Tracce di resilienza urbana

Riprende il viaggio nelle periferie milanesi di The Yellow Bus, l’imponente mezzo di traporto utilizzato da Teatro del Simposio per un’Odissea dei giorni nostri.

Decine e decine di secoli sono trascorsi da quando Ulisse si è guadagnato un posto tra le divinità e gli eroi dell’antica Grecia eppure mai in questo ampio lasso di tempo le sue gesta hanno cessato di affascinare l’uomo. Se Icaro incarna il desiderio di volare, il re di Itaca è l’emblema dell’uomo dall’irrefrenabile sete di conoscenza, come egli stesso spiega a Dante nel XXVI Canto dell’Inferno (94/99): “né dolcezza di figlio, né la pieta / del vecchio padre, né ’l debito amore / lo qual dovea Penelopé far lieta, / vincer potero dentro a me l’ardore / ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto, / e de li vizi umani e del valore”.
Odisseo, che per perseguire il proprio scopo sfodera all’occorrenza astuzia e coraggio, è un modello ricorrente per autori di ogni epoca e latitudine che, anche quando ogni remoto angolo del globo terrestre è raggiunto, settano la rotta verso luoghi sino allora impensabili: si pensi al viaggio introspettivo dell’Ulysses di James Joyce o alla futuribile 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick.
Ora che l’esplorazione spaziale sta risolvendo quesiti millenari, quali sono le nuove frontiere da superare? Antonello Antinolfi per esempio attinge alla cronaca, esplorando i grandi problemi sociali del mondo contemporaneo autoproclamatosi evoluto, e risponde con Odissea. Tracce di resilienza urbana, il nuovo lavoro di Teatro del Simposio inserito nel progetto The Yellow Bus, ideato dalla compagnia per portare il teatro anche nelle zone più periferiche di Milano. Il grande autobus giallo che sembra uscito da un film on the road statunitense, attrezzato sia per trasportare l’attrezzatura tecnica sia per fungere da scenografia e palcoscenico, al suo arrivo crea grande curiosità, soprattutto tra i più piccini che corrono a tempestare questi moderni cantastorie girovaghi di domande e poi, quando la rappresentazione inizia, restano stregati dalla magia del teatro.
Indubbiamente per un attore la piazza non è la sede migliore dove esibirsi per i mille fattori che ne disturbano la concentrazione ma se è vero, come svela Ettore Distasio in un passaggio dello spettacolo, che “un bravo attore quando dimentica la battuta deve saper improvvisare”, è anche vero che i tre attori in scena in Odissea. Tracce di resilienza urbana denotano grande prontezza nell’interagire con il pubblico durante le immancabili invasioni di scena.
Ettore Distasio, Mauro Negri e Greta Asia Di Vara sono i passeggeri dell’autobus giallo diretto verso una terra dove il sogno di una vita migliore possa diventare realtà. Antinolfi con grande sensibilità non ignora il desiderio di benessere economico – per sé e per la famiglia che si lascia alle spalle – che ancora oggi muove troppa parte della popolazione mondiale ma a questo tema affianca la ricerca della dignità. La dignità di poter abbandonare questa vita prima che la malattia paralizzi ricordi e movimenti; la dignità della parità di trattamento a prescindere dal genere; il rispetto dovuto a ogni essere umano, indipendentemente dall’umiltà delle mansioni svolte, dal colore della pelle, dal Paese d’origine e dalle divinità che prega; il rispetto di sé stessi, elemento basilare per ottenere quello altrui.
Il disprezzo e i pregiudizi vanno di pari passo con l’ignoranza e la paura per il diverso che ci si rifiuta di conoscere, che si tollera ma non lo si integra continuando a guardarlo con sospetto. È emblematico a tal proposito il monologo di Distasio che nei panni dell’immigrato dall’Est europeo gioca d’astuzia e compiace l’interlocutore rassicurandolo della validità dei propri pregiudizi, marcando l’accento straniero e millantando posizioni estremiste. È questa la resilienza cui Antinolfi allude nel sottotitolo della pièce che si sviluppa come un viaggio durante il quale il pubblico ha modo di conoscere le storie dei personaggi che salgono sull’autobus con una valigia colma di ricordi e speranze.
Si sorride un po’ immedesimandosi in certe situazioni e ci si rabbuia pensando invece che non vorremmo mai essere costretti ad affrontare le restanti, trascinati dal vortice di emozioni scatenato dalle interpretazioni di Distasio, Negri e Di Vara.
Lo spettacolo vede alla guida o, meglio, alla regia Francesco Leschiera che si assicura il viaggio prosegua senza scossoni, lasciando i dialoghi fluiscano l’uno nell’altro con naturalezza, evidenziando così come tutte le testimonianze di malessere – economico, famigliare, fisico o psicologico – siano nient’altro che diversi aspetti di uno stesso problema sociale.
Leschiera sfrutta le potenzialità offerte dal grande autobus giallo per sottolineare i tre momenti in cui si articola un viaggio – anche se metaforico come questa Odissea – muovendo i personaggi tra interno ed esterno, tra lo spazio aperto della piazza e il rassicurante abbraccio del sedile, tra il dialogo e la riflessione intima. Prima di salire a bordo, tra la coda per il bagno e l’ultima sigaretta, i personaggi confidano al pubblico aspettative e propositi, chi con l’entusiasmo che precede una sfida importante, chi con la pacatezza di quanti sanno di non poter sfuggire all’ineluttabilità della vita. A bordo quel misto di nostalgia e tristezza inscindibile da ogni partenza rende impossibile dormire e induce a riconsiderare pro e contro del cammino intrapreso, scatenando un concitato flusso di pensieri disturbato a intervalli regolari dalle chiacchiere telefoniche a voce alta del vicino di posto molesto. È umano vacillare ma come Ulisse i viaggiatori si sono prefissati una meta e, facendosi coraggio, scesi dall’autobus afferrano la valigia e proseguono verso la tappa successiva mossi dalla curiosità di vedere cosa li attenda.
Indietro non si torna e, non sempre, è un’opzione attuabile.

Silvana Costa

Lo spettacolo è andato in scena:
Municipio 6
piazza Berlinguer – Milano
24 settembre
Municipio 2
Anfiteatro Martesana – Milano
25 settembre

Odissea
Tracce di resilienza urbana

drammaturgia di Antonello Antinolfi
regia di Francesco Leschiera
con Ettore Distasio, Mauro Negri, Greta Asia Di Vara
scene e costumi di Paola Ghiano, Francesco Leschiera
elaborazioni e scelte musicali  Antonello Antinolfi
grafica di Valter Minelli
produzione Teatro del Simposio
https://teatrodelsimposio.wixsite.com/teatrodelsimposio

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