L’opera prima di Martin McDonagh va in scena al Teatro Franco Parenti di Milano con la regia di Raphael Tobia Vogel. Il pubblico è conquistato dalla prova offerta da Ivana Monti e Ambra Angiolini, calate nei ruoli di madre e figlia in un villaggio irlandese degli anni Novanta, obbligate alla convivenza, prive di via di fuga e oppresse da povertà e rancori.
La Reginetta di Leenane di Martin McDonagh è il titolo scelto dal Teatro Franco Parenti di Milano per l’inaugurazione ufficiale della Stagione 2025/26. Lo spettacolo, in scena sino al 2 novembre, ha debuttato lo scorso giugno, accolto con grande entusiasmo dal pubblico che affollava la sala Grande del Parenti in ogni ordine di posti.
Le opere teatrali e cinematografiche di Martin McDonagh vantano una lunga lista di premi e candidature, a iniziare proprio da La Reginetta di Leenane, in lizza per il Premio Laurence Olivier nel Regno Unito e il Tony Award e il Drama Desk Award negli Stati Uniti. La Reginetta di Leenane è il testo del debutto teatrale di McDonagh, rappresentata in prima assoluta nel febbraio 1996 a Galway, oltre a costituire con A Skull in Connemara (1997) e Occidente solitario (1997) la Trilogia di Leenane.
Leenane è un villaggio sito all’estremo occidentale dell’Irlanda, spazzato con violenza dal vento freddo dall’Atlantico, e conta appena duecento abitanti, molti dei quali hanno parenti emigrati all’estero in cerca di fortuna o sono in procinto di partire. Anche Maureen Folan ha provato ad andare in Inghilterra dove ha trovato lavoro come addetta alle pulizie ma il suo animo non ha retto alla continua derisione dei colleghi a causa delle origini irlandesi. Maureen è tornata quindi a vivere a Leenane, nella casa di infanzia sita fuori dal villaggio, dove trascorre le giornate prendendosi cura della madre Meg, anziana e seminferma, ed è lì che si svolge la storia.
Raphael Tobia Vogel, un grande appassionato dell’opera di Martin McDonagh – come egli stesso confessa nel corso della conferenza stampa che precede il debutto –, sceglie di non modificare l’ambientazione originaria. Egli infatti ritiene che la casa isolata e, ancor più, l’Irlanda, un’isola circondata dal mare, enfatizzino l’impressione di Maureen di sentirsi in trappola, l’incapacità di vedere una via di fuga da un’esistenza triste e monotona e, soprattutto, dal rapporto con la madre.
Lo scenografo Angelo Linzalata trasforma il palcoscenico nella stanza dove le due donne trascorrono la giornata: è un ambiente buio, decadente e claustrofobico. I serramenti sono tenuti sempre chiusi, a impedire alla luce di entrare e imprigionando l’odore stantio del fumo della stufa misto a quello di muffa, medicine e piscio.
La Reginetta di Leenane, sotto l’apparenza di una commedia noir, caratterizzata da dialoghi dalla comicità tagliente, sprigiona tensione da thriller psicologico e disperazione da dramma. È un testo che si inserisce a pieno titolo nell’esplorazione delle dinamiche che regolano i rapporti interpersonali intrapresa da Vogel, il regista. Ambra Angiolini e Ivana Monti sono superbe nel restituire in scena il rapporto tra Maureen e Meg: due tigri in gabbia, legate indubbiamente da un forte affetto famigliare ma impegnate a scaricare l’una sull’altra la frustrazione per la forzata cattività, scambiandosi continuamente il ruolo di carnefice. Due autentiche leonesse del teatro italiano, campionesse di incassi delle ultime Stagioni del Teatro Parenti, capaci di entusiasmare pubblico e critica, che messe a confronto sullo stesso palcoscenico sprigionano un’energia travolgente.
Le sorelle di Maureen si sono sposate e hanno una propria famiglia di cui occuparsi: è suo, dunque, l’onere di badare alla madre anziana, assicurarsi prenda le medicine, preparandole i pasti e farle compagnia. L’accudimento degli esponenti deboli e non autosufficienti della famiglia è un’attività perpetrata dall’essere umano – ma pure da molte altre specie animali – sin dalla notte dei tempi. Maureen dimostra quanto tale attività sia totalizzante, obbligandola a vivere in simbiosi con la madre, trascinata in un rapporto sadomasochistico che non esita a sfogarsi in violenza fisica e psicologica. Meg inoltre esaspera le proprie infermità e fa leva sulla fragilità di Maureen per godere delle sue attenzioni e tenerla morbosamente attaccata a sé: Ivana Monti è magistrale nel conferire al personaggio Meg la disperata combattività e la malizia machiavellica di un’anziana che, da un lato, non riesce ad accettare la perdita dell’indipendenza e, dall’alto, induce l’altrui senso di pietà per scongiurare l’abbandono.
È il disperato bisogno d’amore delle due protagoniste il tema da cui si dipana La Reginetta di Leenane. Un bisogno che le spinge a dare il peggio di sé, rasentando la follia, eppure risulta impossibile definirle mostri, a condannarle per quanto dicono e fanno. Resta tuttavia uno spettacolo nello spettacolo ammirare la gara tra Ivana Monti e Ambra Angiolini a immedesimarsi maggiormente nel personaggio, mettendone a nudo la complessità psicologica e a lasciar trasparire la vastità di pensieri e parole represse da una vita.
Ivana Monti e Ambra Angiolini grazie a semplici gesti e alla modulazione della voce riescono a far percepire al pubblico in sala la profondità del rapporto che, al di là delle ristrettezze economiche, tiene vicine madre e figlia. Un rapporto messo in discussione dal rientro al villaggio di Pato Dooley (Stefano Annoni), un compago di scuola di Maureen, che dopo tanti anni trova finalmente il coraggio di confessarle il proprio amore e la invita a emigrare nuovamente, questa volta con lui. Inutile dire che Meg, con l’involontaria complicità di Ray (Edoardo Rivoira), il fratello di Pato, fa il possibile per spingere la figlia a desistere da tal proposito.
Stefano Annoni si dimostra molto più bravo che bello e con questo dovrebbe essere chiaro il livello della sua performance. È interessante vedere come consenta a Pato di destreggiarsi con imbarazzo tra le taglienti osservazioni di Meg mentre cerca di convincere Maureen del proprio amore. Un applauso anche a Edoardo Rivoira, disinvolto nel muoversi con dinoccolata sicurezza in un simile contesto.
Il pubblico segue attento lo sviluppo della storia e, quando finisce, esplode in un lungo e vigoroso applauso, da un lato, a esprimere agli interpreti il proprio apprezzamento e, dall’altro, a sciogliere la tensione per il montare progressivo degli eventi. Un giudizio ampiamente entusiasta impossibile da non condividere.
Silvana Costa
Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti – Sala Grande
via Pier Lombardo, 14 – Milano
fino al 2 novembre 2025
www.teatrofrancoparenti.itLa Reginetta di Leenane
di Martin McDonagh
traduzione italiana Marta Gilmore
con Ambra Angiolini, Ivana Monti, Stefano Annoni, Edoardo Rivoira
regia Raphael Tobia Vogel
scene Angelo Linzalata
luci Oscar Frosio
costumi Simona Dondoni
musiche Andrea Cotroneo
assistente alla regia Beatrice Cazzaro
direttore di scena Mattia Fontana
elettricista Gianni Gajardo
fonico Marco Introini
sarta Evelin Cacace
scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti
costumi realizzati dalla sartoria del Teatro Franco Parenti
diretta da Simona Dondoni
produzione Teatro Franco Parenti
in accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Knight Hall Agency Ltd
durata 1 ora e 45 minuti (senza intervallo)

