Diplomazia

Il sipario del Teatro Elfo Puccini si riapre con una tenzone dialettica tra giganti del calibro di Bruni e De Capitani quale preambolo di una Stagione di alto livello.

Il Teatro Elfo di Milano torna a spalancare le porte al pubblico e dà il via alla Stagione 2020/21 con uno spettacolo di Cyril Gely a lungo atteso, in calendario sino al 22 novembre: Diplomazia. Sul palcoscenico due dei direttori artistici dell’Elfo, due autentici pezzi da 90 del teatro italiano: Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, in rigoroso ordine alfabetico.
Il testo debutta in prima assoluta nel 2011 collezionando da allora ampio consenso di pubblico e una pluripremiata versione cinematografica diretta da Volker Schlöndorff (2014).
Diplomazia trae spunto da un fatto storico realmente accaduto nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1944, quando la Seconda Guerra Mondiale sembra indirizzarsi verso la definitiva capitolazione del Terzo Reich. Poche settimane prima, il 6 giugno, gli alleati sono sbarcati sulle coste della Normandia e hanno preso la via di Parigi, consci dell’alto valore simbolico e strategico che liberarla dall’occupazione straniera avrebbe garantito loro. I nemici, in forte inferiorità numerica e stremati psicologicamente, sanno che la città è l’ultimo scudo per la Germania, il baluardo che potrebbe tardare l’ineluttabile caduta di Berlino. Dai discorsi dei personaggi emerge come la grande potenza tedesca sia ormai pronta a implodere su sé stessa, sommergendo con le sue rovine un leader che è diventato l’ombra di un tempo, con militari e cittadini increduli e sconvolti di dove la sua follia li abbia condotti.
Il generale Dietrich von Choltitz soppesa tutte queste implicazioni mentre dal suo quartier generale, allestito all’hotel Le Meurice in Rue de Rivoli, contempla la ville qui n’est plus lumière e ascolta i colpi dei carri armati alleati in avvicinamento. Per fermare loro e piegare ogni possibile ribellione della popolazione, alle prime luci dell’alba sarà attuato il piano del capitano Werner Ebernach che, grazie a cariche esplosive piazzate strategicamente, distruggerà i luoghi iconici, raderà al suolo un’alta percentuale di città lasciando che la Senna inondi i restanti quartieri. Un monito al nemico, un’azione disperata per prolungare la battaglia sul fronte francese che, lui per primo, probabilmente vorrebbe evitare.
La notte di von Choltitz scorre lenta e piena di angoscia come quella dell’Innominato di scolastica memoria, il pensiero oscilla dal dovere di militare al timore che la sua famiglia possa non comprendere il senso di tali azioni imposte dall’alto e rinnegarlo per la vergogna. Solo con i propri pensieri scopre che alle sue spalle si è materializzato il console svedese Raoul Nordling. Egli rappresenta uno Stato neutrale e, in quanto tale, si fa latore di un invito alle forze tedesche di occupazione a deporre le armi e abbandonare Parigi senza arrecarle ulteriori danni. Lo sconcerto del generale, più che dalla misteriosa apparizione e dalla richiesta rivoltagli, è dovuto al fatto che Nordling sia al corrente non solo del progetto di distruzione ma pure dei sentimenti che gli devastano l’anima.
Elio De Capitani è il generale Dietrich von Choltitz e Ferdinando Bruni il console Raoul Nordling e sul palcoscenico danno vita a un coinvolgente dibattito sul futuro di Parigi. Il pubblico sa che von Choltitz non ha attuato il piano impostogli dal Führer eppure non smette di volgere lo sguardo ora su un interlocutore ora sull’altro, preso da immotivata ansia, trascinato dalla forza del dialogo.
L’opera di Cyril Gely è un mirabile esempio della fine arte della diplomazia in cui nulla è come sembra: si dice solo quello che è utile in quel momento per piegare la resistenza dell’avversario. L’etica del singolo può dover esser accantonata in nome di un bene ultimo, più alto e nobile: quello del popolo che rappresenta. Solo alla fine, quando i due protagonisti si salutano e vanno incontro ai rispettivi destini, cadono le maschere permettendo di capire il vero senso dei gesti compiuti mentre gli indizi sparsi nel corso dello spettacolo si ricompongono come i pezzi di un puzzle.
Elio De Capitani e Ferdinando Bruni sono molto più che convincenti nei rispettivi ruoli, caratterizzandoli in ogni minima sfumatura, sia nel lato ufficiale, sia in quello privato, rivelando una volta ancora l’eccezionalità delle loro doti. D’altro canto i dialoghi scritti da Cyril Gely, tradotti per l’occasione da Monica Capuani, sono un ottimo terreno di cimento per l’arguzia delle battute, molte delle quali sottendono il tormento interiore del personaggio, donandogli una non comune profondità.
Sul palcoscenico sono presenti anche Michele Radice, Alessandro Savarese e Simon Waldvogel nei ruoli dei militari tedeschi a supporto del generale von Choltitz. Dietro le quinte non si può ignorare il magistrale studio delle luci compiuto da Michele Ceglia per enfatizzare la drammaticità di quella calda e lunghissima notte d’agosto. Alla regia lo stesso De Capitani e Francesco Frongia che, pur dilatando i tempi nei passaggi più carichi di pathos per accrescerne l’impatto sul pubblico, ritmano il duello diplomatico tra von Choltitz e Nordling trasformandolo in un scambio di colpi elegante ma senza tregua, sino a che l’avversario è al tappeto.
Impossibile non associarsi al pubblico nel tributare un lunghissimo appaluso al cast, ai registi e ai tecnici. Un applauso che esprime anche la gioia di essere tornati a teatro nonostante le paure alimentate dalla pandemia in corso.
Un ritorno a teatro con uno spettacolo come Diplomazia è importante perché, se da un lato permette di realizzare appieno quanto gli animi abbiano sofferto in assenza di forti stimoli culturali, dall’altro ricorda che la società da sempre affronta catastrofi – di origine naturale o umana, poco importa – da cui riesce a rialzarsi più forte di prima.

Silvana Costa

Lo spettacolo continua:
Teatro Elfo Puccini – sala Shakespeare
c.so Buenos Aires 33 – Milano
fino a domenica 22 novembre 2020
www.elfo.org

Diplomazia
di Cyril Gely
traduzione Monica Capuani
uno spettacolo di Elio De Capitani e Francesco Frongia
con Ferdinando Bruni, Elio De Capitani, Michele Radice, Alessandro Savarese, Simon Waldvogel
suono Luca De Marinis
produzione Teatro dell’Elfo e Teatro Stabile di Catania
in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura
durata: 90′ senza intervallo
prima nazionale
 
Repliche:
12/21 marzo
Teatro Stabile di Catania

12/13 aprile
Lac di Lugano

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