Se un pomeriggio d’autunno un viaggiatore

I Can Reach You 1Alla Tenuta dello Scompiglio di Vorno, in provincia di Lucca, è stato da poco inaugurato I Can Reach You (From One to Many). Un viaggio che parla di viaggio.

Ottobre. Di nuovo quassù. Nel suo verde ritiro, la Tenuta sfiorisce e rifiorisce a seconda dell’ora. Al principio muta, nel primo pomeriggio, spolverando al vento i laterizi del tetto. Sorseggia il thè torbido del silenzio e aspetta. A tempo inoltrato, un’emorragia di api sonnolente ne segna appena il viale e il vestibolo, girandole attorno. Brusio pacato che lentamente si accresce. E alle quattro in punto, ecco lo sciame.
I Can Reach You (From One to Many) riceve il battesimo in questo 3 ottobre assolato, impigrito dalla persistenza del silenzio. A colpire ancora una volta è la profondità, l’inesauribilità dello spazio che ci ingloba, dove la materia terrena e la trascendenza del pensiero originano connubi discreti, ma sempre a portata della pupilla. E così nulla tiene l’ospite imbrigliato presso la saletta dell’attesa, quando il girovagare è parte integrante dell’esperienza che la Tenuta offre, anzi, diciamolo pure, la spontaneità ritrovata figura tra gli obiettivi principali del progetto dello Scompiglio. Se così non fosse, non vi sarebbero – a disposizione degli avventori – chilometri interi di sentieri percorribili, sovente deserti.
Ma torniamo sul nostro, di sentiero.
I Can Reach You (From One to Many) scaturisce da un incontro – come la quasi totalità delle cose che nascono. Nello specifico, l’incontro tra più artisti e diversi curatori, accomunati da una forma di pellegrinaggio fisico, che rispecchia quello esistenziale ed emotivo. Gazebo dai tralicci perennemente in fiore è ancora una volta la Tenuta, con il velo di pacata attesa che si riversa sulle teste degli avventori – quasi sposi di una cultura islamica chini sullo specchio rituale. Ne emerge un bouquet composto da tre opere, interconnesse tra loro, ma diversamente elaborate dalla lente sentimentale di ciascun artista.
Frequenza Fondamentale (di Bianco-Valente), Dove il Passo (opera di Claudia Losi) e Una Domanda che Cammina (firmata da Valerio Rocco Orlando). Da queste prime produzioni ci si auspica che, entro marzo 2016, si dirameranno manifestazioni di più ampio respiro, di cui le tre opere rappresentano prevalentemente un seme di partenza.
Dove il Passo è il morbido preludio al ciclo di opere, concretizzato nell’immagine di una tessitura intricata. Su di un’altezza che sovrasta quella umana e snodandosi nello spazio per svariati metri, l’intreccio di nastri policromi crea un gioco di linee e percorsi che è bello seguire e intersecare col proprio sguardo. Concepito nel corso di un viaggio compiuto a piedi dall’artista da Piacenza allo Scompiglio, Dove il Passo imprime una memoria unicamente sensoriale ed emotiva, conservando frasi smozzicate, citazioni, descrizioni scarnificate trascritte sui nastri e destinate a intrecciarsi tra loro, in un crescendo di brani che si compongono nell’occhio del visitatore. Non più luoghi geograficamente determinati, bensì dettagli, colorazioni, linee di odore, testi estrapolati, decontestualizzati, gli uni sovrapposti agli altri: ancora una strada sbagliata, voltarsi indietro, correre lungo il nastro rosso. Intersecazione con un nastro giallo trasversale: l’uomo davanti a me si volta; la soluzione è nel primo nastro che l’occhio avviluppa, col suo “segnale d’amore“. Il risultato sarà dunque una costruzione sintattica quale: “Strada errata, torna indietro. L’uomo davanti a me si volta. Segnale d’amore“. Un risultato individuale, soltanto uno tra i molti possibili. Suona familiare, come le pagine tappeto di epoca barbarica, dove filamenti infiniti si perdono gli uni negli altri, senza destinazioni certe, se non l’autoincanto.
Frequenza Fondamentale offre, al contrario, un contatto dinamico, penetrante e, al contempo, sfuggente, dove l’incontro più significativo è quello tra luce e suono. Nella sala espositiva situata più in profondità, nove frequenze sonore eseguono un movimento ellittico, riprendendo i moti del sistema solare. In contemporanea, una sequenza di luci proiettate sulla parete si adeguano al reciproco avvicinarsi e allontanarsi delle onde, in un enigma sensoriale che radica lo spettatore nella brama di scioglierlo. Invitati a spostarci nello spazio, avvertiamo questo pulsare, questo tendere corde infinite prima all’esterno, poi all’interno di sé, fino a scivolare in uno stato ipnotico, a tramutare la vibrazione siderale in vibrazione chimica, personale, emessa dal proprio io in direzione dei corpi vicini. Ne consegue lo sfaldamento. Lo spettatore cessa di essere spettatore, cessa di essere uomo. E diventa esso stesso frequenza.
Infine, alle 16.00, Una Domanda che Cammina. Ancora allo stadio embrionale, l’ultima opera non si accontenta di un singolo creatore: ne vuole a centinaia. E così, ciascun visitatore, messo a tu per tu con l’artista (Valerio Rocco Orlando), è condotto dal medesimo in uno spazio caldo, che lo ingloba. Lui, nelle vesti del passeggiatore nelle serate marine, parla, pone domande. La tematica presentata ha connessioni profonde con la necessità dell’accoglienza, con la figura dell’errante e del sereno ritiro, sebbene le linee guida siano tuttora vaghe. Ci dicono che il progetto moltiplicherà, espanderà se stesso oltre lo spazio performativo dello Scompiglio, fino alla piazza del Duomo di San Martino, nel cuore di Lucca. Questo a febbraio, se qualcosa si sarà costruito nel frattempo. Sino ad allora, tutti sono invitati a collaborare, a parlare, a fermarsi un istante, giusto un istante.
Prima di riprendere il viaggio.

Sharon Tofanelli

I Can Reach You 3I Can Reach You 4

L’esposizione/progetto continua:
Tenuta Dello Scompiglio
via di Vorno, 67 – Vorno (Lucca) 
fino a domenica 28 febbraio 2016
www.delloscompiglio.org

I Can Reach You (From One to Many)
Bianco-Valente, Claudia Losi e Valerio Rocco Orlando
a cura di Daria Filardo, Pietro Gaglianò e Angel Moya Garcia

 

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