Una storia lunga tremila anni

Fondazione Luigi Rovati organizza una mostra dedicata al mito dei Giochi Olimpici, dall’antichità ai giorni nostri, ponendo in dialogo tra loro manufatti di epoca classica e attrezzi utilizzati dagli atleti moderni a dimostrare il perdurante fascino della competizione sportiva. Un fascino esaltato dalla presenza di pezzi straordinari, mai esposti prima al di fuori dei musei di appartenenza quali, ad esempio, i dipinti della Tomba delle Olimpiadi.

Venerdì 6 febbraio con una grandiosa cerimonia allo stadio San Siro di Milano si apriranno solennemente i XXV Giochi Olimpici Invernali. In città, mentre fervono gli ultimi lavori, si inaugurano i primi eventi dell’Olimpiade Culturale, iniziativa riconosciuta dal CIO, finalizzata “a valorizzare il patrimonio culturale italiano e promuovere i valori Olimpici attraverso arte, storia e partecipazione“. Fondazione Luigi Rovati è tra i primi soggetti a portare il proprio contributo e il 26 novembre apre al pubblico la mostra I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni, visitabile sino al 22 marzo. Si tratta di un’esposizione spettacolare per i pezzi  giunti appositamente a Milano, organizzata in coproduzione con il Museo Olimpico e con il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna, con la curatela di Anne-Cécile Jaccard, Patricia Reymond, Giulio Paolucci e Lionel Pernet.
I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni, analogamente alle mostre organizzate in precedenza dalla Fondazione Luigi Rovati, pone in dialogo reperti archeologici, straordinari per bellezza e livello di conservazione, con manufatti di epoca moderna a testimonianza del perdurante legame culturale con le civiltà che nell’antichità popolavano il bacino del Mediterraneo. I Giochi Olimpici nascono nel 776 a.C. nella città di Olimpia; passati in breve tempo da evento locale a manifestazione che ogni quattro anni coinvolge atleti da tutta la Grecia, vengono soppressi nel 393 d.C. dall’imperatore Teodosio su esortazione di Sant’Ambrogio, vescovo di Milano. Nel 1896 Atene ospita la prima edizione delle Olimpiadi moderne, tornando a proporre il cimento sportivo quale momento di comunione tra i popoli, basato su rispetto e lealtà.

Il percorso di visita occupa l’intero spazio espositivo del palazzo di corso Venezia 52 e si articola in cinque sezioni tematiche, intese a esplorare le diverse componenti delle Olimpiadi in un continuo confronto o, meglio, parallelismo tra antichità e modernità. I curatori inoltre accostano ai reperti greci quelli di origine romana ed etrusca a sottolineare come le Olimpiadi non siano un evento isolato ma solamente l’esempio più celebre delle tante competizioni sportive ricorrenti nell’antichità, ora animate da opportunità politiche, ora legate a rituali religiosi.
Il percorso inizia già nell’atrio del palazzo con un tributo alla partecipazione italiana ai Giochi Olimpici Invernali: due teche ospitano la tuta da sci indossata da Alberto Tomba a Nagano nel 1998 e uno dei costumi realizzati per la cerimonia inaugurale dei XX Giochi Olimpici Invernali ospitati a Torino nel 2006.

Il Piano Nobile ospita le prime quattro sezioni e la visita inizia da Memorie olimpiche dedicata agli oggetti simbolo di ogni Olimpiade. Ci sono le torce utilizzate a Berlino (1936), Cortina d’Ampezzo (1956), Roma (1960) e Torino (2006) insieme ad alcuni poster pubblicitari quale, ad esempio, quello in lingua hindi ideato da Armando Testa per la XVII Olimpiade, svoltasi a Roma. Una teca racchiude autentici capolavori di grafica: i diplomi assegnati ai vincitori delle edizioni 1896 ad Atene, 1912 a Stoccolma e 1920 ad Anversa, sospesi tra rappresentazione dei miti classici e influenze Art Déco.

La seconda sezione, Atleti e icone, omaggia i protagonisti dei Giochi e il mito che si viene a creare attorno alle loro straordinarie prestazioni. La scultura del Centometrista di Arturo Martini è circondata dalle vetrine in cui sono esposte le scarpe da corsa dorate realizzate da Nike per Michael Johnson (1996), le Air Jordan VII (1992) autografate da Michael Jordan e la canotta gialla di Usain Bolt (2008). Accanto a questi oggetti, impressi indelebilmente nella memoria insieme alle gesta dei campioni plurimedagliati che li hanno indossati, ne compaiono altri più ordinari ma irrinunciabili elementi dei corredi sportivi delle rappresentanze nazionali: borse sportive, kit di pronto soccorso e creme per la protezione solare.
I corredi funerari rinvenuti nelle tombe degli atleti rivelano come pure nell’antichità la pratica agonistica si basasse su una rigida disciplina e il costante allenamento, accompagnati da grande attenzione alla cura del corpo. Una cura fatta di unguenti di diverso tipo, come dimostrano i contenitori di diverse dimensioni per balsami, unguenti e creme e i molti strigili, strumenti utilizzati per rimuovere dopo l’allenamento lo strato di olio misto a polvere formatosi sul corpo.
Monete, lucerne di età romana e vasellame di produzione attica ed etrusca a figure nere o rosse su fondo nero, di diverse epoche, tutte decorate con le immagini di atleti vittoriosi raccontano dell’alto prestigio di cui godono questi uomini presso le società del mondo antico e dell’importanza della pratica sportiva per temprare i giovani.

Il compito di descrivere quali fossero le discipline più praticate nel mondo antico è affidato alla terza sezione della mostra intitolata Prove e competizioni. Ben tre sale del Piano Nobile sono dedicate a raccontare sei sport a oggi ancora protagonisti delle Olimpiadi, accostando a manufatti di epoca antica le attrezzature con cui vengono praticati in età moderna: la corsa, il lancio del peso e del giavellotto, l’equitazione, la lotta e il pugilato. È emozionante riconoscere nei dipinti delle antiche anfore movimenti ancora in auge tra gli attuali olimpionici e ammirare nelle teche oggetti donati dai campioni al Museo Olimpico che lasciano per la prima volta Losanna. Oggetti tra cui spiccano i guantoni da pugilato di Pierre de Coubertin e la protesi indossata dallo svizzero Urs Kolly, atleta capace di collezionare almeno un oro in ciascuna delle Paralimpiadi estive svoltesi dal 1992 al 2004.

Il pubblico, giunto a questo punto della visita a I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni, probabilmente ritiene di aver ammirato i pezzi più sensazionali della mostra eppure non sa quanto sia in errore: i curatori hanno elaborato un percorso che offra un crescendo di meraviglia ed emozione. La quarta sezione, intitolata Giochi per l’eternità, ricostruisce nella Sala Paolini la Tomba delle Olimpiadi, risalente alla fine del Vi secolo a.C. e rivenuta alla fine degli anni Cinquanta nel corso della campagna di scavi alla Necropoli di Monterozzi. Un eccezionale prestito del Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia consente di ammirare a Milano l’apparato pittorico originale della tomba in cui si susseguono corse delle bighe, gare di corsa, di salto in lungo e di lancio del disco accompagnate da scene di danza. Un video fornito dall’Istituto Luce racconta lo stupore degli archeologi e dell’Italia intera dinnanzi a tale ritrovamento mentre nella Sala Bianca è esposta, in prestito dai Musei Vaticani, la riproduzione a tempera su carta delle pitture murali della Tomba delle Bighe a Tarquinia, realizzata nel 1835 da Carlo Ruspi.

La meraviglia non scema scendendo al piano ipogeo, concepito dall’architetto Mario Cucinella sul modello delle tombe etrusche di Cerveteri, dove è allestita l’ultima sezione, Simboli di vittoria. Lì, dalla penombra in cui è immerso lo spazio, fanno capolino i bagliori delle medaglie assegnate ai vincitori in alcune delle passate edizioni delle Olimpiadi, delle corone dorate e dei trofei realizzati da rinomati artisti e gioiellieri. Imprescindibile in un simile contesto la presenza anche delle statue di Nike e delle anfore dall’Attica decorate, su un lato, con l’immagine di Atena Promachos – la dea combattente e vittoriosa immortalata anche da Fidia della colossale statua collocata sull’acropoli di Atene – e, sul lato opposto, da atleti che si sfidano in un incontro di pugilato o in una corsa.

I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni è una mostra indubbiamente di alto profilo, capace di mantenere la promessa di suscitare la meraviglia dei visitatori e solleticarne la memoria. Rappresenta un’ottima occasione per approfondire la storia dei Giochi Olimpici quale degno completamento degli eventi sportivi che per un mese porteranno in città atleti e spettatori da tutto il mondo.

Silvana Costa

La mostra continua:
Fondazione Luigi Rovati
Museo d’Arte
corso Venezia, 52 – Milano
fino a domenica 22 marzo 2026
orario: mercoledì – domenica ore 10-19
ultimo ingresso ore 18
chiuso lunedì e martedì
ingresso gratuito ogni prima domenica del mese
www.fondazioneluigirovati.org

I Giochi Olimpici™
Una storia lunga tremila anni
a cura di Anne-Cécile Jaccard, Patricia Reymond, Giulio Paolucci, Lionel Pernet
in coproduzione con Museo Olimpico, Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna

Catalogo:
I Giochi Olimpici™
Una storia lunga tremila anni
con testi di Vincenzo Bellelli, Luca Cerchiai, Anne-Cécile Jaccard, Christian Mazet, Lionel Pernet, Patricia Reymond, Maria Cristina Tomassetti, Giuseppe Sassatelli
Edizioni Fondazione Luigi Rovati, 2025
20×26 cm, 300 pagine, oltre 250 immagini a colori
prezzo 35,00 Euro