Enzo Mari in Triennale

Una ricca retrospettiva fa il bilancio su sessant’anni di attività di Enzo Mari tra focus tematici e omaggi di quanti si accingono a raccoglierne l’eredità.

Il 27 aprile, con l’entrata in vigore del nuovo DPCM e la ripresa nelle zone gialle di attività culturali e spettacoli, Triennale di Milano riapre le porte al pubblico. Per uno strano gioco del destino la data coincide con l’anniversario della nascita di Enzo Mari protagonista della mostra Enzo Mari curated by Hans Ulrich Obrist with Francesca Giacomelli. È questo solo l’ultimo, in ordine temporale, dei fatti eclatanti che hanno segnato la retrospettiva al Palazzo dell’Arte, dalla morte del designer lo scorso 19 ottobre – tre giorni dopo l’inaugurazione – alla lunga chiusura causa Covid-19.
L’esposizione è allestita al piano terra della Triennale, negli spazi di fronte al Museo del design a creare un dialogo ideale con gli oggetti di Enzo Mari là esposti. Il percorso di visita si snoda attraverso tre sezioni e si completa con la proiezione di una serie di video interviste a Mari realizzate da Hans Ulrich Obrist.
Obrist è anche il curatore della prima sezione, composta da pezzi iconici, disposti in ordine cronologico lungo il perimetro dello spazio espositivo, a sintetizzare oltre 60 anni di attività del pluripremiato Maestro del design italiano.
Il corposo nucleo di lavori da cui parte Obrist per produrre il suo contributo all’esposizione milanese è la selezione compiuta da Mari in occasione della sua ultima mostra, Enzo Mari. L’arte del design, svoltasi alla GAM di Torino nel 2008/09. I pezzi in Triennale talvolta sono riproposti addirittura con l’accompagnamento dei pannelli descrittivi originali – a volte affiancati dalla traduzione in inglese, a volte no – creando così l’effetto complessivo di un guazzabuglio grafico. A questi seguono lavori portati a termine negli anni seguenti.
Per quanto non ci sogniamo di mettere in dubbio il valore della rassegna concepita da Mari in occasione della mostra torinese per raccontarsi al pubblico, restiamo basiti e delusi dinnanzi alla scelta di Hans Ulrich Obrist di non sviluppare un proprio pensiero curatoriale nonostante sia stata data grande evidenza di tale suo ruolo, citandolo persino nel titolo dell’evento. Al di là di queste pecche la visita alla mostra è un tuffo nei ricordi, ritrovando esposti oggetti di uso quotidiano e opere grafiche presenti da sempre nelle case e negli uffici di molti italiani oltre che nei musei di design di tutto il mondo. Il percorso inizia con le pitture e le scenografie per gli spettacoli teatrali degli anni Cinquanta per proseguire con le sculture create quale applicazione degli studi sulla percezione spaziale. Largo quindi ai prodotti frutto della lunga collaborazione con Danese, dagli spartani contenitori della famiglia Putrella alle serigrafie de La Serie della Natura, senza scordare Il Gioco delle favole e i 16 animali. A questi si aggiungono complementi per l’ufficio e per la tavola; i mobili per Driade e i sistemi di illuminazione per Artemide; i contributi al mondo dell’editoria inclusi libri, cataloghi e le tavole per la rubrica Qualche puntino sulle ‘i’ su Wired (2011/13); gli allestimenti e le installazioni per mostre.

A questa prima selezione si accostano le Piattaforme di ricerca, approfondimenti tematici che costituiscono la seconda parte della mostra, a cura di Francesca Giacomelli, archivista dello studio di Enzo Mari. Le Piattaforme sono ampie teche, collocate nella parte centrale dello spazio espositivo, ciascuna dedicata a uno degli innumerevoli filoni di ricerca che hanno assorbito l’interesse del Maestro. La prima, per esempio, è incentrata sulle Indagini sull’ambiguità percettiva e sugli Strumenti per grammatiche polisemantiche: griglia, modulo, struttura, programma, ambiente, codice, elementi palesemente alla base sia delle sperimentazioni di Arte programmata sia di molti lavori degli anni a venire.
Proseguendo la visita si possono osservare Piattaforme focalizzate sul tema del design e della produzione di serie ma pure sui mondi dell’Autoprogettazione o del multiplo d’arte; sul gioco e i libri per l’infanzia, fondamentali per aiutare i bambini a definire un autonomo linguaggio creativo; sulla progettazione dello spazio pubblico. La Piattaforma sull’allestimento di esposizioni temporanee dilata la superficie riservatale fino a ricreare la suggestiva Vodun, African Voodoo concepita nel 2010 per la Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi e ricomponendo la selezione di falci da tutto il mondo esposte, a guisa di preziose sculture, nel 1989 alla Galleria Danese.
Le Piattaforme raccontano di un progettista raffinato in cui la cultura umanista si fonde con l’esperienza pratica del mondo e delle sue dinamiche: “Sono convinto che il progettare corrisponda a una pulsione profonda dell’uomo, come l’istinto di sopravvivenza, la fame, il sesso. Siamo una specie che vuole modificare il suo ambiente” dichiara nell’incipit dell’autobiografia 25 modi per piantare un chiodo. Poco oltre aggiunge “ho passato la vita a fare progetti, più di duemila, ma credo ancora di non sapere cosa sia il design. So di non sapere (come insegnava Socrate). E continuo ad aver voglia di conoscere, ad appassionarmi alla ricerca” (pag. 8). Una ricerca iniziata negli anni dell’infanzia ma che si è convertita nella possibilità di mantenersi con il lavoro di progettista solo all’alba dei trent’anni, dopo aver intrapreso le attività più disparate nell’Italia uscita in ginocchio dalla Seconda Guerra Mondiale, utili ai fini formativi quanto gli studi all’Accademia di Brera.

La terza e ultima sezione consiste nel tributo a Enzo Mari di artisti e progettisti di fama internazionale, suoi amici o colleghi: Virgil Abloh, Adelita Husni-Bey, Tacita Dean, Dominique Gonzalez-Foerster, Mimmo Jodice, Dozie Kanu, Adrian Paci, Barbara Stauffacher Solomon, Rirkrit Tiravanija, Danh Vō e Nanda Vigo. Le opere sono disseminate per l’intero piano terra del Palazzo dell’Arte: per esempio, la versione luminosa dei 16 animali, ideata come installazione site-specific da Nanda Vigo prima della sua scomparsa, è sospesa nel foyer e marca l’ingresso alla mostra; il testo di Adrian Paci chiude invece il percorso di visita e, letto dopo la scomparsa di Enzo Mari, si manifesta come il desiderio di raccogliere l’eredità – metodologica e intellettuale più che progettuale – del Maestro. In libreria si può invece acquistare quanto ideato da Virgil Abloh per il merchandising della mostra insieme al catalogo edito da Electa.

Silvana Costa

La mostra continua:
Triennale di Milano

viale Alemagna, 6 – Milano
fino a domenica 12 settembre 2021
per le modalità di ingresso si veda il sito web
www.triennale.org

Enzo Mari curated
by Hans Ulrich Obrist
with Francesca Giacomelli
progetto dell’allestimento: Paolo Ulian
direzione artistica: Lorenza Baroncelli

Catalogo:
Enzo Mari curated by Hans Ulrich Obrist
with Francesca Giacomelli
a cura di: Hans Ulrich Obrist con Francesca Giacomelli
Electa, 2020
544 pagine, oltre 700 illustrazioni
prezzo: 49,00 euro
www.electa.it

Share
Questa voce è stata pubblicata in design&grafica, Milano, Triennale e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.