Brucia questo libro dopo averlo letto

Una corposa biografia descrive il ruolo nevralgico di Yoko Ono per l’arte, la cultura e la società del secondo Novecento. Artista d’avanguardia, trasversale alle diverse discipline, è ancora oggi un importante punto di riferimento per esponenti delle arti visive e performative

Francesca Alfano Miglietti, teorica e critica d’arte nota con lo pseudonimo FAM, ha di recente dato alle stampe per i tipi di Shake Edizioni la sua prima biografia: Yoko Ono. Brucia questo libro dopo averlo letto, scritta con il nipote Daniele Miglietti. Non è propriamente una scrittura a quattro mani ma un’equa divisione del lavoro e del volume in due parti (circa 200 pagine a testa), lasciando ciascun autore analizzi il fenomeno Yoko Ono dal proprio punto di vista che nel caso di FAM corrisponde a quello dei linguaggi visivi e per Daniele Miglietti a quello della musica sperimentale.
Emerge il ritratto di una donna estremamente intelligente, sensibile, curiosa e di un’artista coraggiosa nel dare forma alle proprie idee, sovente meticciando tra loro generi e linguaggi. Idee e intuizioni forti, capaci di precorrere i tempi, ciclicamente riscoperte, che agli occhi di storici e critici fanno di Yoko Ono una delle figure più significative delle avanguardie del Novecento. Un’artista inarrestabile come dimostra il minuzioso elenco di performance e installazioni compilato da FAM, sottolineandone l’attenzione nel legare ogni evento all’attualità – in primo luogo alla pace – o al contesto socio culturale del Paese che la ospita, prestandosi a fare da cassa di risonanza per problematiche locali.
Daniele Miglietti dal canto suo, sottolinea quanto risulti stupefacente “come abbia potuto “la donna più odiata del rock” influenzare in modo profondo la musica sperimentale, il punk, la new wave, e in generale tutta la cultura underground a lei successiva: Sonic Youth, B-52’s, Talking Heads, Meredith Monk, William Bennett, Tori Amos, Bjork, Kate Bush, Madonna, Fiona Apple, Cyndi Lauper, Lady Gaga, Wu-Tang Clan e molti altri” (pag. 206). Un’influenza che, come prosegue Miglietti, è ancora forte ai nostri giorni: “molti dei remix dance di Yoko Ono – che nel circuito dei club assunse il nome minimalista ONO – confluirono in due raccolte ampiamente acclamate dalla critica Open Your Box (2007) e Yes, I’m a Witch Too (2016). Oggi la performer detiene il guinness dei primati come persona più anziana ad aver mai raggiunto il vertice di una classifica dance” (pag. 389).
La biografia nasce dall’esigenza di raccontare il percorso dell’artista insignita del 2009, nel corso della 53° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, del Leone d’oro alla carriera. Un’artista troppo spesso emarginata per il suo essere donna, per le origini giapponesi, per essere troppo innovativa per i tempi o, al contrario, accusata di copiare John Cage quando è proprio lei ad aver ispirato con la sue creazioni sperimentali tanto il compositore statunitense quanto l’idea del movimento Fluxus, fondato nel 1961 da George Maciunas. FAM e Daniele Miglietti ne ripercorrono passo dopo passo l’evoluzione espressivo-creativa senza trascurane la tumultuosa vita privata a sottolineare quanto i due aspetti siano strettamente connessi tra loro.
Le pubblicazioni disponibili su Yoko Ono vertono in gran parte sul suo legame con John Lennon, affettivo e creativo, assegnandole un ruolo subordinato, a meno che si tratti di incolparla dello scioglimento dei Beatles. I testimoni dell’epoca assicurano che la sua fu una presenza discreta, cui non è ascrivibile alcuna responsabilità in merito: semplicemente il percorso insieme dei FabFour era arrivato al capolinea. È doveroso invece aggiungere come la sua presenza abbia ispirato e poi incitato un timido John  Lennon a intraprendere nuove strade, finendo incontrovertibilmente per danneggiare – a voler usare un eufemismo – la propria. Lennon stesso ammette infatti senza esitazione: “dopo aver incontrato Yoko per la prima volta, mi sono aperto un mondo nella testa. Mi ha incoraggiato a fare film, a fare musica più stravagante, mostre in galleria, a fare di più dell’arte che facevo privatamente. Qualsiasi cosa facessi, mi ha incoraggiato a farla” (pag. 27).
Una delle opere più significative di Yoko Ono è Grapefruit, il libro contente descrizioni di azioni da compiere: un nuovo approccio all’arte e alle performance, prima ancora vengano compiute in pubblico, da aggiungere alla documentazione che ne testimonierà l’esecuzione. Descrizioni che prevedono un ruolo attivo del pubblico a iniziare da quella che prescrive “Brucia questo libro dopo averlo letto” da cui FAM e Daniele Miglietti mutuano il titolo della biografia edita da Shake. Stampato per la prima volta nel 1964 con una tiratura di sole 500 copie, Grapefruit, in occasione della ristampa del 1970, vanta l’introduzione di Lennon che ammette: “Questo è il libro più grande che abbia mai bruciato”.
L’invito di Artalks è ovviamente di non bruciare il libro – i libri non andrebbero mai bruciati! – ma di regalarlo a chi liquida ancora oggi Yoko Ono come “la donna che ha fatto sciogliere i Beatles” affinché realizzino quale sia il suo vero ruolo nell’arte e nella musica moderne e contemporanee.

Silvana Costa

Daniele Miglietti, Francesca Alfano Miglietti “FAM”
Yoko Ono
Brucia questo libro dopo averlo letto
Shake Edizioni, 2025
400 pagine
prezzo 25,00 Euro
https://shake.it