Intervista a Gregorio Carboni Maestri

L’architetto Gregorio Carboni Maestri ci racconta gli sforzi di un gruppo di studiosi e appassionati per evitare lo smantellamento del Memoriale progettato da BBPR e Primo Levi.
Gregorio Carboni Maestri è un giovane architetto cosmopolita, con tirocinio svolto in alcuni tra gli studi di architettura più famosi e prestigiosi del momento e con lavori realizzati o in cantiere in tutto il mondo. La prima domanda, d’obbligo, è come gli sia accaduto di interessarsi a tematiche così particolari come sono quelle inerenti la conservazione del Memoriale italiano di Auschwitz.
Gregorio Carboni Maestri: Conoscevo approssimativamente il Memoriale attraverso i testi di Bruno Zevi quale ultimo progetto dello studio di architetti milanesi BBPR e prima installazione multimediale. Ho appreso le problematiche a esso connesse attraverso Sandro Scarrocchia durante il concorso per il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara a cui ero stato invitato come giovane progettista. Sandro, docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, partecipante in qualità di specialista per il restauro dell’ex prigione di Ferrara che avrebbe accolto il museo, mi ha invitato a proporre un progetto per il recupero del Memoriale per superare il momento di empasse posto dall’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati, proprietaria dell’opera) che, in buona fede, considera il monumento non più adatto a rappresentare la memoria dell’Olocausto nella contemporaneità italiana. Tempo dopo ho sottoposto una prima versione del Progetto Glossa ai componenti del vasto comitato italiano e internazionale dei difensori del Memoriale, che l’ha approvata all’unanimità. La mia proposta integra i problemi sollevati sino a allora e consente di aggiungere, in una nuova sala espositiva, appositamente ricavata da vani di servizio, elementi relativi ad altre memorie non rappresentate – come quella di perseguitati e sterminati rom, testimoni di Geova, omosessuali e dei portatori di handicap. Rappresenta dunque un momento di rinnovamento, di arricchimento e di continuità della memoria nel XXI secolo.

Ci spiega perché il progetto è stato denominato Glossa?
G.C.M.: Glossa è il testo che accompagna la Divina Commedia di Dante Alighieri spiegandolo e rendendolo comprensibile a un italiano del XXI secolo, mantenendo ancora vivo il messaggio che ha voluto trasmettere. Il principio del nostro progetto è questo: integrare il Memoriale di BBPR e Primo Levi con una serie di nuovi elementi (che sarebbero decisi da un vasto comitato di storici e rappresentati delle diverse comunità), che andrebbero a spiegarlo e contestualizzarlo, convinti che ci siano molte più opportunità di amare una cosa che si conosce di una incomprensibile come dicono essere ora il Memoriale. Pare turbino elementi come falce e martello o il ritratto di Gramsci in esilio!

Chi volesse approfondire la questione come può informarsi?
G.C.M.: Il nostro progetto è stato il nucleo di una recente mostra inaugurata dall’architetto Peter Eisenman e ospitata dall’Accademia di Brera, avvallata dal consorzio di Dottorato delle Università degli Studi di Palermo, Federico II di Napoli, Reggio Calabria, Parma e Accademia di Belle Arti di Milano, ma anche dalle Accademie di Belle Arti di Torino, Palermo e Cracovia (che da sempre si occupa della conservazione e della cura dell’ex campo di concentramento di Auschwitz Birkenau) e dal CNA (Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori) italiano, cui si sono aggiunti il Comune di Milano, CGIL e Arcigay. Abbiamo organizzato una settimana interamente dedicata al Memoriale come occasione per parlare dei grandi temi posti dalla liberazione antifascista e dall’olocausto attraverso iniziative collaterali e incontri aperti al pubblico. Stiamo pianificando un itinerario per riproporre la mostra in altre città: abbiamo una pagina facebook dove è possibile seguire tutti gli aggiornamenti e trovare i link ad articoli e interventi sull’argomento.

Confesso che, prima della mostra, di questa problematica non ho letto molto sui giornali….
G.C.M.: Mi ha sorpreso, in questo anno in cui mi sono dedicato al progetto con Sandro Scarrocchia ed Emanuela Nolfo (che si sta dedicando al restauro del Memoriale), il silenzio di stampa e istituzioni – forse dovuto alla distrazione. Ci siamo sentiti soli, ma ora l’attenzione pare destarsi anche grazie alla nostra mostra. La distrazione, che è purtroppo un tipico difetto della società contemporanea italiana, era stata mirabilmente sintetizzata in questa bella poesia di Brecht: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari/e fui contento, perché rubacchiavano./Poi vennero a prendere gli ebrei/e stetti zitto, perché mi stavano antipatici./Poi vennero a prendere gli omosessuali,/e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi./Poi vennero a prendere i comunisti,/ed io non dissi niente, perché non ero comunista./Un giorno vennero a prendere me,/e non c’era rimasto nessuno a protestare”. Questo è uno dei tanti parallelismi che abbiamo vissuto con l’epoca della guerra, anche se in scala nettamente inferiore, ma oggi come allora, strada facendo, si è formato un bellissimo gruppo, con un sacco di giovani che si battono per la causa.

Lei ha assistito alla chiusura del Memoriale da parte della Direzione di Auschwitz: può raccontarci i suoi sentimenti e le sue impressioni in quel momento?
G.C.M.: È stato uno dei giorni più emozionanti e tristi della mia vita. Nei mesi precedenti ero già andato a Cracovia e a Oświęcim (il nome polacco di Auschwitz) a fare i rilievi, entrando in un rapporto molto intimo col Memoriale che era sempre vuoto. In quelle occasioni già mi avevano ammonito in modo arrogante (si capiva che non ero il benvenuto): “Guardi che lei può fare tutti i rilievi che vuole perché tanto chiuderemo il Memoriale il 1° luglio”. A quelle parole ho chiamato subito in Italia dove l’ANED ha minimizzato, rassicurando che non ci sarebbe stata nessuna chiusura. A fine giugno 2011 è stato organizzato un convegno internazionale di alto profilo scientifico in cui ho avuto l’onore di presentare il mio progetto ottenendo l’approvazione unanime dei polacchi, in quanto riusciva a sintetizzare le diverse questioni poste dalla lunga diatriba. Il 1° luglio le rappresentanze delle diverse accademie e università polacche e italiane hanno organizzato la visita ufficiale ad Auschwitz ma proprio quel giorno, davanti ai nostri occhi sbigottiti, il direttore del campo ha sigillato l’ingresso del Memoriale italiano attuando quanto ventilato nei mesi precedenti. È stata un’esperienza traumatica, molto ben documentata dalle fotografie di Michele Miele esposte anche loro presso l’Accademia di Brera in occasione della mostra cui accennavo. Da questo gesto la nostra lotta ha però preso nuovo slancio: ora questo Memoriale è diventato argomento di dibattito pubblico e lo spirito di Primo Levi e di quegli eroi continua a vivere.

Silvana Costa

La mostra si è svolta :
Chiesa sconsacrata di San Carpoforo

(spazio espositivo dell’Accademia di Belle Arti di Brera)
piazza Formentini – Milano
Da sabato 28 gennaio a venerdì 3 febbraio 2012

Carboni Maestri+Nolfo. Progetto di conservazione e valorizzazione del Memoriale italiano di Auschwitz + Progetto Glossa
Progetto dell’architetto Gregorio Carboni Maestri e della restauratrice Emanuela Nolfo sviluppato nell’ambito del corso di Dottorato di Ricerca in Progettazione dell’Architettura. XXIV Ciclo. Consorzio delle Università degli Studi di Palermo (sede), Napoli Federico II, Reggio Calabria, Parma ed Accademia di Belle Arti di Brera – Milano
Fotografie di Michele Miele
Videoinstallazione di Federica Ravera

Con il patrocinio di: Accademia di Belle Arti Jan Matejko – Cracovia, Consolato Generale della Repubblica di Polonia in Milano, Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, Università degli Studi di Palermo, Arcigay, Ministero dell’Istruzione dell’Università e Ricerca, Comune di Milano, Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori, Sapere, ‘Ananke
Con l’appoggio di : CGIL Lombardia, Comune di Milano – Consiglio di zona 1
Organizzazione: Accademia di Belle Arti di Brera. Mostra realizzata da Anna de Putti, Eleonora Castagna, Francesco Camanzi, Gaja Busca, Gianluca Melcangi, Gregorio Taccola. Coordinamento curatoriale : Gabriele Strazio, Davide Veneri. Grafica: Carlo Gandolfi e Jacopo Ferrario. Hanno collaborato : Enrico Fraschini, Francesco Lionetti, Maurizio Ignesti.
Supporto tecnico: Soluzioni d’Interni (Fabio Serpato) – impresa edile, Eppela.com (Andrea Landini) – crowd founding, Eliocenter Group – copisteria, Levàa (Luca Leone Zampa) – “cibo in movimento”.

Manifesto per la conservazione integrale del Memoriale Italiano di Auschwitz Manifesto_Memoriale_25_07

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