Ligabue e la sua geniale follia

A cinquant’anni dalla scomparsa, l’artista ritorna nella “sua” Bassa Reggiana. Una grande retrospettiva lo celebra nel cinquecentesco Palazzo Bentivoglio, con 180 opere, prima iniziativa della nuova Fondazione Museo Antonio Ligabue.

Assolutamente fuorviante considerarlo naif. La valutazione critica corretta pone oggi Antonio Ligabue nell’ambito dell’Espressionismo e del Primitivismo.
Gualtieri, provincia di Reggio Emilia e il fascino di una delle più belle Piazze d’Italia. Dentro al luminoso Palazzo Bentivoglio che conclude maestosamente la piazza, la scenografia della mostra nell’allestimento di Mario Botta (tappeto nero sul pavimento e le diagonali delle nere pareti espositive) occupa completamente il grandioso cinquecentesco Salone dei Giganti appena restaurato. Tutto per Antonio Ligabue, a cinquant’anni dalla sua morte avvenuta il 27 maggio 1965.
Nel considerare il percorso della mostra, attraverso molti capolavori suddivisi nei tre periodi nei quali viene ripartita la sua opera (1928-1939; 1939-1952; 1952-1962), non si può trascurare la biografia dell’artista, nato a Zurigo nel 1899. Una dolorosa e complicata esistenza, che segna profondamente il suo lavoro creativo: l’infanzia difficile, la scarsa salute, il padre ignoto, la madre, un’operaia italiana immigrata, morta tragicamente nel 1913. A soli diciotto anni viene ricoverato nel manicomio di Pfäfers e successivamente espulso dalla Svizzera per il suo carattere aggressivo. Antonio Ligabue arriva nell’agosto 1919 a Gualtieri, paese d’origine di Bonfiglio Laccabue, l’uomo che la madre aveva sposato e che gli aveva dato il proprio cognome, dall’artista poi trasformato in Ligabue. Negativo l’impatto con l’ambiente della Bassa Reggiana, sulla riva del Po, straniero anche per lingua e con il ricordo assillante dei luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza in Svizzera, come documentano tante sue opere di paesaggio.
I primi dipinti di Ligabue parlano di un grande interesse per gli animali in genere; il suo fantasioso Bestiario (con tigri, leopardi, leoni che lo hanno reso celebre) risale alla fine degli anni Venti, quando Ligabue incontra Marino Mazzacurati, che lo seguirà da vicino e promuoverà la sua arte. Una vita sempre più tormentata, fatta di stenti, da emarginato, ma tutta dedicata alla pittura e alla scultura che poi abbandonerà verso il 1954, per dedicarsi ai dipinti di grandi dimensioni e all’incisione. Negli straordinari Autoritratti si rispecchiano incomprensioni, derisioni, ostilità. Si ritrovano i drammi dei ricoveri all’Istituto Psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, si risentono i periodi vissuti al Ricovero di mendicità di Gualtieri. Dopo tante delusioni, finalmente lo sdoganamento ufficiale della sua arte. Nel febbraio 1961 si apre una importante esposizione personale alla Galleria La Barcaccia di Roma. Negli ultimi anni di vita la povertà economica comincia ad allontanarsi. Ligabue amplia la sua collezione di Moto Guzzi rosse, la passione della sua vita, vuole un’automobile perfino con un autista.
Dopo la sua scomparsa, varie esposizioni, a partire da quella di Gualtieri nel decennale della morte e altre a seguire, hanno presentato e continuano a proporre, con crescente interesse del pubblico e della critica, l’opera dell’artista.

Fabrizia Buzio Negri

La mostra continua:
Palazzo Bentivoglio
piazza Bentivoglio, 36 – Gualtieri (RE)
fino a domenica 8 novembre 2015
orari martedì – domenica  10.00-13.00 e 15.00-19.00
la biglietteria chiude un’ora prima
aperto tutti i festivi infrasettimanali
www.comune.gualtieri.re.it

Ligabue. Gualtieri
a cura di Sandro Parmiggiani e Sergio Negri
patrocinio della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Reggio Emilia, del Comune di Gualtieri
prima iniziativa organizzata dalla Fondazione Museo Antonio Ligabue, nata per volere del Comune di Gualtieri, del Banco Emiliano e di Girefin SpA

Catalogo:
Ligabue
Gualtieri. Il ritorno
a cura di Sandro Parmiggiani
Skira Editore, 2015
224 pagine, 24x28cm, 185 colori e 101 b/n, brossura
prezzo 38,00 Euro
www.skira.net

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