I Santi d’Italia

05_raffaello-vanni-santa-caterina-in-preghieraLa mostra in corso a Milano celebra le origini cristiane dell’arte italiana.

In occasione della visita di Papa Francesco a Milano, a Palazzo Reale  è stata inaugurata la mostra I Santi d’Italia. La pittura devota tra Tiziano, Guercino e Carlo Maratta a cura di Daniela Porro, Segretario Regionale uscente del MiBACT per il Lazio. L’oggetto dell’esposizione, in realtà, va al di là dell’evento religioso in sé, travalicando i meri confini devozionali per indagare una componente fondamentale del lessico dell’arte occidentale: la rappresentazione del Sacro. Un tema spropositatamente vasto che ha obbligato la curatrice a fare scelte precise, limitandosi ai soli Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, Patroni d’Italia dal 18 giugno 1939 per volere di Papa Pio XII; Pietro e Paolo protettori di Roma sin dal I secolo; Ambrogio e Carlo Borromeo cui è consacrata la diocesi milanese.
Daniela Porro ha selezionato quarantatré opere di altissima qualità, principalmente dipinti, realizzate sia da autori celebri del calibro di Tiziano, Annibale Carracci e il Guercino, sia da artisti meno noti. Capolavori non sempre di facile fruizione – a volte custoditi in collezioni private, altre appesi nella penombra delle chiese – che Stefano Busoni, progettista dell’allestimento, offre alla luce, permettendo al pubblico di cogliere tutti gli elementi della ricca simbologia che li caratterizza, al di là dell’epoca e della scuola di afferenza. Ciascun Santo, per tradizione, è infatti contraddistinto da una rigida iconografia che lo rende immediatamente riconoscibile al di là delle fattezze del volto. Per esempio, Santa Caterina, colei che riconduce a Roma i Papi dal lungo esilio ad Avignone, indossa un severo abito domenicano e reca con sé un anello, allusione al matrimonio con Cristo suggellato da stimmate “che non appariscano queste cicatrici all’esterno”, un giglio quale emblema di purezza e un libro a memoria dei tanti scritti redatti nel corso della vita.
Di sala in sala è interessante osservare come ogni autore abbia declinato attributi o episodi significativi nella propria opera: Tiziano (1565-1570) e il Guercino (1633) si sfidano nel fissare su tela il momento in cui San Francesco riceve l’omaggio divino delle stimmate. Segnaliamo, tra i tanti materiali esposti, una preziosa raffigurazione su tavola di San Francesco che mostra le stigmate a Cristo, alla Vergine e agli Apostoli, eseguita nel 1365 da Matteo di Pacino; la Chiave proveniente dal Tesoro della Fabbrica di San Pietro, in argento dorato con gemme, realizzata per adornare la statua bronzea di San Pietro; ancora, sempre in prestito dalla Città del Vaticano, l’originale Veronica mostra il volto santo tra gli Apostoli Pietro e Paolo (1525 circa) creata senza ausilio di pennelli dall’incisore Ugo da Carpi su disegno del Parmigianino. Per la pubblicizzazione della mostra è stato scelto San Pietro che legge (1628-1630 circa) di Giovanni Serodine, dipinto alla sua terza presenza a Palazzo Reale di Milano, dopo il debutto nel 1951 alla Mostra di Caravaggio e dei Caravaggeschi, curata dal celebre storico dell’arte Roberto Longhi. Serodine, giunto in Italia troppo tardi per potersi confrontare con l’artista tanto ammirato, si adopera nel seguirne i principi e dà vita al ritratto del primo Papa della Chiesa cattolica utilizzando, come modello, un anziano scovato nei vicoli di Napoli e messo in posa in studio. Il risultato è straordinario: è un’evoluzione della lezione caravaggesca e, al contempo, anticipa il disfacimento della forma del rembrandtismo maturo.
Eppure, nonostante la presenza di capolavori di siffatte star della pittura di tutti i tempi, è l’Estasi di San Francesco, opera di un autore minore della prima metà del XVII secolo, ad emozionare maggiormente il pubblico. Si tratta infatti del grande olio su tela tratto in salvo il 9 settembre 2016 dalla Chiesa di San Francesco ad Accumoli, grazie all’intervento spettacolare del nucleo Speleo Alpino Fluviale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco attuato prima del crollo dell’edificio. Dipinto assurto a simbolo del terremoto che ha devastato l’Italia centrale ma anche testimonianza di quanta bellezza sia custodita nei piccoli centri che punteggiano il territorio nazionale.
L’esposizione si conclude con una sezione caratterizzata dal giallo brillante utilizzato per le pareti. Giallo come il raggio di sole recato nel mondo dell’arte dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale che, con il proprio lavoro, ritrova capolavori rubati. Sono esposti in tale contesto i frutti di due recenti operazioni di recupero che, a chiusura della mostra, saranno restituiti ai legittimi proprietari. Si tratta di cinque delle diciotto statue lignee scolpite da Domenico da Tolmezzo alla fine del XV secolo: un primo nucleo, composto da quattro statue, è stato rubato negli anni Settanta mentre le restanti nel 1981. A queste eleganti raffigurazioni dei Santi Paolo, Giacomo, Matteo, Tommaso e Andrea individuate lo scorso anno grazie ai social media, si affianca un raffinatissimo dittico cinquecentesco, dipinto sia sul fronte che sul retro della tavola, realizzato in Austria con un sorprendente effetto tridimensionale in grado di conferire matericità alle vesti dei personaggi biblici ritratti. La scelta di Daniela Porro di omaggiare la preziosità del contributo offerto dai Carabinieri al mondo dell’arte ottempera anche ai dettami della Convenzione UNESCO concernente le misure da adottare per interdire e impedire l’illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali svoltasi nel 1970 a Parigi. Al punto B dell’articolo 10 infatti “gli Stati parti della presente Convenzione s’impegnano a fare ogni sforzo, per mezzo dell’educazione, per creare e sviluppare nel pubblico il sentimento del valore dei beni culturali e del pericolo che il furto, gli scavi clandestini e le esportazioni illecite rappresentano per il patrimonio culturale”.
I Santi d’Italia. La pittura devota tra Tiziano, Guercino e Carlo Maratta è una mostra in cui le potenzialità didattiche riescono a relegare gli aspetti devozionali ad elemento collaterale, esponendo le infinite declinazioni di un tema che da millenni affascina gli artisti italiani.

Silvana Costa

03_giovanni-serodine-san-pietro-in-carcere-rancate-ch-pinacoteca-cantonale-giovanni-zust05_raffaello-vanni-santa-caterina-in-preghiera-roma-collezione-fabrizio-lemme

La mostra continua a:
Palazzo Reale – Piano Nobile
piazza Duomo, 12 – Milano

fino a domenica  4 giugno  2017
orari: lunedì: 14.30-19.30
martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30
giovedì e sabato: 9.30-22.30
la biglietteria chiude un’ora prima
www.palazzorealemilano.it
 
I Santi d’Italia
La pittura devota tra Tiziano, Guercino e Carlo Maratta
a cura di Daniela Porro
coordinamento, studi e ricerche Antonio D’Amico
progetto di allestimento Stefano Busoni
promossa dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, Centro Europeo per il Turismo e la Cultura
insieme al Segretariato Regionale per il Lazio
in collaborazione con il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

Catalogo:
I Santi d’Italia

La pittura devota tra Tiziano, Guercino e Carlo Maratta
a cura di Daniela Porro, Antonio D’Amico
saggi di Antonio D’Amico, Giorgio Leone, Stefano Papetti, Daniela Porro, Paola Venturelli
Silvana Editoriale, 2017
23 x 28 cm; 152 pagine; 70 illustrazioni; brossura con alette
prezzo 28,00 Euro
www.silvanaeditoriale.it

Share
Questa voce è stata pubblicata in Milano, Palazzo Reale, pittura&scultura e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.