In viaggio con Dovlatov

Giuseppe Battiston veste i panni del giornalista e scrittore Sergei Dovlatov per porgere al pubblico racconti di vita ai tempi dell’URSS. Racconti infarciti dello struggimento dell’esiliato e della divertita ironia per le bizzarre situazioni in cui finisce per trovarsi coinvolto.

È un ritorno in grande stile quello di Giuseppe Battiston a Milano, al Teatro Franco Parenti: La valigia. In viaggio con Dovlatov. Un torero squalificato, il pirotecnico spettacolo basato su alcuni racconti di Sergei Dovlatov è in scena sino a domenica 8 dicembre ma i biglietti sono andati tutti esauriti ben prima del debutto.
Quali sono le otto cose che mettereste in valigia?” è la domanda che Battiston / Dovlatov ripete più volte nel corso dello spettacolo, quasi fosse un mantra. Domanda che rimanda a La valigia, la raccolta di otto racconti da cui sono estratte le storie narrate nel corso di una trasmissione radiofonica dal giornalista di origini russe trapiantato a New York.
Otto racconti in cui si ritrovano molti elementi autobiografici dell’autore, dal periodo trascorso a Leningrado – e la nostalgia per quella città – all’esilio negli Stati Uniti, dagli anni di militanza nell’esercito al lavoro di giornalista. Il protagonista del libro lascia l’URSS portando con sé solo una piccola valigia di cartone contenete otto oggetti; al suo arrivo a New York la getta in un armadio e se ne dimentica. Quattro anni dopo la apre e vi trova un vestito elegante, una camicia di popeline, scarpe avvolte nella carta, una giacca di velluto a coste, un berretto di pelo di gatto, tre paia di calzini finlandesi, guanti da auto e una cintura di cuoio da ufficiale. Ognuno di questi oggetti porge l’occasione per rievocare ricordi che nell’adattamento teatrale di Paola Rota – anche regista dello spettacolo – e Giuseppe Battiston si reimpastano tra loro a offrire quasi due ore di risate a scena aperta.
In viaggio con Dovlatov è un autentico tuffo indietro nel tempo di svariati decenni, nell’URSS regolata da un rigido complesso di regole e gerarchie che lasciano la gran parte dei cittadini sulla soglia della povertà, inducendoli sovente a cercare espedienti per sbarcare il lunario. Ne sono esempi il commercio clandestino di calzini sintetici finlandesi, i complessi giri di compravendite – non sono altro che una variante dello schema Ponzi – escogitati dal cugino Boria o, ancora il prestarsi dello scrittore a interpretare il ruolo di Pietro I il Grande in un film amatoriale con il timore di venir preso per pazzo da un gruppo di ubriachi che, invece, paiono trovare il suo travestimento cosa normale. La vista della camicia regalatagli dalla moglie prima di partire per gli Stati Uniti, dove lui la raggiungerà solo anni dopo, scatena invece una tempesta di sentimenti in cui alla tenerezza del ricordo del primo incontro si combina la rabbia per come si è evoluto il loro rapporto.
I sentimenti connessi ai ricordi in realtà pongono Battiston per tutto lo svolgersi di La valigia in un continuo spaziare tra l’eccitazione e lo sconforto, tra l’entusiasmo e il biasimo, tra la leggerezza e il dolore, sforzandosi di ricacciare indietro la nostalgia per Leningrado. Uno spaziare emotivo cui l’attore associa una forte carica ironia oltre a giocare con mimica e voce per dar vita a tutti i personaggi che affollano le storie che racconta. Uno spaziare emotivo ma pure fisico, attraversando con passo veloce il palcoscenico attrezzato da Nicolas Bovey, lo scenografo, con un gran numero di microfoni, di diversi modelli, come il protagonista rimbalzasse da una trasmissione all’altra, trovando pure il tempo per concedere interviste.
Il ritmo è frenetico come quello degli speaker radiofonici e le storie surreali quel tanto da risultare verosimili ma è soprattutto Giuseppe Battiston a decretare il successo dello spettacolo. L’attore è travolgente in scena, comico e magnetico, conquistando l’attenzione del pubblico immediatamente all’aprirsi del sipario e tenendola salda su di sé, senza mai momenti di noia o di caduta d’interesse, sino alla fine, divertendo sino alle lacrime e, al contempo, inducendo a riflettere su un mondo che non c’è più. Nemmeno sulla gran parte dei libri di storia.
L’applauso del pubblico del Teatro Parenti dura lunghi minuti a tributare il giusto riconoscimento a questo attore carismatico mentre ci sarà ancora chi in sala si interroga su quali otto cose porterebbe con sé in valigia per un viaggio senza ritorno.

Silvana Costa

Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti – Sala Grande
via Pier Lombardo, 14 – Milano
fino a domenica 8 dicembre 2024
www.teatrofrancoparenti.it

La valigia
In viaggio con Dovlatov

Un torero squalificato
tratto da La valigia di Sergei Dovlatov*
traduzione Laura Salmon
adattamento Paola Rota, Giuseppe Battiston
regia Paola Rota
con Giuseppe Battiston
scene ​Nicolas Bovey
costumi Vanessa Sannino
luci Andrea Violato
suono e musica Angelo Elle
produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo
durata 1 ora e 40 minuti

* basato sul libro Chemodan copyright © Sergei Dovlatov Estate, 2019; tutti i diritti riservati pubblicato in Italia da Sellerio Editore a cura di Laura Salmon