Angels in America

Torna uno dei grandi successi del Teatro Elfo Puccini con un cast in parte rinnovato eppure inalterato nello spirito epico e “nella regia illuminista, ma carica di sentimento” curata da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani.

Cosa accade in Paradiso quando Dio se ne va?
Tutto inizia il 18 aprile 1906, con il violento terremoto che colpisce la città di San Francisco mietendo oltre tremila vittime, persone accentrate in quell’unico luogo quale conseguenza delle dinamiche migratorie che caratterizzano il comportamento umano. Quel giorno Dio, affranto dall’accaduto, abbandona la propria dimora senza lasciare traccia alcuna. In sua assenza gli angeli disorientati assistono impotenti al succedersi di eventi drammatici che flagellano il mondo ma, quando all’inizio degli anni Ottanta la situazione sembra rasentare l’Apocalisse, decidono di correre ai ripari affidandosi a un profeta. Un angelo (Sara Borsarelli) viene inviato sulla Terra a prendere contatto con il nuovo profeta destinato a recare alle genti l’invito divino a porre fine alle migrazioni per evitare il tracollo.
Si chiude con questo quadro Si avvicina il millennio, il primo dei due capitoli che con Perestroika compone Angels in America. Le due parti del dittico teatrale di Tony Kushner debuttano negli USA rispettivamente nel 1993 e nel 1994, vincendo entrambe il Tony Award e il prestigioso Premio Pulitzer per la drammaturgia. Non è da meno l’allestimento proposto ormai una dozzina di anni fa da Teatro Elfo Puccini, insignito di tutti i maggiori riconoscimenti teatrali italiani. Rispetto a tale edizione, Angels in America attualmente in scena a Milano ha rinnovato la componente giovane del cast, puntando su attori di indiscusso talento come Angelo Di Genio che tiene abilmente testa a un maestro del calibro di Elio De Capitani. Allora come oggi i due capitoli sono proposti singolarmente o insieme, in forma di maratona che, inclusi gli intervalli, dura circa otto ore, e permette allo spettatore di non spezzare la magia del flusso narrativo. Lo spettacolo è una produzione di Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia e Teatro dell’Elfo e ha debuttato in prima nazionale all’inizio dell’estate al Napoli Teatro Festival. L’esito è ancora una volta coinvolgente, accolto dal pubblico emozionato con lunghi applausi ad attori e registi.
Prior Walter (Angelo Di Genio) è un giovane omosessuale newyorkese che nel 1985 scopre di essere ammalato di AIDS. Louis Ironson (Umberto Petranca), il suo fidanzato, incapace di gestirne emotivamente la malattia e temendo di esserne contagiato, lo lascia. Fortunatamente a Prior, confinato senza forze nel letto, restano amici come l’ex (ex?) travestito Belize (Alessandro Lussiana) che lo assiste combinando la professionalità dell’infermiere con le terapie delle antiche tribù americane.
Nel frattempo in ospedale, nel reparto dove presta servizio Belize, viene ricoverato il cinico Roy Cohn (Elio De Capitani), un avvocato senza scrupoli nel manomettere la bilancia della giustizia a favore dei propri interessi: a lui si deve nel 1951 la condanna a morte di Julius ed Ethel Rosenberg per sospetto spionaggio. Ethel, sotto forma di fantasma (Cristina Crippa) torna a fare visita a Roy nonostante l’avvocato non le dimostri alcun rimorso per il processo sommario, nemmeno quando scopre di essere stato infettato anche lui dall’AIDS.
Le vite di questi personaggi si intersecano con quelle dei coniugi Pitt: John (Giusto Cucchiarini) e Harper (Giulia Viana), oltre che con la di lui invadente madre (Ida Marinelli). John è un giovane avvocato mormone alle prese con una carriera al di sotto delle proprie aspettative, con una probabile omosessualità latente oltre che con una moglie depressa e farmaco dipendente.
Il sipario di Angels in America si alza sulla New York del 1985 e tratteggia un veloce ma esauriente panorama della situazione mondiale in corso. Come già accennato, sono gli anni della diffusione capillare del virus dell’HIV – non solamente nella comunità gay, come i perbenisti vogliono far credere – e della messa a punto dei farmaci che consentano di migliorare la qualità e la durata della vita degli ammalati. Ai rampanti yuppies che cavalcano la (non) politica economica reaganiana, ostentando elevati livelli di benessere, si contrappone il disagio delle fasce più deboli della popolazione abbandonate al solo aiuto di privati o religiosi. Il titolo del secondo capitolo della saga, Perestroika, evoca invece il clima di rinnovamento perpetrato in Unione Sovietica che, nel giro di poco tempo, conduce alla fine della guerra fredda tra USA e URSS. Resta tuttavia alto il rischio atomico, non più per motivi bellici quanto per problemi di stoccaggio e manutenzione dell’arsenale militare e delle centrali nucleari. La Terra mostra i primi segni di sofferenza ambientale: si inizia a parlare di buco nell’ozono, surriscaldamento globale, estinzione di specie animali e vegetali.
New York è il simbolo dell’edonismo, del successo e del benessere; è la metropoli dove trovano casa uomini e donne di ogni credo, ceto e razza. Lì le singole esistenze in cerca di libertà espressiva si intrecciano tra loro e dettano il ritmo della Storia collettiva; lì gli angeli trovano il profeta che possa aiutarli a fermare questi folli flussi migratori: è Prior Walter. Il giovane, ammalato e depresso, traumatizzato dall’apparizione angelica e dal compito assegnatogli, si scuote dal torpore e si ingegna su come conseguire il proprio obiettivo: rifiutare il ruolo impostogli senza rimetterci la vita. Inizia così un percorso di ricerca che lo porta a esplorare la Bibbia, scoprendo le molteplici declinazioni proposte dalle diverse religioni per il rapporto con il divino.
L’allestimento minimalista e multimediale del palcoscenico enfatizza la componente onirica e visionaria di un testo che alterna alla drammaticità dei fatti un certo amaro umorismo derivante dalle bizzarre situazioni cui la sorte riesce a dar vita. Angels in America incede con toni epici e solenni verso un finale in cui la retorica si spande a piene mani: è interessante constatare come, con la consapevolezza odierna dei fatti accaduti in seguito, ciò non risulti stucchevole quanto profetico. Nel novembre 1989 cade il muro di Berlino e a breve iniziano a vacillare i regimi totalitari europei di matrice sovietica; ovunque nel mondo si respira aria di rinnovamento, auspicando ripresa economica e, soprattutto, libertà.
Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani ripropongono in questa Stagione Angels in America come messaggio di speranza in un momento di crisi socio-economica da cui, a differenza di allora, non si scorgono indizi di ripresa. Il mondo, ora come non mai bisognoso di una guida, sembra aver individuato nella giovane attivista Greta Thunberg il nuovo profeta che scuota i governanti e guidi la massa almeno alla salvaguardia del pianeta. Non si sa se dietro la ragazza ci siano gli angeli o altre umane entità ma adesso non importa:ci limitiamo ad apprezzare compiaciuti il risultato di aver svegliato le persone dal torpore autocommiserativo in cui erano sprofondate.
Appuntamento a teatro ma questa volta non soltanto per sognare quanto per imparare dal passato e organizzare un piano di riscossa.

Silvana Costa

 

Lo spettacolo continua:
Teatro Elfo Puccini
c.so Buenos Aires 33 – Milano
fino a domenica 24 novembre 2019
maratone: sabato 26 ottobre, domenica 10 e 17 novembre
www.elfo.org

Angels in America
Si avvicina il millennio
Perestroika
di Tony Kushner
uno spettacolo di Ferdinando Bruni, Elio De Capitani
con Angelo Di Genio, Elio De Capitani, Cristina Crippa, Ida Marinelli, Umberto Petranca, Sara Borsarelli, Alessandro Lussiana, Giusto Cucchiarini, Giulia Viana
scene di Carlo Sala
costumi di Ferdinando Bruni
video di Francesco Frongia
luci di Nando Frigerio
suono di Giuseppe Marzoli
una produzione
Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia e Teatro dell’Elfo

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