Io, Vincent Van Gogh

Per il nuovo album dedicato a Van Gogh Corrado d’Elia va oltre i riduttivi stereotipi sulla presunta pazzia del pittore e offre al pubblico il ritratto di un uomo sofferente eppure capace di entusiasmarsi della compagnia dei contadini e stupirsi della bellezza della natura.

A MTM Teatro Leonardo la Stagione si chiude in grande spolvero, con l’atteso debutto di Io, Vincent Van Gogh, il nuovo album di Corrado d’Elia ispirato alle lettere inviate dal pittore al fratello Théo. Per l’occasione il palcoscenico è trasformato in un campo dove è stato da poco mietuto il grano; si odono frinire i grilli mentre lontano, nel cielo indaco, brilla la luna.
Corrado d’Elia, autore, regista e interprete di questo nuovo monologo dedicato a un sublime protagonista della storia dell’arte mondiale, fa il suo ingresso in scena indossando quella giubba blu stinta, con pantaloni coordinati, che subito rimanda ai dolenti autoritratti di Van Gogh. Con larghi passi l’attore raggiunge la sedia collocata in mezzo al campo, afferra il microfono e inizia a raccontare la vita straordinaria di un uomo semplice, schivo eppure insaziabilmente curioso dei suoi simili.
La narrazione alterna la descrizione in terza persona alla declamazione di brani tratti dalle oltre 800 lettere scritte da Vincent a famigliari e amici, di cui 668 indirizzate a partire dal 1872 al fratello: un patrimonio preziosissimo che ha permesso agli studiosi di ricostruire i viaggi, le amicizie, le influenze artistiche, il lavoro e i turbamenti mentali del pittore che in appena un ventennio realizza duemila opere, tra dipinti e disegni, contese a suon di milioni da collezionisti e musei di tutto il mondo.
Sorge spontaneo confrontare Io, Vincent Van Gogh a quello che ormai è divenuto un applauditissimo cavallo di battaglia di Corrado d’Elia: Io, Ludwig Van Beethoven. Entrambi i protagonisti dei monologhi, per quanto messi a dura prova dalla malattia, non si arrendono ad essa ma la sfidano, continuando imperterriti a creare capolavori assoluti. Tuttavia la natura del male non è fattore trascurabile sia delle biografie di Van Gogh e Beethoven sia della restituzione scenica offerta da d’Elia. Beethoven affronta il silenzio in cui la sordità lo vorrebbe confinare con sinfonie capaci di sovrastare per potenza e ingegno tutta la musica eseguita sino a quel momento. Corrado d’Elia, plasmando il monologo sulla traccia della Nona Sinfonia, avviluppa il pubblico in un travolgente crescendo di recitato e musica che culmina con l’Inno alla gioia.
La vita con Vicent, sebbene parimenti beffarda, assume toni ben più macabri a iniziare dalla data del compleanno e dal nome condivisi con il fratello, nato morto esattamente un anno prima di lui. Come se fosse provato dal senso di responsabilità di costituire una seconda chance per i genitori, egli vive con umiltà e sincerità, sprofondando sempre più in quel misticismo religioso che ben presto vira in grande disagio interiore. Van Gogh nelle lettere a Théo, mostrando stoicità degna di un monaco francescano, si definisce “Afflitto ma sempre lieto“, citando un passaggio della Seconda Lettera ai corinzi di San Paolo.
Corrado d’Elia in Io, Vincent Van Gogh segue il progressivo addentrarsi nel delirio di uno degli artisti più amati della storia dell’arte mondiale, sino al misterioso episodio che lo conduce alla morte, abbassando quadro dopo quadro il tono della voce. Agitando il microfono in aria come probabilmente Vincent fa con il pennello sulla tela, l’attore alterna momenti introspettivi monotoni a lampi di energia creativa che movimentano la recitazione come il vento che scompiglia le nubi nel cielo e le spighe nei campi dipinti da Van Gogh. Il pubblico resta estasiato da un’interpretazione capace di far turbinare le parole leggere nell’aria, per poi accompagnarle a posarsi grevi sul cuore, come il colore sulla tela, così pastoso da conferire tridimensionalità all’opera.
I quadri che compongono questo nuovo album di Corrado d’Elia esprimono ciascuno una propria forte identità anche grazie alle variazioni di luci studiate da Christian Laface per far assumere alla scenografia tonalità di volta in volta differenti, attingendo alla tavolozza di Van Gogh. Tonalità sempre più scure così come la musica si fa via via più invadente sino a prevaricare la voce narrante che soccombe e, con essa, la vita del pittore. Tutti questi elementi si compongono come pennellate a restituire l’umanità di Vincent che – a differenza della follia, vera o presunta che sia – fa da sfondo a capolavori assoluti.

Silvana Costa

Lo spettacolo continua:
MTM Teatro Leonardo
via Andrea Maria Ampère, 1– Milano
fino a domenica 19 maggio 2019
orario: da martedì a sabato 20.30
domenica 16.30
www.mtmteatro.it

Io, Vincent Van Gogh
progetto e regia Corrado d’Elia
con Corrado d’Elia
assistente alla regia Sabrina De Vita
scene e grafica Chiara Salvucci
tecnico luci Christian Laface
tecnico suono Gabriele Copes
durata: 70 minuti
www.corradodelia.it

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