Architetture al Politecnico di Milano

Il reportage fotografico di Marco Introini svela l’esito dell’importante intervento di rifunzionalizzazione e riqualificazione del comparto del Politecnico di Milano a Città Studi.

Il 14 settembre 2020, con l’inizio delle lezioni, studenti e docenti del Politecnico di Milano hanno ripreso possesso del Campus di via Bonardi dopo un importante processo di riqualificazione firmato dall’architetto Renzo Piano. Oggi il volume Architetture al Politecnico di Milano. Università è città a cura di Federico Bucci ed Emilio Faroldi grazie al ricco reportage fotografico condotto da Marco Introini offre a tutti la possibilità di esplorare gli spazi messi a nuovo e scoprire i dettagli dell’intervento.
Risale al 1913 la decisione del Comune di Milano di riunire tutti gli istituti di istruzione superiore della città in un’unica area dove creare ambienti adeguati al crescente numero di iscritti e di corsi di formazione superiore. La scelta cade su un terreno allora ancora agricolo, periferico e isolato: nasce così Città Studi. Lì, negli edifici progettati da Gaetano Moretti e Augusto Brusconi, nel 1927 viene trasferito anche il Politecnico, allora ancora Regio Istituto Tecnico Superiore. L’articolato complesso di aule didattiche, biblioteche, laboratori di ricerca e rettorato costituisce il cuore dell’attuale Campus che si sviluppa per interi isolati, frutto di addizioni progressive a partire dal nucleo di piazza Leonardo da Vinci.
Il prestigio dell’ateneo incrementa infatti rapidamente e, con esso il numero di corsi di specializzazione, di iscritti e il bisogno di ulteriori laboratori per accogliere sia i macchinari più innovativi sia i sofisticati progetti di ricerca portati avanti insieme al fior fiore delle industrie lombarde. Negli anni Cinquanta iniziano i lavori per l’espansione oltre il muro di cinta prospiciente via Bonardi, nell’isolato delimitato a Ovest da via Ampere e a Est da via Ponzio. Sorgono qui a firma dei più noti nomi dell’epoca – da Piero Portaluppi a Gio Ponti – la sede della Facoltà di Architettura, gli edifici Trifoglio, con le sue ampie aule ad anfiteatro, e Nave con le aule profonde, adatte ad ospitare i tavoli da disegno. Edifici che in breve si rendono nuovamente insufficienti a soddisfare la fame di spazi dell’ateneo che satura l’area sino a rendere illeggibile il disegno originario.
Uno dei primi impegni portati a termine da Ferruccio Resta, eletto rettore del Politecnico nel 2017, è coinvolgere Renzo Piano in un processo di radicale ristrutturazione della porzione di Campus di via Bonardi. L’architetto genovese di fama internazionale, che in quelle aule nel 1964 ha conseguito la laurea in architettura, mette a punto linee guida di intervento e dona il suo lavoro all’ateneo.
Il progetto, poi sviluppato dallo studio ODB-Ottavio Di Blasi & Partners, partendo dalla valorizzazione delle opere di Ponti ripristinate nel loro aspetto originale – al Trifoglio, rimossi i controsoffitti usurati dall’età, è rispuntato l’originario soffitto cassettonato in cemento a vista – ha inserito nuovi edifici, ridisegnato i percorsi interni che ora si snodano tra terrazze destinate ad attività all’aperto e moltissimi alberi. Alberi che si appropriano degli spazi in precedenza adibiti a disordinato parcheggio per consegnarli idealmente agli studenti e connetterli ai prati all’inglese della sede storica dall’altro lato della strada.
In Architetture al Politecnico di Milano le fotografie di Marco Introini, dopo una veloce rassegna a rievocare le più suggestive fasi di cantiere, esplorano nel dettaglio, edificio dopo edificio, ogni singola componente dell’intervento: le vedute d’insieme, gli scorci curiosi, gli ambienti interni e i dettagli costruttivi. In questa occasione Introini al bianco e nero preferisce il colore per enfatizzare la gran varietà di materiali e sfumature dei rivestimenti delle pareti esterne, che nell’arco della giornata giocano con il riverbero della luce, e l’elegante sobrietà degli interni declinati nelle sfumature del bianco e del grigio.
L’obiettivo di Marco Introini si sposta quindi su una serie di altri interventi puntuali, non afferenti al progetto di Renzo Piano ma analogamente inseriti nel programma di complessiva valorizzazione dell’insediamento del Politecnico a Città Studi. Innanzitutto citiamo il Giardino di Leonardo, un’operazione di riqualificazione delle aree verdi e dei viali alberati interni al complesso degli edifici degli anni Venti e, nell’atrio del Rettorato, la creazione dello spazio espositivo Made in Polimi. A questi si aggiungono per esempio il riallestimento della Biblioteca Centrale di Architettura, la collocazione delle sculture del Codice Etico, la riqualificazione e l’ampliamento del Centro sportivo Giuriati.
Le immagini sono accompagnate da testi che raccontano la storia del Politecnico, sottolineando come questa si sia intrecciata con lo sviluppo di importanti porzioni di città, valorizzandola a livello urbanistico e sociale: si pensi alla nascita di Città Studi e, analogamente, come alla Bovisa la trasformazione di edifici industriali dismessi in aule e laboratori abbia revitalizzato un quartiere che stava scivolando nel degrado. Un processo continuo che ha già avviato i lavori per portare a compimento l’obiettivo successivo: un centro di ricerca e innovazione tecnologica nell’area dei gasometri sempre in Bovisa. Un polo volto a rafforzare il prestigio dell’ateneo milanese a scala mondiale e il supporto all’industria italiana.

Silvana Costa

Architetture al Politecnico di Milano
Università è città
a cura di Federico Bucci, Emilio Faroldi
contributi di Ferruccio Resta, Emilio Faroldi, Federico Bucci, Donatella Sciuto
fotografie di Marco Introini
Silvana Editoriale, 2021
24 x 21 cm, 152 pagine, 180 illustrazioni, cartonato con plancia
prezzo 28,00 Euro
www.silvanaeditoriale.it

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