 15-19
www.asmcostruireinsieme.it

Ignazio Gardella
Progettare la città
a cura di Emanuele Piccardo
concept allestimento Alessandro Lanzetta
promossa e organizzata da Città di Alessandria, ASM Costruire Insieme, Archivio Storico Gardella

Catalogo:
Ignazio Gardella
Progettare la città
a cura di Emanuele Piccardo
con testi di Emanuele Piccardo, Angelo Lorenzi, Pierluigi Serraino, Gregorio Carboni Maestri, Roberto Livraghi, Andrea Vergano, Claudia Cavallo, Luca Guido
Plug_in, 2025
22×22 cm, 388 pagine
prezzo 45,00 Euro
www.plugin-lab.it