Che poi domani piove (ancora)

Teatro Linguaggicreativi ospita una brillante commedia di Paolo Trotti che, prendendo le mosse dagli stereotipi del genere della rapina e giocando con gli estremi comici e drammatici propri del genere, si evolve attraverso continui svelamenti per andare a sviscerare la complessità delle relazioni famigliari, del tradimento e del senso di colpa.

A Teatro Linguaggicreativi nel fine settimana dal 10 al 12 aprile è andato in scena quello che probabilmente è lo spettacolo più atteso della Stagione Solare 2026: Che poi domani piove (ancora), un’opera originale di Paolo Trotti nata da un’idea di Michele Agrifoglio e Simona Migliori.
La struttura portante di Che poi domani piove (ancora) è quella della commedia su cui l’autore innesta poi una serie di altri generi: il noir della vecchia Hollywood con le sue dark lady, il pulp alla Tarantino, il poliziesco con la celeberrima scena della sparatoria sulla scalinata de Gli intoccabili e il dramma famigliare unito all’introspezione psicologica. Il risultato è strepitoso: il pubblico si appassiona alle vicende narrate, struggendosi sino alla fine di venire a capo dell’intricata tessitura degli eventi e, soprattutto, si diverte molto, abbandonandosi a sonore risate a scena aperta.
La storia non si sviluppa linearmente ma punta su una serie di flash back intesi a fornire al pubblico nuovi indizi sui legami tra i tre protagonisti ma, soprattutto, a stravolgere le certezze maturate sino a quel punto.
Gabriele Genovese e Stefano Annoni interpretano due fratellastri, accomunati da un padre che li ha abbandonati, insieme alle rispettive madri, per nuove avventure amorose. Il primo, il maggiore, nutre un profondo rancore nei confronti del genitore e un po’ anche per il fratellastro con cui il padre si è ricostruito una famiglia scordandosi di lui. Ha un modo di fare furbetto e disincantato, ormai disilluso dalla vita e dall’altro sesso. Il secondo invece pecca di ingenuità al limite della dabbenaggine, lento nel comprendere le situazioni, leale nei sentimenti e incline a fidarsi del prossimo, incluso il padre verso cui nutre sensi di colpa tali da spingerlo a contribuire alla sua evasione.
Simona Migliori sembra arrivare sul palcoscenico di Teatro Linguaggicreativi direttamente da un noir americano degli anni Quaranta/Cinquanta: è una dark lady fredda, misteriosa e calcolatrice, abile nell’indurre gli uomini a soddisfare la propria avidità facendo leva sul fascino. Capelli biondi, unghie e rossetto di un intenso jungle red, calze con riga posteriore, soffice stola in pelliccia e un abito nero che ne evidenzia le forme mentre cammina ondeggiando come il serpente tentatore dell’Eden per andare a insinuarsi tra i due fratellastri.
Brava Simona Migliori a giocare con il personaggio, enfatizzandone la gestualità e sfoderando una voce sensuale: con magistrale sapienza arriva al limite della caricatura della sciantosa, senza tuttavia superarlo – con il rischio di scivolare nel grottesco – e catalizza l’attenzione del pubblico ogni volta guadagna il centro della scena.
È lei a persuadere il più giovane a compiere una rapina in banca, descrivendogli una piccola agenzia di paese, poco sorvegliata ma con le cassette di sicurezza piene zeppe dei soldi di piccoli criminali di provincia. Un colpo facile che gli consentirebbe di pagare chi possa aiutare il padre a evadere di prigione: lei gli metterebbe a disposizione un appartamento in periferia per nascondersi alcuni giorni dopo la rapina, in attesa che le acque si calmino. Un colpo da pianificare con meticolosità, non tralasciando alcun dettaglio, e in cui è fondamentale coinvolgere anche il fratellastro appena uscito di prigione.
Queste le premesse di Che poi domani piove (ancora).
Paolo Trotti rappresenta i momenti concitati della rapina, la fuga per le strade di campagna cercando di non dare nell’occhio e la convivenza forzata in attesa di poter tornare alla propria vita o, meglio, elaborando progetti per imprimerle una svolta importante grazie alla propria parte del bottino. Tutti e tre i personaggi in scena dichiarano progetti che, man mano la commedia si sviluppa, si rivelano fumo gettato negli occhi degli altri per celare le reali intenzioni. Lo stesso autore, infatti, sottolinea come “ogni protagonista nasconde il suo interesse dietro una maschera. Non solo metaforica, ma reale. Le maschere da animali con cui compiono la rapina, le maschere delle mucche che, danzando, li guardano andare verso la banca, persi in una pianura infinita. Non ci sono innocenti. Neanche tra i rapinati”.
I continui salti a ritroso nel tempo che interrompono la narrazione consentono di scoprire quali siano le reali motivazioni di ciascuno al partecipare – direttamente o indirettamente – alla rapina. Motivazioni che affondano le radici nella complessità delle relazioni famigliari dei fratellastri, portate all’attenzione del pubblico da Trotti con la consueta sornioneria, ammantandole di travolgente comicità non per sminuirle ma, anzi, a ergerle a indiscusse protagoniste di Che poi domani piove (ancora).
Ottimi Stefano Annoni e Gabriele Genovese nel ricostruire il rapporto tra i due fratellastri, tra accesi battibecchi, rivendicazioni supportate da pretesti oziosi e una bizzarra foma di complicità che tenacemente cerca di fare capolino dal fondo dei loro animi.
Paolo Trotti nel ruolo di regista valorizza il testo conferendo un ritmo vivace alla recitazione, da un lato, a esaltare battute e situazioni comiche e, dall’altro, a manifestazione del costante sforzo compiuto dai personaggi per celare le proprie macchinazioni. Trotti, che indubbiamente può contare su attori dalle importanti doti interpretative, capaci di spaziare tra i generi, dalla commedia al dramma, induce gli attori a giocare con i propri personaggi, enfatizzandone le peculiarità. Peculiarità che mutando a ogni nuovo svelamento, obbligandoli così a esplorare l’intera gamma delle emozioni umane.
Il pubblico segue divertito e con gande attenzione per non perdersi alcun dettaglio dei continui balzi avanti e indietro nel tempo. Il lungo applauso finale è il giusto tributo a uno spettacolo di qualità, ben scritto, ben diretto e ancor meglio interpretato.
Uno spettacolo inteso a fissarsi a lungo nella mente degli spettatori, sollevando riflessioni di natura personale sulla complessità delle relazioni famigliari, dei tradimenti e del conseguente senso di colpa.

Silvana Costa

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Linguaggicreativi
via Eugenio Villoresi, 26 – Milano
10-12 aprile 2026

www.linguaggicreativi.it
 
Che poi domani piove (ancora)
drammaturgia originale di Paolo Trotti
da un’idea di Michele Agrifoglio e Simona Migliori
con Stefano Annoni, Gabriele Genovese, Simona Migliori
regia di Paolo Trotti
assistente alla regia Caterina Piotti
coproduzione Teatro Linguaggicreativi e Teatro San Teodoro