Luigi Caccia Dominioni e le meraviglie quotidiane

Cino Zucchi, con l’occasione dell’installazione dedicata a Luigi Caccia Dominioni alla Biennale Architettura 2018, dà alle stampe un catalogo che mero catalogo non vuole essere.

Invitato da Yvonne Farrell e Shelley McNamara, Cino Zucchi torna anche quest’anno a esporre alla Biennale Architettura di Venezia. Mentre i colleghi provenienti dai quattro angoli del pianeta riflettono su Freespace, il tema proposto dalle curatrici per l’edizione in corso, egli si diletta a presentare una rassegna degli edifici milanesi progettati da Luigi Caccia Dominioni per poi scendere nel dettaglio e analizzare il complesso edilizio sito in corso Italia (1957-64).
All’installazione Zucchi affianca Everyday Wonders. Luigi Caccia Dominioni and Milano: the Corso Italia complex, il volume che definire catalogo sarebbe riduttivo. Un libro in inglese con traduzione a fianco, concepito per raccontare agli stranieri uno dei protagonisti della ricostruzione della Milano uscita ferita dalla Seconda Guerra Mondiale. Caccia Dominioni è autore di edifici linguisticamente moderni che sanno adattarsi alla morfologia del tessuto storico in cui si inseriscono, mettendola in discussione ma non distruggendola. Un architetto vecchia scuola che attraversa tutte le scale della progettazione, “dal cucchiaio alla città”, combinando guizzi creativi con la sobria eleganza milanese. Un professionista serio che, forse perché concentrato più sui rapporti con la committenza che con la stampa, è scivolato in secondo piano, allontanando parte delle attenzioni che avrebbe meritato di avere. L’architetto Cino Zucchi, intravedendo un destarsi d’interesse verso “il Caccia”, cavalca l’onda e con Orsina Simona Pierini ne racconta l’epopea milanese e la filosofia progettuale.
L’oggetto libro di per sé è elegante, con la copertina in cartoncino bianco su cui si staglia la pianta della galleria e degli atri impreziosita da lamina dorata.  Di fianco il nome dell’autore e, sotto, il titolo in inglese e italiano a indicare al lettore la presenza di testi bilingue, con chiara predominanza della lingua di Albione come denuncia il sottotitolo non tradotto. Una scelta che non convince perché priva d’orgoglio verso la nostra lingua nazionale e ci obbliga a interrogarci su quale sia la portata di questo possibile pubblico internazionale per il quale l’Italia si dovrebbe anglicizzare (oltretutto in tempi post Brexit).
Per rimanere all’oggetto libro,  la grafica (argomento importante per un volume dedicato all’architettura), firmata dallo Studio FM Milano, più che austera appare triste, più che vintage rimanda a certe pubblicazioni da Realismo socialista mentre l’oro della copertina nelle pagine interne si sbiadisce nell’ocra. Inoltre, la lettura dei saggi può risultare difficoltosa per chi preferisce la lingua italiana all’inglese: la dimensione dei caratteri da ragionevole, per il testo in inglese, si fa piccola per la versione in italiano e si riduce ulteriormente per le didascalie. A piè di pagina una greca separa il saggio dalle note, costituendo però un elemento decorativo che contribuisce a saturare ulteriormente la pagina, anche se il suo andamento vorrebbe forse essere un edotto riferimento al ritmato gioco dei pieni e dei vuoti delle facciate progettate da Caccia Dominioni. Si notano inoltre diverse inesattezze a livello di editing, comprensibili in un quotidiano, meno in un volume professionale.
Il problema della dimensione dei contenuti non è trascurabile quando si parla di una pubblicazione di architettura perché, per antonomasia, l’architetto preferisce leggere i disegni tecnici ai saggi degli autori, cercando di carpire il segreto di una soluzione distributiva, copiando un dettaglio tecnico o ispirandosi per gli arredi. Everyday Wonders rende arduo rispettare siffatta consuetudine: le tavole di progetto sono ridotte alle dimensioni di pochi centimetri, e le annotazioni scritte a margine dai progettisti – sovente ricche di amene curiosità – sono spesso una macchia di colore. In altre parole, prendendo a prestito un diktat ormai indiscusso di Mies van der Rohe, “Less is more”, ossia pubblicare meno disegni ma a una scala maggiore, sarebbe stato preferibile. Aggiungiamo poi che pubblicare l’esito della scansione della facciata dell’edificio, oltre che della pavimentazione di galleria e atri, è assolutamente inutile se non lo si accompagna alle legenda che indichino anche ai profani il senso dei diversi colori presenti. Al suo posto si è preferito invece dar spazio all’inutile immagine dello strumento utilizzato per il rilevamento.
Tralasciamo di esprimerci sulle fotografie a corredo del volume, limitandoci a citare quanto dichiarato da Cino Zucchi – loro autore – in occasione della presentazione a Milano di Everyday Wonders: “Non penso di essere un bravo fotografo. Forse ho rinunciato anche a una certa qualità ma tecnicamente sono dignitose”. Scelta bizzarra? Indubbiamente, ma più che motivata: “stare lì a rovinarmi con l’interpretazione artistica di un fotografo diciamo che è anche un problema di tempo. Non avevo tempo di entrare in dialettica con qualcun altro, sono uno che deve fare da sé, devo seguire la linea del mio pensiero”. Il risultato, quindi, si commenta con la scelta a monte dell’architetto di voler evitare il dialogo con altri professionisti.
Ma entriamo nel merito dei contenuti. C’è controllato trasporto emotivo nei saggi di Zucchi quando racconta la Milano del Dopoguerra, in cui si muovono i colleghi che getteranno le basi dell’architettura contemporanea italiana, Maestri la cui opera presto attirerà l’attenzione internazionale grazie al fervido lavoro divulgativo delle riviste di settore. Il testo esordisce con i ricordi d’infanzia di Zucchi, col turbamento di vedere la scuola tappezzata da poster che invitano a non giocare con gli ordigni bellici inesplosi. Un incipit che è già sufficiente a far capire di trovarsi dinnanzi a un tributo emotivo dell’architetto al suo Maestro, ideale o reale che sia.
Il TiKiVi, un caledoscopio mansueto si apre con un lungo piano sequenza con il quale Zucchi ripercorre l’intrico di vie del centro storico milanese, soffermandosi sui dettagli di architettura e vita quotidiana di una città che alterna con disinvolta nonchalance vestigia romane e torri ipermoderne. Un percorso compiuto con l’animo lieve del discepolo che si accinge a contemplare l’opera del Maestro. Un viaggio che fornisce a quanti non conoscono Milano una precisa contestualizzazione per l’oggetto di cui relazionerà nelle pagine seguenti. TiKiVi, il complesso commerciale e residenziale in corso Italia, così chiamato – probabilmente – per le iniziali del cliente, è analizzato scendendo progressivamente di scala, dal rapporto con il contesto urbano ai singoli appartamenti sino alle finiture delle facciate e delle residenze, ricche di soluzioni creative e originali, “una sorta di ‘meraviglia quotidiana’ capace di accompagnare la famiglia nella ricerca di un modo di abitare contemporaneo” (pag. 103).
Orsina Simona Pierini predilige al contrario un approccio decisamente più formale per dissertare in Le Milano di Caccia Dominioni sullo stile del progettista. Si tratta di nozioni didascaliche tratteggiate sommariamente, esposte tramite il confronto per sommi capi tra edifici e autori coevi attivi sulla piazza milanese. L’autrice, purtroppo, non sembra riuscire a cogliere la differenza tra una lezione accademica al Politecnico di Milano – dove gli studenti giungono al suo corso con un discreto background storico-culturale – e un saggio che vorrebbe essere indirizzato a chi la città non la conosce nel dettaglio. Anche in questo capitolo, i disegni minuti e le fotografie troppo scorciate non sono di grande aiuto al lettore.
In coda, prima dei consueti apparati sull’artista, a guisa di appendice, una decina di pagine raccontano l’installazione realizzata alla Biennale Architettura 2018: una lezione di storia di architettura moderna che, per quanto affascinante, non rimanda in alcun modo alla tematica della Biennale, ossia il Freespace. Un po’ come il catalogo – così definito in apertura di volume – che catalogo non è, anche l’intera operazione editoriale e curatoriale sembra distaccarsi da problematiche, finalità, soggetti e argomenti che avrebbero dovuto essere centrali a Venezia, almeno quest’anno.

Silvana Costa

Cino Zucchi
Everyday Wonders | Meraviglie Quotidiane
Luigi Caccia Dominioni e Milano: il complesso di corso Italia
saggi di Cino Zucchi, Orsina Simona Pierini
Corraini Edizioni, 2018
17 x 24 cm, 128 pagine, brossura con alette
testi in inglese e in italiano
prezzo: 20,00 Euro
www.corraini.com

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