L’uomo palloncino

Giulia Lombezzi, autrice del lunare Così è (forse) ispirato a Pirandello, svela ora con toni tragicomici l’inferno che si cela dietro la facciata del lavoro più divertente del mondo: l’animatore di villaggio turistico.

Ripensate alle vacanze al mare. Anche se non siete andati in un villaggio turistico ma in una semplice spiaggia attrezzata vi sarà capitato di essere invitati dagli animatori di turno alle più disparate attività ricreative. Ma ci siamo mai soffermati a pensare quale sia la vita di uno di quei ragazzi dal sorriso stampato in volto e dall’energia inarrestabile?
La scrittrice Giulia Lombezzi sì, traendone il monologo L’uomo palloncino in questi giorni in scena a Campo Teatrale a Milano, con Tomas Leardini calato nei panni di Émile, animatore in un Miniclub dove i genitori parcheggiano i bambini per divertirsi indisturbati.
L’esperienza di Émile seppellisce passo a passo tutti i luoghi comuni su tale attività: è una soluzione furba per farsi le vacanze pagate; ci si intrattiene con gli ospiti in allegria; si mettono in mostra fisico abbronzato e simpatia dirompente mietendo conquiste.
Nulla di più lontano dalla realtà. Il villaggio turistico non è il Paradiso Terrestre ma una sterminata distesa di bungalow tutti uguali in cui è semplice perdere l’orientamento e vagare per ore con i piedi in fiamme; gli ospiti sono gruppi di annoiati clienti che vanno soddisfatti e compiaciuti a ogni costo per evitare diffondano recensioni negative; i colleghi non sono amici ma rivali nella lotta per la scalata sociale. Il personale, inclusi gli animatori, è infatti irreggimentato in base all’anzianità del servizio e al valore dimostrato. Il nostro Émile per esempio, arrivato da poco, è stato assegnato al Miniclub, a occuparsi dei bimbi di 4 e 5 anni, piccoli folletti senza controllo che ancora non sanno compiere da soli azioni come mettersi il costume, mangiare o andare in bagno. Émile spende ogni forza per farli divertire, giocando e cantando con loro, sperando i genitori lodino la sua abnegazione e Remi, il capo villaggio che decide le sorti di tutti loro, lo promuova. O lo licenzi ma non lo trasformi in uomo palloncino. In cosa consista tale atroce punizione lasciamo lo scopriate a teatro dalla voce rotta di Émile.
Tomas Leardini con l’imponenza della sua presenza fisica riempie lo spoglio spazio scenico mentre con grande abilità distorce faccia e voce da navigato show man per intrattenere e coinvolgere il pubblico. Leardini è inarrestabile sul palcoscenico come Émile nel lavoro che, forte dell’entusiasmo giovanile non si perde mai d’animo, stringe i denti e va avanti tra imprevisti e scivoloni nella toilette dal pavimento bagnato. Tuttavia a noi più che il ricordo dell’esperienza della scorsa estate sembra una cronaca dal centro addestramento reclute di Full Metal Jacket (1987), con Remi nei panni del sergente maggiore Hartman.
Si ride di gusto assistendo a L’uomo palloncino ma non crediate che la situazione descritta da Giulia Lombezzi sia frutto di fantasia. Certo, l’autrice ci ha messo grande ritmo e ironia per conferire alla storia un’allure surreale tuttavia, complice la carenza ormai endemica di impiego, non illudiamoci che la vita di quanti entrano o si ricollocano nel mondo del lavoro oggigiorno sia molto più agevole di quanto portato in scena. Tra titolari vocati esclusivamente al profitto, superiori incapaci di motivare i sottoposti e clienti talmente bizzarri da essere al limite della paranoia, Giulia Lombezzi, come già Paolo Villaggio, potrebbe trarne una grottesca serie di successo.

Silvana Costa

Lo spettacolo continua:
Campo Teatrale
via Cambiasi, 10 – Milano

fino a domenica 17 marzo 2019
spettacolo ore 21.00
giovedì ore 20.00
domenica ore 18.30
servizio di baby sitting
www.campoteatrale.it
 
L’uomo palloncino
scritto e diretto da Giulia Lombezzi
con Tomas Leardini
foto di Martino Lombezzi
con la collaborazione di SeeMars

spettacolo vincitore Bando Theatrical Mass – Campo Teatrale 2018

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