Tiziano e Caravaggio in Peterzano

Una mostra fa il punto su Simone Peterzano, pittore cinquecentesco di origini bergamasche, autentico snodo tra Venezia e Milano, due realtà sociali, artistiche e culturali profondamente distanti tra loro.

All’Accademia Carrara di Bergamo è allestita sino al 17 maggio la mostra Tiziano e Caravaggio in Peterzano a cura di Simone Facchinetti, Francesco Frangi, Paolo Plebani e M. Cristina Rodeschini. Sin dal titolo è chiaro come l’intento sia approfondire il contesto artistico in cui si muove Simone Peterzano, incrociando la propria carriera con l’eccellenza artistica presente nell’Italia settentrionale del XVI secolo.
L’esposizione ha l’ambizione di essere la prima monografica dedicata a Peterzano e di colmare qualche lacuna su un pittore strategico eppure a lungo ignoto, non solo al grande pubblico ma anche a storiografi e critici. Basti dire che negli ultimi quarant’anni gli studiosi hanno realizzato che Peterzano non è solo autore di sacre rappresentazioni ma ha all’attivo un’ampia gamma di soggetti profani volti a soddisfare la committenza più esigente.
Scorrendo l’elenco delle 64 opere presenti, divise in 9 sezioni, si intuisce subito come quella in corso sia una mostra di alto livello: si contano circa 20 dipinti di Peterzano accompagnati da numerosi disegni preparatori, 5 opere di Tiziano, 2 di Caravaggio, una di Tintoretto e una di Veronese. Sezione dopo sezione si ripercorre la biografia del pittore nato nel 1535 a Venezia da famiglia originaria della Valbrembana, fortemente influenzato da Tiziano di cui diviene presto allievo. Nel 1572 si trasferisce a Milano dove è in corso la severa riforma di Carlo Borromeo e lì diventa il titolare di una bottega prestigiosa che accoglie Caravaggio adolescente.
Peterzano muore nel 1599 e per tutta la vita continua a ricordare il debito formativo nei confronti di Tiziano. L’Autoritratto (1589) che apre il percorso di visita è realizzato a Milano a 17 anni dall’inaugurazione di quello che è lo studio più richiesto dalla committenza sacra di tutta la zona eppure la firma appostavi ricorda ancora il maestro: “SIMON PETERZANUS VENETUS TITIANI ALUMNUS FECIT MDLXXXVIIII”.
Nella stessa sala trovano posto i due teleri provenienti dalla chiesa milanese di San Barnaba: Vocazione dei Santi Paolo e Barnaba e Santi Paolo e Barnaba a Listra. I capolavori dalle  dimensioni imponenti – 415×350 cm ciascuno – sono commissionati a Peterzano nel 1573 e raccontano due episodi tratti dagli Atti degli Apostoli volti a esemplificare lo spirito di evangelizzazione che muove i barnabiti. Le recenti operazioni di restauro – che si concluderanno durante la mostra, sotto gli occhi del pubblico – hanno revitalizzato la brillantezza di colori eredi della tradizione veneta, qui combinati con le sperimentazioni del naturalismo lombardo portate poi ai massimi livelli da Caravaggio.

Simone Peterzano resta a Venezia sino a 37 anni e lì si confronta non solo con Tiziano ma anche con la nuova generazione di pittori di cui fanno parte, tra gli altri, Tintoretto e Paolo Veronese, quest’ultimo rappresentato nella prima sezione della mostra, La formazione e la giovinezza di Peterzano, all’ombra di Tiziano, da una splendida Madonna col Bambino e i Santi Pietro e Caterina d’Alessandria (1555/60 circa). Di fianco è collocata Madonna col Bambino tra San Giovanni Battista e San Benedetto (1560/65 circa) di Peterzano, una composizione sviluppata in orizzontale – come allora di moda nella Serenissima – con un’iconografia ancora legata alla Madonna del latte, sebbene contraria ai dettami del Concilio di Trento perché illustra un legame troppo intimo tra madre e figlio. In questa e nelle altre Maternità dell’artista bergamasco esposte si possono apprezzare la meticolosità della raffigurazione degli elementi naturali, la delicatezza degli effetti atmosferici e i lievi tocchi dorati tra i riccioli di angeli e bambini utilizzati per illuminare le scene.
Su una parete è collocata la Resurrezione (1542/44) di Tiziano, una delle due facce di uno stendardo eseguito per la Confraternita del Corpus Domini di Urbino che sul retro riporta l’Ultima Cena. È un modello che Peterzano manda a memoria e rielabora anni dopo, a Milano in un piccola tavola (1572/78) a dimostrazione che, anche a distanza di tempo, anche quando artista affermato, continua a lavorare sui modelli del maestro. Suoi modelli sono pure i naturalisti bresciani e bergamaschi con Savoldo in testa come si evince dalla raffigurazione del ragazzo che mesce il vino nella Cena di Emmaus (1560/65 circa).
Di Tiziano, il pittore più richiesto dalla committenza di tutta Europa nella parte centrale del XVI secolo, sono inoltre qui presenti l’Annunciazione (1535 circa) ambientata in un’architettura di stampo classico, resa vivida dal colore e dalla luce irradiati dalla veste dell’angelo, e San Girolamo penitente (1575), straordinario esempio di quello che Roberto Longhi definisce “Impressionismo magico”.

Proseguendo la visita è la volta della sezione Iconografia della musica. I soggetti musicali costituiscono una peculiarità che rende Peterzano celebre nella Venezia di metà Cinquecento, dove prospera l’editoria di settore e la pratica di musica e canto è diffusa a tutti i livelli sociali. Peterzano è probabilmente l’autore dell’iconografia che, per celebrare la fusione tra musica e amore, accosta una donna a seno nudo che suona il liuto a un piccolo amorino che le regge lo spartito. In mostra ne sono presenti due varianti: Concerto (1555/65 circa) con altre figure a contorno dei sopraccitati personaggi – in uno degli uomini la critica ravvisa un autoritratto del pittore – e l’evoluzione del soggetto in Allegoria della musica (1580/90 circa).

Nella suggestiva sezione dedicata ai Soggetti erotici travestiti da episodi mitologici è possibile ammirare in ogni suo dettaglio Venere e Cupido con due satiri in un paesaggio (1570), l’immagine simbolo dell’evento alla Carrara. Si tratta di un’opera di altissima qualità che rielabora con una cifra personale i modelli tizianeschi, fattore che consente a Simone Peterzano di inserirsi in un mercato come quello veneziano, non privo di autori di talento. Il dipinto è esposto tra due opere di soggetto analogo: il raffinato Suonatore di organo e Venere con Cupido (1550/55 circa) di Tiziano e il più sguaiato – quasi farsesco – Venere Vulcano e Marte (1550/52 circa) di Tintoretto.
Possiamo considerare Venere con Cupido e un satiro (1565/70 circa), sempre di Peterzano, una variante della tela sopracitata, sviluppata stavolta in verticale, mentre il tema di Cupido che gioca con il velo della madre è presente anche in Venere dormiente e Cupido (1550/55 circa) di Paris Bordon. Rispetto ai toni dorati di Tiziano, in queste due opere Peterzano sceglie una palette di colori più freddi, ma parimenti raffinati, illuminati da bagliori argentei, di probabile ispirazione fiamminga, arte di riferimento per il pittore bergamasco anche per le nature morte che completano alcune sue tele.

La sezione successiva, intitolata Angelica e Medoro: echi e riflessi letterari, attinge al poema dell’Ariosto e si sviluppa attorno all’imponente tela dipinta nel 1571/72. Rispetto alla rappresentazione della più gettonata scena dei due amanti che incidono i propri nomi su un albero, Peterzano preferisce un passaggio sino a quel momento desueto dell’iconografia dell’Orlando Furioso: Angelica soccorre il giovane fante saraceno ferito dai cavalieri cristiani, innamorandosene perdutamente. Attorno sono collocati alcuni disegni di studio e un’edizione illustrata del poema datata 1568, contenente un’incisione che fa riferimento a quello stesso episodio.
Il quadro è commissionato da Gerolamo Legnani che dello stesso artista possiede anche la brillante Deposizione (1572/75 circa), eseguita con colori ad olio su ardesia, lodata da Paolo Lomazzo nelle Rime (1587) che elencano i capolavori presenti nelle collezioni milanesi in quegli anni.

Peterzano e la pratica del disegno tra Veneto e Lombardia espone al pubblico una trentina di disegni su carta azzurra provenienti dal Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco di Milano che li ha acquistati nel 1924. Osservandoli si può constatare come il modo di lavorare dell’artista muti nel tempo o in funzione della commessa, passando dalla rapidità di tratto peculiare dei grandi maestri lagunari a uno stile più vigoroso e a una sensibilità naturalistica maturati a Milano.

Seguono quindi una serie di sezioni, di dimensioni sovente più contenute rispetto alle precedenti, che vedono l’autore attivo in Lombardia, impegnato prevalentemente in soggetti di carattere religioso. I lavori del periodo giunti in mostra sono opere importanti, sia per dimensione, sia per prestigio del committente, sia per collocazione: si pensi per esempio all’Assunzione della Vergine (1587 circa) destinata a Santa Maria della Passione o all’Annunciazione (1577/78) in cui, a guisa di Leonardo, sperimenta infelicemente nuove tipologie di pittura che nei secoli si ingrigiscono. La composizione resta  tuttavia sublime e, una volta ancora, testimonia come Peterzano abbia tenuto a mente la lezione del maestro: sono molti infatti i punti in comune con il capolavoro di Tiziano ammirato alcune sale prima.
La serie si completa con lo strepitoso Compianto del Cristo morto (1585/90 circa) in prestito dalla Chiesa di San Fedele a Milano cui è accostata una tela a soggetto analogo ma risolto con maggior semplicità, proveniente da San Giorgio Martire a Bernate Ticino (1582/84 circa).

Al centro della sala dedicata a Michelangelo Merisi da Caravaggio i curatori hanno posto il contratto di apprendistato, per 4 anni dal 1584 al 1588, tra Simone Peterzano e lo zio-tutore del giovanissimo Michelangelo Merisi. A corredo – se ci è concesso l’utilizzo del termine per indicare simili capolavori – due autoritratti di Caravaggio che dimostrano come l’artista abbia ben appreso la lezione di Peterzano: Bacchino malato (1596 circa) che riprende la posa della Sibilla Persica nello studio per gli affreschi della Certosa di Garegnano (1578/82) e I Musici (1597).
È una conclusione ad effetto per una mostra che ha davvero tanto da offrire sia in termini di scoperta di un autore liquidato probabilmente troppo frettolosamente nei manuali di storia dell’arte sia per la magnifica rassegna di dipinti, opere capaci di saturare di beltà l’occhio e il cuore del visitatore.

Silvana Costa

La mostra continua a:
Accademia Carrara

sede espositiva di via San Tomaso 53 – Bergamo
fino a domenica 17 maggio 2020
orari: lunedì – venerdì 9.30-18.00
sabato e domenica 9.30-19.00
chiuso il martedì
www.lacarrara.it

Tiziano e Caravaggio in Peterzano
a cura di Simone Facchinetti, Francesco Frangi, Paolo Plebani, M. Cristina Rodeschini
progetto di allestimento di Mauro Piantelli – De_8Architetti con Maddalena Tavares
un progetto Fondazione Accademia Carrara
www.peterzano.it

Catalogo:
Peterzano

a cura di Simone Facchinetti, Francesco Frangi, Paolo Plebani, M. Cristina Rodeschini
Skira / Accademia Carrara, 2020
21 x 27 cm, 360 pagine, 141 colori e 82 b/n, brossura
prezzo: 38,00 euro
www.skira.net

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