Caligola

caligola 01Torna in scena al Teatro Litta di Milano una delle più poetiche messinscene del capolavoro di Camus.

Non lasciarmi, Drusilla. Ho paura. Ho paura dell’immensa solitudine dei mostri. Non andartene”.
Un grido di dolore. La sintesi estrema di questo dramma. Il leitmotiv di uno degli spettacoli più emozionanti della Compagnia Teatro Libero: Caligola, in scena in questi giorni al Teatro Litta nel raffinato adattamento firmato da Corrado d’Elia dell’omonimo dramma di Albert Camus, scritto in più versioni tra il 1937 e il 1958.
Il palcoscenico, trasformato dallo scenografo Fabrizio Palla in un salone delle feste in stile hollywoodiano, è inondato da un valzer che suona travolgente e Caligola – l’imperatore romano che regna dal 37 al 41 d.C. – si ritrova a ondeggiare ritmicamente tra vivi e morti, tra amore e spietatezza, tra capricci infantili e doveri istituzionali. La prematura scomparsa dell’adorata sorella Drusilla, sempre presente nei suoi pensieri, sembra aver cancellato ogni barlume di umanità dal suo cuore, rendendolo non solo insensibile all’amore di Cesonia, ma, letteralmente, un mostro crudele. Le scellerate scelte politiche imperiali appaiono la realizzazione dei capricci di una mente tormentata, ma nobili e plebei non sembrano disposti a tollerare oltre. Come un bambino, Caligola sta nella grande vasca ricolma di palline rosso sangue, collocata al centro della scena: da qui emana le direttive di governo, qui dispone delle vite di chi lo circonda come fossero pedine di una partita a scacchi contro le proprie paranoie, qui celebra la sua passione per il mito ellenico proponendosi ai sudditi come una divinità.
Eppure: “Non c’è nessun cielo, Cesonia”, ammonisce Caligola colmo d’ira facendo emergere le profonde convinzioni atee di Camus. Il ritratto di Caligola è quasi un manifesto dello studio compiuto dall’autore francese – Premio Nobel per la Letteratura nel 1957 – sui turbamenti dell’animo umano di fronte alle prove della vita, sulle reazioni bizzarre della mente a situazioni di paura e dolore. Corrado d’Elia coglie efficacemente il senso del testo di Camus, enfatizzando il dramma esistenziale dell’essere umano che, privato del suo grande amore, infierisce sui propri simili  poiché non riescono a comprenderlo. Egli porta in scena con un tocco di sublime poesia le folli scelte politiche di un imperatore che ha sperperato le grandi risorse di un territorio vastissimo e della sua popolazione, lasciandosi sedurre dal personaggio: lo asseconda, si immedesima con trasporto mentre scuote la sala con la voce tonante e le risate  crudeli. E gli apparati tecnici, dalla musica ai costumi, dalle luci alla scenografia, assecondano questa chiave di lettura, offrendo al pubblico l’impressione di essersi introdotti nella mente di Caligola e da qui veder fluire il corso degli eventi. Il pubblico in sala annuisce talmente partecipe – forte probabilmente di un sofisticato background culturale – che, al termine della rappresentazione, gli serve una decina di secondi per ricomporre le emozioni e sciogliersi in un lungo e dovuto applauso agli attori in scena: d’Elia/Caligolia e, con lui, Giovanna Rossi, Alessandro Castellucci, Andrea Bonati, Marco Brambilla, Cristina Caridi, Giovanni Carretti, Andrea Tibaldi, Gianni Quillico, Marco Rodio e Chiara Salvucci.

Silvana Costa

caligola

Lo spettacolo continua:
Teatro Litta
corso Magenta 24 – Milano
fino a domenica 24 gennaio 2016
orari da martedì a sabato 20.30; domenica 16.00; lunedì riposo
www.teatrolitta.it
www.mtmteatro.it

Caligola
di Albert Camus
adattamento e regia Corrado d’Elia
assistenti alla regia Marco Brambilla, Marco Rodio
con Corrado d’Elia, Giovanna Rossi, Alessandro Castellucci, Andrea Bonati, Marco Brambilla, Cristina Caridi, Giovanni Carretti, Andrea Tibaldi, Gianni Quillico, Marco Rodio, Chiara Salvucci
traduzione Franco Cuomo
scene Fabrizio Palla
tecnico luci Marcello Santeramo
tecnico audio Mario Bertasa
foto di scena Angelo Redaelli
produzione Compagnia Teatro Libero
durata 105 minuti

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