Biennale Architettura 2025: le partecipazioni nazionali all’Arsenale

Il reportage dalla Biennale Architettura 2025 si conclude con un focus su alcune delle partecipazioni nazionali presenti all’Arsenale, tra installazioni affascinanti e altre molto meno.

I contributi delle nazioni partecipanti alla 19. Mostra Internazionale di Architettura esposti all’Arsenale non occupano padiglioni realizzati ad hoc da esponenti di spicco dell’architettura moderna, come avviene ai Giardini, ma sono bensì installati in una serie di edifici storici, sparsi lungo il percorso tra le Corderie e il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini.
Analogamente a quanto accade ai Giardini anche le installazioni presenti all’Arsenale sembrano stentare nel fornire una declinazione non banale del tema scelto da Carlo Ratti, il curatore di questa edizione della Biennale: Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva. È tuttavia tra quanti ospitati alle Artiglierie il contributo premiato con il Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale dalla giuria internazionale composta da Hans Ulrich Obrist, Paola Antonelli e Mpho Matsipa: Canicola del Regno del Bahrain. Il merito del progetto espositivo ideato da Andrea Faraguna è portare a Venezia una proposta concreta per affrontare condizioni di calore estremo attingendo a “metodi tradizionali di raffreddamento passivo tipici della regione, che richiamano le torri del vento e i cortili ombreggiati. L’ingegnosa soluzione può essere impiegata negli spazi pubblici e nei luoghi in cui le persone devono vivere e lavorare all’aperto in condizioni di calore estremo”. All’interno dell’architettura delle Artiglierie Faraguna crea uno spazio intimo e confortevole, delimitato ai lati da sacchi utilizzati come sedute e, superiormente, da una piastra metallica con griglie da cui esce l’aria fresca lì convogliatavi dal fascio di condutture verticali disposte al centro dello spazio. Il sistema di raffrescamento sfrutta la combinazione tra un pozzo geotermico e un camino solare e prevede inoltre la raccolta dell’acqua di condensa, prodotta a causa degli altri livelli di umidità a Venezia nei mesi estivi, per destinarla ad altri usi. Canicola rappresenta un’autentica oasi lungo il percorso di visita, un “thermal cosmos” come lo definisce il curatore, riproducibile facilmente e con un modesto impatto sul contesto in cui si inserisce.
L’installazione dell’Irlanda nata dalla creatività di Cotter & Naessens Architects si intitola Assembly ed è un invito alla condivisione di interessi e sapere che, anche negli angoli più sperduti dell’isola, rappresenta il primo passo per trasformare un gruppo di persone in comunità. Assemble – che, come molti altri termini inglesi, ha più di un significato – indica sia costruire unendo singoli elementi tra loro, sia un gruppo di persone. L’installazione, sviluppata dai curatori di concerto con un gruppo di artigiani, musicisti e scrittori, dà corpo a entrambe queste due accezioni, nel primo caso attraverso una serie di costruzioni in mattoni e, nel secondo, creando una struttura in legno circolare – a sottolineare la mancanza di gerarchia tra gli ospiti al suo interno – da posizionare in spazi pubblici quale luogo di riunione spontanea. La visita è accompagnata da un sottofondo di voci registrate nel corso delle riunioni per mettere a punto il progetto da presentare alla Biennale.
Il Cile con @inteligencias_reflexivas si focalizza su una categoria di edifici nata in questi ultimi decenni e rapidamente diffusasi: il data center. Serena Dambrosio, Nicolás Díaz Bejarano e Linda Schilling Cuellar, curatori del progetto espositivo, esaminano alcuni dei più importanti centri di elaborazione dati realizzati o in via di costruzione nel proprio Paese, edifici causa di forti frizioni tra i promotori, le istituzioni locali e le associazioni ambientaliste. I curatori lanciano un invito a ripensare il concetto di intelligenza, slegandolo dal mondo artificiale per applicarlo all’architettura in quanto disciplina poliedrica, capace di connettere tra loro i diversi attori coinvolti, ciascuno con specifiche esigenze – apparentemente antitetiche tra loro – e di indirizzare i processi decisionali verso le scelti migliori per l’economia ma pure per la comunità. Intelligenza che sarebbe auspicabile si potesse estendere anche alla progettazione dell’oggetto data center, conferendogli una forma che vada al di là della mera giustapposizione di parallelepipedi.

Il racconto delle partecipazioni nazionali più interessanti viste alle Sale d’armi inizia da quella argentina, concepita dai curatori Juan Manuel Pachué e Marco Zampieron come un confortevole luogo di sosta. L’installazione ha il titolo estremamente esplicativo di Siestario. Pachué e Zampieron hanno inserito all’interno dello spazio un enorme silobag su cui i visitatori possono stendersi e riposare prima di proseguire. Oltre 300 immagini senza collegamento apparente tra loro scorrono nel mentre sui lati lunghi della sala, come finestre su un altro mondo, mostrando plastici, disegni, installazioni, fotografie di altre epoche e dipinti: è un’esortazione ad abbandonarsi alla fantasia, lasciando che anche la mente si riposi dai tanti stimoli ricevuti nel corso della visita alla Biennale.
È meno riuscita – e meno apprezzata come luogo di sosta – Sonic Investigations, la partecipazione del Granducato di Lussemburgo concepita per spostare l’attenzione dei visitatori dal visuale al sonoro, scoprendo i luoghi solo attraverso i rumori che li connotano. I curatori Valentin Bansac, Mike Fritsch e Alice Loumeau invitano il pubblico ad accomodarsi in una camera dove la visibilità è ridotta al minimo, chiudere gli occhi e concentrarsi sulla traccia sonora creata per l’occasione dal field recordist Ludwig Berger componendo registrazioni effettuate in diversi luoghi del Lussemburgo, transitando da contesti urbani a quelli naturali. L’esperimento è interessante perché permette di rendersi conto di quanti suoni, distratti dalla vista, vengano ignorati; peccato solamente che la scomodità della grande panca di legno accorci di molto la permanenza nell’ambiente.
Grounded pone al centro delle proprie riflessioni la terra, elemento dalle grandi potenzialità d’uso, dalla consistenza cangiante e archivio vivente della storia umana e naturale. L’installazione, curata da Ceren Erdem e Bilge Kalfa per conto della Istanbul Foundation for Culture and Arts, propone una narrazione interdisciplinare, spaziando dall’edilizia all’industria, dall’estrazione mineraria – e dai danni a essa connessi – agli scavi archeologici. Basandosi sulla ricerca e sul contributo di una ventina tra progettisti e artisti, autori di opere sia statiche sia destinate ad evolversi nel tempo, svelano nuove possibilità di utilizzo della terra, integrando conoscenze ancestrali e tecniche moderne ma sempre prestando attenzione a rispettare tale risorsa, non inquinandola e non depauperandola.
Rasa-Tabula-Singapura celebra i sessant’anni di Singapore imbandendo una tavolata dove nei piatti si vedono proiettati elementi della cultura e dell’architettura caratteristici della città. Il titolo dell’installazione è dato dall’accostamento di Rasa, che significa “gusto” in malese, Tabula e Singapura, ovvero “città del leone” in sanscrito, a ricordare il gran numero di influenze internazionali, dovute all’alto tasso di scambi commerciali con l’estero, che hanno contribuito a plasmarne l’anima multiculturale di Singapore: una peculiarità estesa ovviamente alla cucina – come l’allestimento suggerisce – e l’architettura.
Il progetto speciale del Padiglione delle Arti Applicate, nato dalla collaborazione tra La Biennale di Venezia e il Victoria and Albert Museum di Londra, molto più di quanto rilevato nelle edizioni precedenti, si rivela nient’altro che una promozione del partner britannico. In particolare, quest’anno è una promozione di V&A East Storehouse, nuovo deposito operativo e centro visitatori gratuito, inaugurato dalla principessa Kate a fine maggio. On Storage è il titolo dell’installazione curata da Brendan Cormier, Chief Curator di V&A East, in collaborazione con Diller Scofidio + Renfro. L’allestimento, talmente minimalista da sconfinare nell’asettico, non dissipa affatto la connotazione dello spazio a mera area di passaggio per salire al piano superiore della Sala d’armi o andare in bagno: solo un paio di teche movimentano l’ambiente per mostrare il modello e alcuni schizzi di studio del nuovo polo del museo londinese, opera di DS+R. L’allestimento consta in sei grandi schermi a muro che proiettano il filmato Boxed: The Mild Boredom of Order, diretto da DS+R, in cui si narra il viaggio di uno spazzolino da denti dalla fabbrica all’hotel dove una signora lo usa per lavarsi i denti, passando per diversi centri di stoccaggio e poi, una volta in valigia, per aerei e aeroporti. Un ulteriore contributo è costituito dagli scatti realizzati da giovani fotografi nel deposito, a mostrarne gli spazi e il meticoloso lavoro degli addetti alla manutenzione e custodia degli oggetti là presenti.

Rappresenta invece un tuffo nel passato quanto presentato dall’Uzbekistan, A Matter of Radiance, in cui si narra dell’avveniristico eliocomplesso Sole costruito nel 1987, in piena Guerra Fredda, vicino a Tashkent. L’eliocomplesso, spiegano le didascalie, è una delle due sole strutture al mondo dotate di un grande forno solare, in grado di raggiungere rapidamente i 3.000 gradi Celsius, per studiare il comportamento dei materiali a temperature estreme. Concepito per la ricerca spaziale e militare è qui descritto con dovizia di particolari volti a inneggiarne la grandezza sia fisica sia degli ideali che hanno condotto alla sua realizzazione. A Venezia sono giunti dall’Uzbekistan – o sono stati qui ricostruiti – elementi quali l’eliostato, il tavolo della sala di controllo, i frangisole di facciata, il lampadario, una panca e il dipinto in cui sono ritratti i Leader della scienza moderna in Uzbekistan (1984). A Matter of Radiance rivela come questa architettura, sospesa nel tempo e nello spazio, tra innovazione e obsolescenza, continui a emanare la sua aura utopica sul paesaggio circostante, rendendo arduo pensare a un suo drastico ridimensionamento. Ora tuttavia, dopo numerosi riadattamenti di portata e finalità di utilizzo in funzione del mutare delle circostanze sociali, economiche e politiche del Paese, con la partecipazione alla Biennale di Venezia sembra sia giunto il momento di deciderne le sorti, interrogandosi sulla sua rilevanza nell’odierno panorama scientifico.

Il Padiglione della Repubblica Popolare Cinese, contiguo a quello dell’Italia, inneggia alla coesistenza tra artificiale e naturale, tra retaggi millenari e nuove tecnologie in un’epoca sempre più plasmata dall’intelligenza artificiale e dalla trasformazione ambientale. Sono una dozzina le opere selezionate da Ma Yansong, fondatore di MAD Architects, per Co-exist a rappresentare quando rituali antichi, tecnologie moderne e una nuova generazione di designer riescano a trovare un terreno comune per confrontarsi e collaborare. Si prenda per esempio Vault of Heaven, opera ideata da Wang Zigeng: è una sorta di cupola realizzata con le reti da cantieri edili riciclate, intrecciate con il bambù, al cui interno le immagini di uccelli, conigli, nuvole e cervi si evolvono nella forma, passando dalle rappresentazioni più primitive a quelle più realistiche odierne, sposando la fede taoista del rinnovamento.
Atelier Alter Architects invece trasforma in Dunhuang·Con-Stella-Tion – un’installazione luminosa, composta da barre metalliche, forme sferiche, reti e acrilici multicolori – la mappa stellare dipinta nella grotta 285 del complesso di Mogao. Le grotte, scavate nel monte Mingsha in Cina a partire dal 366 d.C., sorgono lungo l’antica Via della Seta e la mappa, la più antica conosciuta nell’emisfero settentrionale, combina divinità e iconografie provenienti da molteplici culture: Brahma e Ganesha indiani, divinità del sole e della luna sogdiane, Fuxi cinesi e motivi persiani.
[S]Equilibrium Lab dell’Università Cinese di Hong Kong per Concrete Spolia invece recupera da cantieri veneziani pezzi di scarto di calcestruzzo e, dopo averli ottimizzati digitalmente, li taglia e li assembla – utilizzando solo metodi di articolazione a secco – in una sorta di scultura moderna per dimostrare le potenzialità di materiali troppo velocemente liquidati come scarti.
Long Ying Research Group dell’Università di Tsinghua dimostra invece l’efficacia dei Renew City Plugins per operare, tramite l’intelligenza artificiale, interventi puntuali di recupero urbano, andando ad agire su edifici abbandonati e fatiscenti o su spazi pubblici degradati. I plugins permettono di valutare, insieme alla proposta architettonica, anche quali siano le migliori tecniche edilizie da applicare, i costi e i benefici per la comunità.
I restanti progetti esposti al Padiglione cinese sono parimenti interessanti e affascinanti nel restituirci, da un lato, lo spaccato di una cultura distante dalla nostra e, dall’altro, l’abilità nell’adattarla alla coesistenza con nuovi ritmi di vita e tecnologie.

Silvana Costa

La mostra continua:
Arsenale
Campo della Tana 2169/F
Sestiere Castello – Venezia

fino a domenica 23 novembre 2025
chiuso il lunedì
tranne i lunedì 12/05, 2/06, 21/07, 1/09, 20/10, 17/11
https://www.labiennale.org/it/architettura/2025

Biennale Architettura 2025
19. Mostra Internazionale di Architettura
Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva.
a cura di Carlo Ratti

Catalogo:
Biennale Architettura 2025
Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva.
a cura di Carlo Ratti
graphic design Bänziger Hug Kasper Florio
La Biennale di Venezia, 2025
2 volumi 21 x 27 cm, pagine vol.1 728 ca. / vol.2 254 ca., fotografie a colori, flexibound
prezzo 90,00 Euro

Guida breve:
Biennale Architettura 2025
Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva.
a cura di Carlo Ratti
graphic design Bänziger Hug Kasper Florio
La Biennale di Venezia, 2025
15 x 20 cm, 552 ca pagine, fotografie a colori, paperback
prezzo 20,00 Euro