Aldo Rossi. Design 1960-1997

Una mostra al Museo del ‘900, ricca nei contenuti e divertente nell’allestimento, ricorda uno dei più importanti maestri del design italiano, noto e apprezzato in tutto il mondo.

A inizio settembre sarà trascorso un quarto di secolo dalla scomparsa di Aldo Rossi, uno dei più interessanti personaggi che abbiano segnato il panorama architettonico del XX secolo. Primo architetto italiano a essere insignito nel 1990 del Premio Pritzker, il massimo riconoscimento internazionale della professione, Rossi gode di prestigio internazionale anche per i suoi contributi teorici – L’architettura della città (1966) è un testo imprescindibile per chiunque si avvicini alla disciplina – e di design: gli oggetti da lui ideati sono inseriti nelle collezioni dei musei di tutto il mondo.
Aldo Rossi è un professionista vecchia maniera che rifugge qualsiasi specializzazione, spaziando dal cucchiaio alla città e, tra progetti realizzati e idee rimaste sulla carta, la sua produzione è sterminata perciò il Museo del Novecento sceglie di concentrarsi sulla sola attività di designer per la mostra Aldo Rossi. Design 1960-1997. La rassegna, a cura di Chiara Spangaro, è visitabile sino al 2 ottobre 2022 e presenta oltre 350 pezzi – oggetti d’uso ma pure disegni e prototipi – organizzati in nove sezioni tematiche.
Nove mondi, nove modi di vedere, interpretare e ridare forma ai piccoli grandi gesti quotidiani raccontati da Morris Adjmi. Adjimi, formatosi professionalmente nello studio di Rossi e oggi rinomato architetto con studi a New York e New Orleans, dà vita a un percorso di visita capace a ogni nuovo ambiente di sorprendere il visitatore con soluzioni sempre diverse e originali che, a partire dai progetti del maestro, propongono citazioni più o meno palesi tutte da scoprire.
Nove sezioni dove, come lascia presagire il titolo della mostra, gli oggetti di design sono indubbiamente i protagonisti per quanto accompagnati da schizzi, disegni tecnici, modelli di studio, dipinti e fotografie a descriverne il percorso creativo, i passaggi dallo spunto iniziale al prodotto finito. Aldo Rossi è inoltre perfetto testimone del modo di concepire il design in Italia: egli spazia da una produzione che valorizza la sapienza degli artigiani ai grandi numeri dell’industria, dagli arredi agli orologi passando attraverso la vasta gamma delle caffettiere.
Oggetti piccoli nelle dimensioni ma con lo stesso potere evocativo delle architetture come dimostrano alcune delle fantasie esposte in mostra, dipinti in cui accosta, in quanto di pari dimensioni, edifici, caffettiere, forchette, orologi – ma non deformati come le visioni surreali di Dalì –  e anatre. Le fantasie rappresentano un elemento ricorrente e, come un filo rosso mattone, cuciono tra loro le diverse sale della mostra, ciascuna corrispindente a una diversa sezione.

Il percorso si apre con la sezione Poetica, oggetti e architettura dove la curatrice propone una selezione degli elementi fondanti del lavoro di Aldo Rossi nel campo del design. Troviamo qui il primo dei modelli in scala del Teatro del Mondo presenti in mostra e quello dello Yatai di Pinocchio, una divertente soluzione nomade adottata dal celebre burattino che, alla guida di un trattore, reca con sé una serie di architetture connesse tra loro. Una parete è riempita da creazioni ad acquerello e studi per nuovi edifici mentre alle altre sono accostati pezzi d’arredo che hanno fatto la storia della disciplina: la Cabina dell’Elba, le sedie Milano e AR2, la serie Fiorentino con i suoi intarsi a scacchiera. Al centro della sala i prototipi della caffettiera Percolator per Alessi che segna il debutto di Rossi nel mondo della produzione in grande serie e fa da trait d’union alla sezione seguente: Il laboratorio dell’industria. Nella seconda sala, dominata da una versione a misura di gigante de La conica – si tratta di un elemento realizzato in occasione della mostra Il teatro domestico inserita nel palinsesto della XVII Triennale di Milano – sono allineati, come sui banconi del laboratorio di Alessi, disegni e prototipi di pentole e caffettiere, incluso quello dell’elegante servizio Tea & Coffee Piazza racchiuso in un espositore che strizza l’occhio a un tempio classico o, se si preferisce, a un teatrino ad alludere alla ritualità associata alla preparazione, messa in tavola e degustazione di queste bevande, in un perenne oscillare di Aldo Rossi tra la piccola e la grande scala della progettazione.
La cosa che attira subito l’occhio entrando nella terza sala è Interno milanese con persona che osserva il Duomo con nebbia (1989), un’opera grafica che strizza l’occhio ai dipinti di Dino Buzzati dove protagonista è un esemplare rosso fiammate di sedia Parigi. Il nome è mutuato dalla frizzante capitale francese ma la purezza delle forme, addolcite solamente dai braccioli ricurvi, è prettamente meneghina. Un rigore delle forme che non si pone in antitesi alla forte carica creativa e innovativa che trasuda da ogni singola opera di Rossi: si pensi al quadrato reiterato nella pentola La cubica, nel Monumento a Sandro Pertini (1988/90) a Milano, nel Monumento alla Resistenza per Cuneo (1962), nel quartiere San Rocco a Monza (1966) o nell’ossario del cimitero San Cataldo di Modena (1971/78). Morris Adjmi si ispira a quest’ultimo edificio per l’allestimento della quarta sezione, Progetti d’affezione. Le pareti perimetrali della sala ospitano sia le planivolumetrie del complesso cimiteriale sia opere ad esso ispirato come, per esempio, Il gioco della morte (1973). Al centro è collocata una struttura espositrice nel caratteristico rosso mattone che, all’interno di nicchie quadrate, custodisce le immancabili caffettiere ma pure tazze, cremiere, caraffe, posate, penne con il coronamento a cupola, fermacarte e l’iconico orologio Momento con cui la curatrice ribadisce la fascinazione dell’architetto per il concetto del tempo e il suo inarrestabile scorrere. Una rassegna di pezzi che ricostruisce come passo dopo passo Aldo Rossi abbia indotto Alessi ad uscire dall’ambito degli oggetti da tavola e da cucina per interessarsi di ogni ambiente della casa e dell’ufficio.
La quinta sezione, Artigianato e design, racconta i progetti destinati alla produzione in piccola serie. La sala raccoglie i prototipi della collezione creata in occasione dei 250 anni di Richard-Ginori, i monili della serie Intarsia e i tappeti Taccas, realizzati da tessitrici di Zeddiani con tecniche tradizionali sarde, a partire da bozzetti originali di Rossi. Bozzetti che spesso sono semplici rielaborazioni di piante e planivolumetrie di suoi progetti quali, per esempio, la scuola di Fagnano Olona (2972/76), le Cabine dell’Elba, il Monumento a Sandro Pertini o quello alla Resistenza di Segrate (1965/67).
Varianti d’arredo evidenzia le assonanze tra le architetture e gli arredi rossiani: lo scrittoio Tabularium e i portali monumentali dei grandi complessi residenziali; i mobili contenitori Papyro e Carteggio e gli edifici composti da accostamenti di volumi puri; le vetrine della libreria componibile Cartesio e le facciate con le finestre quadrate a croce centrale. La sezione si completa con una rassegna dei molteplici modelli di sedie disegnati nel corso della carriera.
Nell’ottava sezione, Il design nell’architettura, sono invece presentati alcuni dei mobili e degli oggetti disegnati appositamente per i propri edifici: le sedute per il Teatro Carlo Felice di Genova (1983/89) e quelle per il Bonnefantemuseum di Maastricht (1990/94), il bar dell’hotel Il Palazzo di Fukuoka (1987/89) o il tema dei fari che accomuna le ceramiche per Rosenthal al Teatro Faro di Toronto (1988/89).
Chiara Spangaro con Biografia domestica spalanca una porta e lascia i visitatori entrino in casa di Aldo Rossi per capire da dove derivino parte delle sue ispirazioni. La curatrice ha analizzato le fotografie private della famiglia Rossi insieme a quelle realizzate da Luigi Ghirri e Stefano Topuntoli alle residenze dell’architetto e agli studi di via Maddalena e Santa Maria alla Porta a Milano per dar vista alla sintesi proposta nella settima sezione di Aldo Rossi. Design 1960-1997. In un ambiente che ricorda le case coloniche della pianura lombarda ed emiliana, con i muri imbiancati e il pavimento in cotto, fanno bella mostra di sé gli oggetti d’affezione, dalle papere di legno a Pinocchio, dalle caffettiere americane alle riproduzioni per turisti di piante e vedute delle città d’arte. Risultano estremamente interessanti gli arredi, in gran parte pezzi unici o rari: il mobile da cucina e la madia ottocentesca che ne è ispirazione, l’armadio con cassetti in stile Shaker realizzato da Bruno Longoni per la casa di Ghiffa, o la libreria e il tavolino ideati con Leonardo Ferrari nel 1960.
Il percorso circolare di visita si chiude con Il Teatro del Mondo (1979) che accoglie i visitatori all’arrivo in mostra: si tratta di un altro modello, in scala 1:5, accompagnato dal reportage all’originale realizzato da Antonio Martinelli a Venezia e a Dubrovnik dove l’opera è trasportata via mare nell’estate del 1980 per il festival teatrale cittadino. Il mare è infine protagonista di un’appendice allestita nella galleria vetrata che dal bookshop conduce alle scale mobili d’accesso alla collezione permanente. Di fianco ad alcune Cabine dell’Elba, posizionate tra le colonne del museo, si staglia in tutta la sua imponenza un esemplare della libreria Piroscafo.

In occasione della mostra è stato presentato Aldo Rossi. Design 1960-1997, il catalogo completo degli oggetti progettati da Rossi, a cura di Chiara ed edito da Silvana Editoriale. Un elemento prezioso che, insieme all’esposizione al Museo del Novecento, serve a ricordare di quale background culturale sono figlie le creazioni che affollano la Milano Design Week.

Silvana Costa

La mostra continua a:
Museo del Novecento
piazza Duomo 8 – Milano
fino a domenica 2 ottobre 2022
orari: martedì – domenica 10.00-19.30
giovedì 10.00-22.30
lunedì chiuso
ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
ingresso compreso nel biglietto di accesso al Museo
www.museodelnovecento.org

Aldo Rossi
Design 1960-1997
a cura di Chiara Spangaro
curatore associato e ricerca operativa Cristina Moro
progetto di allestimento Morris Adjmi Architects – Morris Adjmi e Rossana Russo Pavone
con la collaborazione di Too Studio – Monica Gambini, Marco Denti e Elena Terenziani
grafica di mostra Studio Fludd – Chiara Costa, Sara Maragotto
con Letizia Bernardelli
progetto illuminotecnico Marco Pollice light designer
 
Catalogo:
Aldo Rossi

Design 1960-1997
Catalogo ragionato

a cura di Chiara Spangaro
con un saggio critico di Domitilla Dardi
Silvana Editoriale, 2022
24 x 28 cm, 272 pagine, 350 illustrazioni, cartonato con plancia
prezzo: 60,00 Euro
www.silvanaeditoriale.it

Questa voce è stata pubblicata in design&grafica, eventi in corso, Milano, Museo del Novecento e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.