Human Landscapes

Martina Goetze e Veronica Mazzucchi sono le protagoniste della nuova mostra milanese curata dalla critica d’arte Fabrizia Buzio Negri. Due artiste, apparentemente agli antipodi per tematiche e stile, che opera dopo opera svelano insospettate assonanze nel descrivere l’articolato paesaggio dell’anima.

Per il terzo anno consecutivo PwC mette il proprio spazio espositivo – sito al piano terra dell’edificio progettato da Renzo Piano per Il Sole 24 Ore – nelle competenti mani di Fabrizia Buzio Negri. Anche questa volta la critica d’arte non delude, proponendo una mostra dal tono intimista che pone in relazione tra loro i lavori di Martina Goetze e Veronica Mazzucchi.
Mai come questa volta gli artisti invitati da Buzio Negri sono così distanti per origini geografiche, formazione e stile eppure, mai come questa volta, si rivelano in tale perfetta sintonia. L’anima è la protagonista assoluta di Human Landscapes, l’esposizione temporanea in cui il corpo è il riflesso del mondo interiore, è un paesaggio che, come il globo terrestre, alterna aridi deserti, monti impervi e soleggiate vallate.
Le due pittrici hanno personalità forti che gridano con energia da ogni singola opera; entrambe hanno girato il mondo, conosciuto genti e culture che le hanno arricchite emotivamente. Ora, nel chiuso dei loro studi italiani, si cimentano in un nuovo viaggio, molto più impegnativo e provante, all’interno della propria anima. La tela diventa così una sorta di notes su cui appuntare in forma compiuta sentimenti e pensieri, ciascuna con il proprio originalissimo stile.
Martina Goetze mutua dagli avanguardisti del Novecento il collage, la tecnica utilizzata da Braque e Picasso per dare una spallata alle prospettive rinascimentali. Una tecnica forte e decisa che la guida nel sovrapporre con generosità strati di colori a olio, tempera grassa e carta sino a che la creazione acquisisce tridimensionalità e dall’abbagliante fondo bianco si staccano figure femminili leggiadre, sensuali e materne, intente a esprimere un’incontenibile gioia di vivere.
Il dolore e il difficile equilibrio tra mente e fisico è invece l’oggetto dei dipinti di Veronica Mazzucchi, artista nota principalmente per la sua attività di scultrice. La gamma di grigi e marroni, ottenuta mischiando pigmenti naturali quali terre e caffè, conferisce alle opere un’atmosfera cupa in cui si dispongono presenze femminili dalla compattezza scultorea. I corpi ripiegati su sé stessi o riversi privi di vita come Deposizione raccontano del doloroso trascorso di sofferenza fisica vissuto dall’autrice, periodo superato anche grazie ai benefici dell’arteterapia e poi narrato nel ciclo di Psiche e Soma.
L’esposizione strutturata da Fabrizia Buzio Negri parte da qui, dall’acme della sofferenza di Veronica Mazzucchi. Mente e corporalità giacciono insieme con indolenza, concentrate solamente sul proprio dolore, disinteressate a quanto accade loro intorno. Poi qualcosa cambia, sui volti che prima erano masse di materia informe iniziano a comparire gli organi necessari a esplorare il mondo: bocca, naso e occhi sbarrati a fissare la vita che scorre rapida intorno mentre la mente si interroga Chi sono io? Dalla notte dei tempi i filosofi e le religioni sono alla ricerca di una risposta assoluta al quesito; Veronica Mazzucchi con la concretezza tipica delle donne, con l’aiuto dell’arte, decide di non esitare in ulteriori speculazioni ma affrontare la negatività di petto e Camminando con i propri fantasmi avanza verso il futuro. Verso una (ri)nascita come allude il percorso di visita che prosegue con le solari opere che  Martina Goetze dedica alla magia della maternità, evento interpretabile anche quale sinonimo di speranza.
Le donne dipinte da Martina affrontano le avversità a testa alta e sono artefici del proprio destino: loro seducono il mondo con i corpi morbidi, lo incantano con il magnetismo dello sguardo e lo rendono migliore con l’energia dei colori più brillanti della tavolozza. La sequenza ideata dalla curatrice si conclude con un imponente ritratto di Tersicore, la musa greca della danza, che tocca gli animi e induce le persone a muoversi leggere seguendo il ritmo della musica, scordano per un attimo i problemi della vita quotidiana.
Il percorso della mostra è un incentivo a tenere desta la speranza anche nei momenti bui, quando l’atmosfera intorno è più cupa che mai. Una metafora dell’esperienza umana che sfortunatamente può scorrere in entrambi i sensi perché, citando il pensiero leopardiano, la Natura è Madre ma anche Matrigna.
Seguendo il suggerimento di Fabrizia Buzio Negri risulta interessante saltare da un’opera all’altra, senza apparente continuità, trovando assonanze tra la candida – quasi ectoplasmica – protagonista di Equilibri instabili e i due giovani funamboli di Senza fine, tra l’intricato intreccio di pennellate di colore con cui Martina Goetze costruisce le sue visioni e la gravità di pensieri dei corpi curvi di Veronica Mazzucchi. Piccoli eppure enormemente emozionanti spunti di riflessione che, se valutati nel loro complesso, avvicinano sorprendentemente le due artiste e mostrano come non dipingano le differenti facce di una medaglia ma mostrino, da due punti di vista diversi, lo stesso percorso di vita.

Silvana Costa

 

La mostra continua:
Spazio Espositivo PwC
Palazzo Renzo Piano
viale Monte Rosa 91 – Milano
fino a venerdì 6 luglio 2018
ingresso libero

Human Landscapes
a cura di Fabrizia Buzio Negri
mostra d’arte con le opere di Martina Goetze e Veronica Mazzucchi
www.buzionegri.it

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