Il gatto di Georges Simenon

A trent’anni dalla scomparsa di Georges Simenon va in scena il celebre romanzo dedicato al gioco al massacro tra i coniugi Émile e Marguerite. Un gioco in cui il gatto e il pappagallo di casa sono elementi strategici del contendere.

Giuseppe, il gatto di Émile, è il pretesto per acerrime discussioni tra l’uomo e la moglie Marguerite, sintomo di un rapporto ormai compromesso e insanabile.
Émile Bouin è in pensione dopo una lunga carriera che da muratore, grazie al lavoro sodo e allo studio serale, lo porta a essere nominato ispettore dei Lavori Pubblici; in cantiere conosce Giuseppe, un gatto randagio che lo elegge immediatamente a inseparabile compagno di vita. Émile è vedovo da anni e, dopo la morte dell’adorata Angèle, vive a pensione presso una famiglia nei sobborghi parigini, dedicando il tempo libero alla lettura e a lunghe passeggiate con Giuseppe. Dall’altro lato della strada abita Marguerite Doise, discendente del fondatore del biscottificio Doise e proprietaria di tutte le case del quartiere. Lei possiede un pappagallo acquistato quando è rimasta vedova: il marito era un musicista, il primo violino dell’Opéra, un uomo raffinato dalle mani delicate e candide, così dissimili da quelle callose di Émile.
Le rispettive solitudini inducono Émile e Marguerite a sposarsi ma la differenza di origini sociali inizia sin da subito a pesare, sfociando in mutuo disprezzo, rimproveri, dispetti ed eloquenti mutismi. Il silenzio tra loro enfatizza i tonfi della palla metallica utilizzata per demolire le piccole abitazioni borghesi dall’altro lato della via e far spazio a palazzi multipiano. Una trasformazione dello skyline segno del progresso che avanza, di decisioni immobiliari più votate al tornaconto economico che alla graziosità e all’emotività. Il potente macchinario è una presenza incombente che rade progressivamente al suolo il piccolo mondo ovattato in cui Marguerite è cresciuta ma anche una metafora del dissolversi del rapporto tra i coniugi.
Questo l’inizio de Il gatto, la pièce in scena al Teatro Franco Parenti di Milano fino a domenica 1 dicembre. Il testo è l’adattamento di Fabio Bussotti dell’omonimo romanzo di Georges Simenon; lo spettacolo è diretto da Roberto Valerio e interpretato da Alvia Reale, Elia Schilton e Silvia Maino.
Bussotti offre una restituzione abbastanza aderente all’originale potendo contare sulla capacità di Simenon di scrivere opere di narrativa ricche di dialoghi e descrizioni delle scene che consentono di trasporle con relativa agilità per lo schermo o il palcoscenico. L’allestimento tutto, dalla traduzione del testo ai costumi disegnati da Francesca Novati, racconta lo scontro tra due persone agli antipodi: ruvido, colorito e spontaneo Émile (Elia Schilton reso folle dall’ira) mentre Marguerite (una poliedrica e impassibile Alvia Reale) ostenta modi affettati a memoria di un ruolo sociale che non ha più ragion d’essere.
Noi non vogliamo aggiungere altro per non rovinare la sorpresa a quanti non hanno letto il romanzo, lasciando cadano preda della suspense che Simenon riesce a infondere in ogni sua opera. Volendo essere onesti, per Il gatto il giallista francese ha intinto la penna anche in una discreta dose di misoginia per il sottile modo in cui, sin dalle prime battute, sa rendere antipatica Marguerite: a torto o a ragione sarà lo sviluppo della storia a chiarirlo.
In questo 2019 sono molte le compagnie che portano a teatro i capolavori di Georges Simenon a celebrazione del trentesimo anniversario della morte. Da lettori accaniti ci sentiamo di caldeggiare questa versione de Il gatto e vi invitiamo a farvi coinvolgere nel tremendo gioco psicologico condotto dai coniugi Bouin (con buona pace di Marguerite che insiste per presentarsi con il suo nome da signorina).

Silvana Costa

Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti – Sala A come A
via Pier Lombardo, 14 – Milano

fino a domenica 1 dicembre 2019
orari: martedì 21.30; mercoledì 19.15; giovedì 20.00; venerdì 20.30; sabato 21.00; domenica 15.45
www.teatrofrancoparenti.it

Il gatto
dall’omonimo romanzo di Georges Simenon
traduzione e adattamento Fabio Bussotti
con Alvia Reale, Elia Schilton, Silvia Maino
regia Roberto Valerio
scene Francesco Ghisu
costumi Francesca Novati
luci Carlo Pediani
suono Alessandro Saviozzi
produzione Compagnia Orsini
durata 1 ora e 30minuti

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