Design After Design

XX1TPrime impressioni sulla nuova edizione della Triennale: un appuntamento di rilevanza internazionale per riflettere sul design nel nuovo millennio.

È stata inaugurata venerdì 1° aprile la XXI edizione della Triennale di Milano, un evento che appare ideato più per cavalcare l’onda lunga di Expo che per il bisogno di ripristinare la tradizione delle Triennali, estintesi vent’anni fa per mancanza di stimoli. Un contenitore creato da Triennale e gestito da un comitato scientifico i cui membri, in alcuni casi, hanno anche il ruolo di curatori delle singole mostre: segnaliamo, in particolare, Silvana Annicchiarico, direttrice del Triennale Design Museum, che si è sentita matura per cimentarsi ella stessa con la curatela della IX edizione del TDM e i due decani del comitato insigniti dell’onere/onore di occuparsi di due esposizioni a testa.
Dovremmo ora soffermarci su quanto sia esposto ma confessiamo di non aver compreso sino in fondo le linee guida dell’evento. Citiamo, quindi, la presentazione redatta per il comunicato stampa: “21st Century. Design After Design tocca questioni chiave come la nuova “drammaturgia” del progetto, che consiste soprattutto nella sua capacità di confrontarsi con i temi antropologici che la modernità classica ha escluso dalle sue competenze (la morte, il sacro, l’eros, il destino, le tradizioni, la storia); la questione del genere nella progettazione; l’impatto della globalizzazione sul design; le trasformazioni conseguenti la crisi del 2008 e l’arrivo del XXI secolo; la relazione tra città e design; i rapporti tra design e accessibilità delle nuove tecnologie dell’informazione; i rapporti tra design e artigianato”. Rileggiamo più volte e ci sembra che questa XXI Triennale, come già Expo prima di essa, abbia un titolo talmente vago da poter inglobare qualunque idea. C’è l’ennesimo ripasso delle tappe fondamentali della storia del design – dalla punta di freccia forgiata dall’uomo primitivo alle real doll erotiche di produzione giapponese – messo in scena da Andrea Branzi e Kenya Hara. Messo in scena non è un verbo scelto a caso perché di Neo Preistoria – 100 Verbi colpisce – e resta impresso – più il suggestivo allestimento che il messaggio dei curatori. Ci sono altresì le usuali rassegne di progetti, tra i quali spicca il Ristorante sulla terrazza della Triennale firmato da OBR. Lavoro forse non tra i più significativi dello studio di Tommaso Principi e Paolo Brescia ma il gusto è decisamente un concetto soggettivo. C’è chi rispolvera e aggiorna le azioni chiave della realizzazione di un’architettura, prendendo spunto da quanto enunciato nel lontano 1851 dal tedesco Gottfried Semper in Die vier Elemente der Baukunst, e chi ci guida nei meandri della Game Video/Art. C’è anche chi espone i lavori di designer di sesso femminile quasi queste ultime fossero animali esotici allo zoo. Dissentiamo infatti da chi è convinta di rendere omaggio alle donne non rendendosi conto che da decenni costoro lavorano per affermarsi in virtù del loro talento e non del loro sesso, ma a W. Women in Italian Design dedicheremo un capitolo a parte.
Forse siamo noi che, pensando alle edizioni storiche della Triennale, ci aspettiamo troppo. Sappiamo bene quanto sia impietoso il confronto tra le nuove generazioni e quelle che le hanno precedute. Non possiamo tuttavia dimenticare le riflessioni del dopoguerra sui nuovi modelli abitativi, che spaziavano dalla contestualizzazione urbanistica al singolo mobile; la poetica sezione Il tempo delle vacanze (1964) curata da Gae Aulenti, Carlo Aymonino, Stefano Paciello, Ezio Bonfanti, Jacopo Gardella e Cesare Macchi Cassia o la più ludica installazione Il tempo libero firmata Architetti Associati (Vittorio Gregotti, Lodovico Meneghetti e Giotto Stoppino), Luigi Berio, Peppo Brivio, Umberto Eco e Massimo Vignelli, dove erano presenti opere di Enrico Baj, Lucio Fontana, Nanda Vigo e Tinto Brass in una perfetta commistione tra le arti, l’illusione e la realtà. Ricordiamo infine la Triennale occupata del 1968 (che Zucchi si è compiaciuto di citare nel Padiglione Italia alla Biennale di Venezia di due anni fa), trasformatasi in grande occasione di dibattito tra i giovani contestatori e i membri del comitato scientifico.
Un vuoto limbico sembra aleggiare sulle mostre, anche volendole valutare dal solo punto di vista allestitivo. Escludendo la già citata Neo Preistoria – 100 Verbi, le altre hanno un che di già visto, di soluzione riadattata cui si associano sbavature causate probabilmente dal ritardo nell’inizio dei lavori o da una insufficiente cura dei progettisti – che, tangenzialmente, sono spesso gli stessi curatori – forse troppo oberati dai molteplici ruoli. Sbavature che speriamo siano state corrette per l’apertura al pubblico. Nel frattempo auspichiamo che queste press preview a lavori in progress diventino in futuro occasioni proficue per comprendere appieno il messaggio dei curatori al di là degli slogan promozionali.

Silvana Costa

La mostra continua:
Palazzo della Triennale
Fabbrica del Vapore
Pirelli HangarBicocca
Campus del Politecnico
Campus della IULM
MUDEC
Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”
BASE Milano
Palazzo della Permanente
Ex Sito Expo
Museo Diocesano
Fondazione Pirelli
Università degli Studi di Milano
Grattacielo Pirelli
Accademia di Belle Arti di Brera
Triennale ExpoGate
Villa Reale di Monza
fino a lunedì 12 settembre 2016
www.triennale.org

XXI Triennale
21st Century. Design After Design
comitato scientifico Claudio De Albertis, Vicente González Loscertales, Silvana Annicchiarico, Andrea Branzi, Giorgio Camuffo, Andrea Cancellato, Luisa Collina, Arturo Dell’Acqua Bellavitis, Kenya Hara, Stefano Micelli, Pierluigi Nicolin, Clarice Pecori Giraldi, Cino Zucchi
immagine generale  Giorgio Camuffo
art director Andrea Codolo
progetto grafico con Marco Camuffo
progetto dell’allestimento  delle Partecipazioni Internazionali Studio Cerri & Associati Pierluigi Cerri Alessandro Colombo con Maddalena Lerma
con il sostegno di: BIE-Bureau International des Expositions, Governo Italiano, Comune di Milano, Regione Lombardia, Camera di Commercio di Milano, Camera di Commercio di Monza e Brianza

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