L’orologio americano

Elio De Capitani dirige un coinvolgente allestimento del dramma corale di Arthur Miller ispirato agli anni della Grande Depressione.

Lo scorso 23 ottobre il Teatro Elfo Puccini ha inaugurato la Stagione 2026/27, con la prima delle nuove produzioni in calendario: L’orologio americano di Arthur Miller, con la regia e la drammaturgia di Elio De Capitani. Lo spettacolo costituisce il saggio di fine corso degli allievi dell’ultimo anno dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e, dopo il debutto nazionale a Roma, fa ora tappa a Milano per una serie di repliche tutte prossime al tutto esaurito.
Elio De Capitani negli anni passati si era confrontato più volte con le opere di Arthur Miller, concentrandosi tuttavia con drammi dal sapore famigliare e intimista quali, per esempio, Morte di un commesso viaggiatore o Erano tutti miei figli , scelto per inaugurare la scorsa Stagione. L’orologio americano è invece un dramma corale che cerca di restituire le difficoltà affrontate da un’intera nazione per sopravvivere negli anni della Grande Depressione, scritto da Miller nel 1980 attingendo ai ricordi della propria adolescenza.
La Grande Depressione, come sottolineato nel prologo, rappresenta, insieme alla Guerra Civile combattuta tra il 1861 e il 1865 e l’orologio americano batte i minuti che accompagnano il lungo percorso di ripresa. Un percorso disseminato di vittime.
Al centro delle vicende c’è la famiglia Baum. Moe, il padre, ha perso una fortuna con il crollo di Wall Street del 1929: è costretto a dichiarare bancarotta e ad abbandonare la lussuosa residenza per trasferirsi con la famiglia nella più economica Brooklyn. Rose, la madre, rimpiange i soldi spesi con tanta leggerezza ora che le farebbero comodo per le necessità quotidiane e per offrire un futuro al figlio Lee. È proprio Lee – alter ego dello stesso Miller – ormai adulto e giornalista affermato, che rievoca quel periodo drammatico della storia americana.
Attorno alla famiglia Baum ruotano le vicende dei parenti di Rose – la sorella Fanny e il padre – e dei compagni di università di Lee, carichi di speranza per un lavoro futuro che garantisca dignità e benessere. Si innestano quindi le voci degli agricoltori dell’Iowa che si oppongono alla confisca di terreni e animali, dei marinai confinati a terra senza paga a causa della drastica riduzione di viaggi e spedizioni via mare e dei disoccupati in fila per il sussidio. L’orologio americano, storia dopo storia, assume la connotazione di grido di dolore di una intera nazione, obbligata a reinventarsi per riemergere dalla crisi. Non manca tuttavia chi come Arthur Robertson in mezzo a tanta disperazione, frutto di investimenti sbagliati, riesca a incrementare la propria fortuna.
Carlo Sala, autore di scene, costumi e maschere, fa indossare agli attori delle maschere, compiendo una spersonalizzazione dei personaggi, a elevare le singole storie a caso esemplare di quanto accade durante la Grande Depressione. Lo stesso Lee, interpretato da adulto da Pietro Saccomani, da giovane è interpretato da Gabriele Pizzurro e da Nicola Vantaggi, analogamente a quanto accade con la madre, impersonata ora da Laura Cestaro, ora da Melissa Del Carmen Cahigan nel corso della stessa serata. Sono una cinquantina i personaggi cui danno vita i diciotto giovani diplomati dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, dimostrando già grande maestria nel passare rapidamente da un ruolo all’altro, caratterizzando ciascuno con movimenti e voce tali da renderlo unico e riconoscibile.
Sala trasforma quindi il palcoscenico nella pista di un circo grazie a una serie di panelli in tessuto decorati a tinte vivaci dagli allievi dell’Accademia di Brera.
Mario Arcari accompagna dal vivo al pianoforte gli attori, eseguendo al pianoforte le musiche originali composte appositamente per lo spettacolo.
Elio De Capitani orchestra con grande maestria la messinscena del circo della vita, spaziando dal drammatico al grottesco, dal sentimentale al pirotecnico, aggiungendovi quel pizzico di ironia che permette di cogliere la comicità insita nel destino beffardo che ha segnato intere generazioni di americani, prima di mandarli ad affrontare in Europa un nuovo conflitto mondiale.
Una messinscena capace di valorizzare L’orologio americano quale efficace allegoria della nostra contemporaneità, proiettata verso un mondo virtuale e incapace di imparare dai propri errori. Nel prologo Arthur Robertson mette in guardia gli spettatori ricordando di quando “nel 1927, all’apice del boom, ho letto la notizia che la Società Aeronautica Wright aveva in costruzione l’aereo con cui Lindbergh avrebbe fatto la traversata dell’Atlantico. Così ho comprato le azioni della Wright. Bene, quelle azioni sono salite da uno a sessantasette nel giro di una mattinata. E fu quel giorno che io smisi di credere nel boom permanente: solo un’illusione si può moltiplicare per sessantasette in tre ore. Quel giorno stesso ho iniziato a uscire dal mercato. Nel giro di due anni, tutto andò a catafascio”.
Lo spettacolo è in replica al Teatro Elfo Puccini sino a domenica 1 novembre.

Silvana Costa

Lo spettacolo continua:
Teatro Elfo Puccini – Sala Shakespeare
c.so Buenos Aires 33 – Milano
fino a domenica 1 novembre 2026
orari: martedì – sabato 19.30
domenica 15.00
www.elfo.org

L’orologio americano
di Arthur Miller
traduzione Cristina Viti
regia e drammaturgia Elio De Capitani
scene, costumi e maschere Carlo Sala
arrangiamenti e musiche originali eseguite dal vivo Mario Arcari
con gli attori della Compagnia dell’Accademia: Angelica Barelli, Alessandro Buono, Melissa Del Carmen Chaigan, Chiara Casarin, Laura Cestaro, Flavio D’Andrea, Edoardo De Padova, Anna Demichelis, Luca Duarte Di Gangi, Vittorio Maria Mearelli, Giorgio Petrotta, Gabriele Maria Pizzurro, Caterina Rugghia, Pietro Saccomani, Nicola Tagliatori, Chiara Tognarini, Chiara Trombini, Nicola Vantaggi
luci Nando Frigerio
suono Hubert Westkemper
assistente alla regia Alessandro Frigerio
produzione Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, Teatro dell’Elfo
durata 2 ore e 55 minuti compreso intervallo