Come in uno specchio

Registi, architetti, scrittori, giornalisti, artisti e colleghi fotografi fanno gli auguri a Gianni Berengo Gardin per il novantesimo compleanno: messaggi di stima e amicizia accompagnati ciascuno dallo scatto prediletto.

Contrasto, in collaborazione con Fondazione Forma per la Fotografia, inaugura la stagione dei festeggiamenti per i 90 anni di Gianni Berengo Gardin – è nato il 10 ottobre 1930 – con la mostra Come in uno specchio allestita nella Galleria di via Meravigli 5 a Milano.
L’iniziativa in realtà è molto più di una semplice esposizione, è un vero e proprio gesto d’affetto e d’ammirazione verso uno dei più importanti fotografi italiani. Gli organizzatori hanno invitato 23 noti esponenti del mondo culturale a scegliere l’immagine preferita dallo sterminato archivio di Berengo Gardin gestito da Fondazione Forma. Le stampe in grande formato tappezzano i muri della Galleria, raggruppate per assonanza di soggetto, ciascuna accompagnata da una motivazione che si trasforma puntualmente in una dichiarazione di stima e d’amicizia verso il loro autore.
Le fotografie, sebbene selezionate senza apparente comun denominatore, riescono tuttavia a offrire al pubblico uno straordinario excursus nella storia e nel costume italiano negli ultimi sessant’anni. “È una presenza ineludibile nel panorama della cultura italiana del Novecento. Lui è lì, è imprescindibile. Ha raccontato le sfaccettature della vita di questo Paese e domani le sue foto saranno probabilmente i documenti storici su cui si studierà il tempo che noi abbiamo il privilegio di vivere ora. È una delle poche persone – 2 o 3, non di più – di cui mi sento privilegiato di essere contemporaneo” sentenzia senza esitazione alcuna Ferdinando Scianna, intervenuto all’anteprima stampa della mostra insieme a Giovanna Calvenzi. Gianni Berengo Gardin, visibilmente emozionato, è ben felice della presenza dei due colleghi – ma soprattutto amici – per lasciare loro l’onere di parlare.
Le stampe esposte raccontano le meraviglie dell’Italia: il paesaggio, le architetture e le opere d’arte che le impreziosiscono ma soprattutto le persone che le vivono. “Non c’è una fotografia di Berengo Gardin priva di rispetto e amore per il prossimo. […] Nel suo sguardo c’è un profondo affetto per l’essere umano, unito a un costante stupore per ciò che lo circonda” osserva Carlo Verdone scegliendo una scena di bambini che giocano felici tra i pilastri del nartece di una delle tante chiese partenopee (Napoli, 1967). Giovanna Calvenzi ha preferito invece una panoramica del deposito tram di via Teodosio (Milano, 1986) dove lavorava il nonno perché è un’immagine “semplice e potente e sottolinea il fatto che quando chiamiamo “Maestro” il Berengo siamo ancora lontani dal definire le sue qualità”. Perfetto a livello compositivo e di dosaggio della luce, lo scatto grazie ai due operai che passano reggendo una sirena – è il cartello pubblicitario di una nota marca di tonno in scatola – acquista una componente ironica, inconsueta nella produzione di Berengo Gardin.
Il fotografo segue anche il lavoro degli italiani all’estero: nel 1993 documenta il colossale cantiere dell’aeroporto di Osaka accompagnato da Renzo Piano, il prestigioso progettista.
L’obiettivo di Berengo Gardin, oltre ai vanti del Bel Paese, non tralascia di denunciarne anche le problematiche, le mancanze, i difetti e gli errori. Ecco allora che Domenico De Masi identifica negli operai che si avviano al lavoro, ciascuno per proprio conto (Bari, 1987), la profezia della dissoluzione della lotta compatta della classe operaia ritratta da Pelizza da Volpedo ne Il quarto stato (1901). Marco Bellocchio approfitta del servizio dedicato agli ospedali psichiatrici (Firenze, 1968) per interrogarsi su quante delle persone internate non potessero essere curate in modo differente e salvate. Più invitati utilizzano invece i reportage sulle grandi navi da crociera che solcano il canale della Giudecca per ricordare la catastrofe che incombe su Venezia.
È sempre a Venezia, nel 1960, a bordo di un vaporetto che Gianni Berengo Gardin scatta l’immagine scelta da Mimmo Paladino quale emblema del lavoro di un autore capace di far immedesimare l’Italia intera nelle sue foto, “come in uno specchio” da cui il titolo della mostra.
Auguri a lei Maestro e a noi la speranza di poterci rispecchiare in molti altri suoi nuovi lavori!

Silvana Costa

La mostra continua:
Forma Meravigli
via Meravigli 5 – Milano
fino a domenica 5 aprile 2020
orario: mercoledì – domenica 11- 20
lunedì e martedì chiuso
www.formafoto.it

Gianni Berengo Gardin
Come in uno specchio
Fotografie con testi d’autore
prodotta da Contrasto
in collaborazione con Fondazione Forma per la Fotografia
autori dei testi presenti in mostra
Marco Bellocchio – regista
Stefano Boeri – architetto
Mario Calabresi – scrittore e giornalista
Roberto Cotroneo – scrittore
Peppe Dell’Acqua – psichiatra
Domenico De Masi – sociologo
Goffredo Fofi – scrittore e critico
Vittorio Gregotti – architetto
Jannis Kounellis – artista
Maurizio Maggiani – scrittore e giornalista
Marco Magnifico – vicepresidente del FAI
Alina Marazzi – regista
Franco Maresco – regista
Luca Nizzoli Toetti – fotografo
Mimmo Paladino – artista
Alice Pasquini – street artist
Renzo Piano – architetto
Alfredo Pirri – artista
Sebastião Salgado – fotografo
Ferdinando Scianna – fotografo
Michele Smargiassi – giornalista
Carlo Verdone – regista e attore
Lea Vergine – critica d’arte

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